Cominciare
di Stefano Bartezzaghi"C'era una volta un re, seduto sul sofà, che disse alla sua serva: raccontami una storia, la storia cominciò".
Irresistibile per lo humour infantile la filastrocca viene buona come lapsus per la prima settimana dell'anno, perché ricorda che ci sono inizi e inizi: sia per i re (e le regine) sia per le serva (e i servi).
L'inizio può essere un'origine: la genesi, il big bang, la tenebra da cui tutto si è generato, e di questo non si può dire niente che non sia una congettura, o un mito. L'origine ci affascina e sgomenta come un enigma irrisolvibile che si dipana il suo testo già dall'infanzia quando, assodato che siamo venuti dai nostri genitori, ci rendiamo conto che anche loro sono venuti da qualcuno e che oltre ai nonni e a una o due altre generazioni al massimo risalire non si può. L'orig…
"C'era una volta un re, seduto sul sofà, che disse alla sua serva: raccontami una storia, la storia cominciò".
Irresistibile per lo humour infantile la filastrocca viene buona come lapsus per la prima settimana dell'anno, perché ricorda che ci sono inizi e inizi: sia per i re (e le regine) sia per le serva (e i servi).
L'inizio può essere un'origine: la genesi, il big bang, la tenebra da cui tutto si è generato, e di questo non si può dire niente che non sia una congettura, o un mito. L'origine ci affascina e sgomenta come un enigma irrisolvibile che si dipana il suo testo già dall'infanzia quando, assodato che siamo venuti dai nostri genitori, ci rendiamo conto che anche loro sono venuti da qualcuno e che oltre ai nonni e a una o due altre generazioni al massimo risalire non si può. L'origine si fa principio e il principio di tutto non si sa dove sia stato. Questo inizio è la creazione.
L'inizio che non è creazione, né origine né principio a volte prende il nome di "capo", come appunto il capo d'anno. È il ricominciare dei giorni, dei mesi, delle stagioni, i punti da cui, in modo magari convenzionale, facciamo esordire ogni ricorso ciclico. Perché l'anno comincia a gennaio, e non con la primavera (come per i cicli agricoli e nell'antichità) o dopo l'estate (come per le scuole)? Mentre l'inizio come origine genera il Tutto, l'origine come "capo" produce il "nuovo", ma è un nuovo seriale, ricorsivo: il nuovo giorno, il nuovo mese, il nuovo anno non è detto siano anche un giorno nuovo, un mese nuovo o un anno nuovo. (Data la vicinanza di D e S sulla tastiera avevo scritto inizialmente "nuovo seriale, ricordivo". Sono stato tentato di non correggere questo errore, tanto istruttivo).
Noi però sappiamo che ci sono anche altri inizi: quando irrompe qualcosa che è nuovo non perché ripete e ripresenta qualcosa che è stato già (e ricordiamo) ma perché è realmente inedito, inaudito e sovverte tutte le logiche note sino ad allora. Non è una variazione, come quando si cambia disposizione ai mobili di una stanza; non è neanche una riconfigurazione, come quando si ristruttura un appartamento e si mette la camera da letto dove prima era la cucina. È come quando si decide di andare a vivere sotto i ponti o in una casa viaggiante. A volte lo si chiama "cambiamento radicale", perché smuove tutto sino alle radici; a volte lo si chiama "rivoluzione", in spregio della semplice verità che fino a tutto il Settecento per "rivoluzione" si intendeva proprio quel movimento ricorsivo e irrefrenabile che riporta gli astri al punto di partenza.
Ci illudiamo di essere re che dispongono di serve che, a comando, ci fanno godere di una storia nuova: ma l'incanto della filastrocca che si rinnova a ogni strofa ci impedisce di capire che siamo gli eterni protagonisti di una storia ciclica.
La posizione più favorevole è allora quella dell'infante che ascolta "C'era una volta un re, seduto sul sofà" per la prima volta: e ride, e proprio come un re ordina "ancora!", perché ha appena incominciato a fare i conti con il possibile inganno degli inizi. E questo stesso è, per il suo futuro, un buon inizio.
Questa è Lapsus del 7 gennaio 2024, la rubrica di Stefano Bartezzaghi sulle parole del momento