Carlotta de Bevilacqua: "Artemide e il futuro da anticipare nel presente"

Carlotta de Bevilacqua, foto di Simon171
Carlotta de Bevilacqua, foto di Simon171 
"Dobbiamo togliere bellezza. Non è solo una metafora, ma una necessità per essere sempre più sostenibili"
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Posso chiederle, che cos’è l'oggetto che indossa come una collana?

"È il portapenne Dedalino degli anni Sessanta, a cui ho attaccato un cordino. Mio marito Ernesto è sempre qui, con me. Questo è solo un altro modo per ricordarlo".

Carlotta de Bevilacqua arriva e la stanza si accende di un flusso ininterrotto di storie su Artemide e sul significato della luce – "che è energia ma anche saper fare", sul design – "che deve educare alla bellezza" – sul Salone, che quest'anno "tornerà a progettare il futuro nel presente". E tutti i racconti iniziano con Ernesto Gismondi, il fondatore dell'azienda scomparso il 31 dicembre del 2020.

E invece c'è un oggetto che in qualche modo ha segnato il suo amore per il design?

"Le grafiche di Enzo Mari e Bruno Munari prodotte da Danese. Mia madre le amava e, da bambina, in ogni nostra casa c'era la Mela. È anche questo che intendo quando dico che il design è educazione: è fatto dei saperi e delle intelligenze di chi lo immagina, studia e produce, ma circondarsi fin da piccoli di un paesaggio visivo che è insieme bello e utile vuol dire crescere respirando valori. È sempre stata la forza di Artemide e di Danese: fare cose che avessero senso. E togliere bellezza…".

Il sistema "La linea" progettato dallo studio Big e le grafiche di Enzo Mari per Danese. Foto: Federico Villa
Il sistema "La linea" progettato dallo studio Big e le grafiche di Enzo Mari per Danese. Foto: Federico Villa 

Che cosa vuol dire?

"Non è solo una metafora. È un esercizio continuo che oggi, con il dovere che abbiamo di essere sostenibili, è ancora più necessario. L'esempio perfetto è Alphabet of light, la prima lampada che i Big hanno disegnato per noi. Quando li andai a trovare a Copenaghen non erano ancora gli architetti più importanti del mondo. Lì, nel loro studio soppalcato, seduti attorno a un tavolo, lanciammo una sfida impossibile: fare una lampada che fosse semplice e allo stesso tempo complessa come un tubo fluorescente. Con la ricerca, il saper fare, facendo sintesi fa ottica e meccanica, creando due brevetti, siamo riusciti a portare un segno di luce continuo e universale che segue i nostri bisogni e riesce a recuperare l'energia per rimetterla in gioco. Vuol dire avere competenze e anche saper parlare con gli architetti che hanno il senso della luce nello spazio. Oggi, insieme alla famiglia Tolomeo è uno dei prodotti che vendiamo di più. Per me è un grande orgoglio: significa che non devi mai rincorrere, ma anticipare il futuro e portarlo nel presente".

Come si fa?

"Con i saperi. È quello che ha fatto Ernesto per tutta la vita. La sintesi perfetta del suo pensiero e dell'incontro tra umanesimo e scienza è un'altra lampada dei Big. La vocazione al futuro di un'azienda come la nostra significa anche sostenere un sapere del passato come soffiare il vetro. E allora, ecco Stellar nebula: ogni lampada è un pezzo unico, una luce perfetta, che emoziona, è sostenibile, magica, un concentrato di conoscenze ottiche,  meccaniche e artigiane".

Qual è l'importanza del Salone?

"Lo abbiamo sostenuto da sempre. Anche nelle difficoltà, abbiamo detto: 'Noi ci siamo'. È uno spazio aperto al mondo in cui il mondo viene a vedere il progetto per il futuro. È questo il messaggio più importante che viene lanciato da Milano ed è questo che dovrebbe fare il design: migliorare la qualità delle nostre vite, includere, e portare una bellezza che ci deve anche educare".

Funivia, il sistema di illuminazione di Carlotta de Bevilacqua
Funivia, il sistema di illuminazione di Carlotta de Bevilacqua  

E quest'anno come vi presenterete a Euroluce?

"Con un progetto espositivo di Mario Cucinella, che ci accompagna da tempo e condivide con noi la missione della sostenibilità, coadiuvato da mia figlia, Carolina Gismondi. Quando parlo della nostra circolarità mi riferisco anche agli stand per le fiere: ogni allestimento è fatto per essere smontato alla fine e riutilizzato. Ci presentiamo con delle novità, certo, ma anche con aggiornamenti ed evoluzioni delle nostre soluzioni. Lo spirito è sempre lo stesso: guardare avanti e innovare, consolidando. Si parte da una luce che possa illuminare spazi di vita diversi, filtrati da tutti i criteri di sostenibilità e spesso legati a spazi progettati dalla nostra famiglia di architetti: Big, con un progetto inedito per l’outdoor, Foster & Partners, Herzog & de Meuron, lo stesso Cucinella, Michele De Lucchi, Hassell Studio, Progetto Cmr. C'è anche una nuova versione della lampada Se|es di Carolina e un'evoluzione della Funivia che ho progettato: un cavo, semplice, a cui puoi appendere quello che vuoi. È una luce che sostiene un luogo e racconta il nostro rapporto con la natura".

Ma che cosa deve fare la luce?

"Farci stare bene mettendo in scena lo spazio e la vita nello spazio, ovvero le nostre relazioni. La luce accompagna le necessità delle nostre case e dei nostri uffici, segue i ritmi della natura e ovviamente ci sostiene dal punto di vista fisiologico e psicologico perché nel buio, come le piante, non viviamo. Luce, aria e acqua: è tutto quello di cui abbiamo bisogno".

La famiglia di lampade Se|eS disegnata da Carolina Gismondi
La famiglia di lampade Se|eS disegnata da Carolina Gismondi  

E qual è l'orario del giorno in cui preferisce la luce?

"In generale, amo la luce quando interagisce con gli elementi di un paesaggio o un'architettura. Ma se dovessi scegliere, le direi: la luce del mattino d'estate a Filicudi".