Quest'anno ricorrono i 100 anni dell'azienda. Presidente Alessandro Calligaris, come festeggerete?
"Poche realtà possono vantare un traguardo così prestigioso, e il Salone del mobile offre la giusta occasione per festeggiare con i nostri partner storici, ben 600. Le celebrazioni proseguiranno in autunno, con un evento in occasione dell'High Point Furniture Market di ottobre; un'occasione per ricordare anche i 25 anni della filiale americana".
Che Salone è, questo del 2023, per Calligaris?
"Il Salone del Mobile rappresenta sempre un momento di incontro tra l'azienda, i nostri clienti e tutti gli addetti ai lavori ed è un'occasione importante per presentare ciò che abbiamo realizzato durante l'anno. Il mercato determina il successo o l'insuccesso di un prodotto e lavoriamo duramente per interpretarne le richieste con buone idee, che quest'anno sono circa 50, distribuite tra le varie tipologie di prodotto e suddivise tra aggiornamento di proposte già a catalogo e novità. Per rendere omaggio alle origini, abbiamo cercato di lavorare sui prodotti del nostro core business: la sedia e il tavolo. Abbiamo realizzato una seduta in legno con schienale avvolgente, Adel, che viene presentata in due versioni esclusive che rendono omaggio al Dna dell'azienda (nata producendo la sedia impagliata, detta Marocca): un'edizione limitata intrecciata a mano e una in paglia di Vienna. La firma è di Gabriele e Oscar Buratti. Il nuovo tavolo Orbital è invece il restyling di un modello di Pininfarina del 2011: le forme ovali originali sono state allungate per offrire una maggiore ospitalità, mentre base e pannelli sono pensati per essere personalizzabili e adattarsi ai diversi stili di arredamento".
Qual è stata la prima sedia che avete realizzato?
"Nel 1923, quando l'azienda è stata fondata, le sedie prodotte erano molto semplici, in legno. La seduta aveva la struttura realizzata dagli uomini e la seduta impagliata dalle donne, che lavoravano a domicilio la paglia d'erba raccolta nelle aree palustri circostanti rivestendola di segale per renderla meno grezza e più igienica".
Da terzisti a gruppo presente sul mercato a livello globale. Calligaris oggi è un gruppo che fattura 230 milioni di euro, distribuito in oltre 100 paesi. Coerenza, lungimiranza e sperimentazione hanno caratterizzato la sua lunga storia segnata da alcune fasi importanti.
"Realizzavamo sedie su progetto per le aziende di arredamento. Finché abbiamo sviluppato un nostro catalogo con cui siamo approdati alla grande distribuzione e le sedie Calligaris hanno iniziato ad acquisire una loro riconoscibilità. Vendevamo i pezzi in negozi che fornivamo grazie a 6 depositi in altrettante città italiane e in seguito grazie a un sistema di magazzini. Questo è stato un passaggio importantissimo, che ci ha dato la possibilità di identificarci come produttori di sedie prima, poi di tavoli fino a sviluppare una proposta completa, che comprende anche complementi d'arredo. La presenza sul mercato è sempre stato un punto di forza dell'azienda, anche fuori dell'Italia. Grazie alla presenza nei diversi Paesi, potevamo rifornire i punti vendita senza le lungaggini dello sdoganamento. Eravamo efficienti grazie a una rete di vendita organizzata sia in Europa sia, in seguito, negli Stati Uniti, dove abbiamo creato la prima consociata nel 1998. Quindi siamo andati in Giappone. Il servizio al cliente è sempre stato un focus importante e tutto lo sviluppo all'estero è stato fatto con l'obiettivo di facilitare l'acquisto dei nostri prodotti".
Quando è entrato in azienda?
"La prima volta ero un ragazzo e dovevo sostituire mio fratello maggiore, che prestava servizio militare. Mi occupavo di fatture, stipendi – allora l'azienda contava 15 dipendenti – e bolle di spedizione delle sedie, che venivano vendute a dozzina o metà dozzina. Mio padre lavorava nella produzione, in falegnameria, dove anch'io avevo imparato ad assemblare le sedie e 'metterle in toro', in friulano ad essiccare in cataste. Dopo il diploma mia madre mi disse: 'se vuoi andare all’università tuo padre lascia l'azienda a tuo fratello, altrimenti la lascia a entrambi'. Quindi sono rimasto in azienda. Era il 1966, avevo 21 anni e da lì, insieme a Walter, siamo andati avanti".
Ha ancora senso parlare del distretto della sedia friulano?
"Negli anni del boom economico, si cercava manodopera in campagna, fino a 40-50 km di distanza. Ci sono stati anni da record, in cui si producevano a Manzano oltre 35 milioni di sedie e la sera, davanti all'aperitivo, ci si sfidava su quanti pezzi erano stati fatti durante la giornata. Il distretto era un'entità composta da diverse realtà specializzate e lì si producevano tutti i componenti del prodotto finito: c'erano torneria, tappezzeria, verniciatura, i compensati curvati, gli imballi. Oggi il distretto è globale, con l'avvento della Cina, e alla sedia in legno si è aggiunta quella in metallo, in plastica. Così si produce dove sono localizzate materie prime e lavorazioni, in paesi diversi. E a Manzano ora il pezzo viene concepito e disegnato, assemblato e rifinito".
Il gruppo oggi unisce realtà produttive diverse ma che condividono gli stessi valori: know-how tecnologico, sicurezza e affidabilità del prodotto e un servizio efficiente a tutela del cliente. Calligaris ha acquisito l'expertise nell’imbottito grazie a Ditre, nell'illuminazione con Luceplan ed è affiancato da marchi più contemporanei e giovani, come Connubia a Fatboy. Verso quali direzioni sta lavorando?
"Bisogna lavorare molto sull'organizzazione. Per aggregare aziende diverse c’è bisogno di tempo e di molto lavoro di squadra per armonizzare tutti i componenti dell'orchestra. Bisogna metterle nella condizione di farle dare il meglio e per questo l'organizzazione e la logistica è il requisito fondamentale".
La lunga tradizione produttiva e l'analisi sempre lucida delle direzioni del mercato vi ha portato ad affrontare il periodo della pandemia con calma e lucidità. Quali sono state le trasformazioni più evidenti?
"In generale, dal punto di vista della richiesta del mercato, abbiamo assistito a una crescita notevole delle richiesta, sia nel 2021 sia nel 2022, dovuta alla consapevolezza che l'abitazione era un bene da vivere e mantenere ancor meglio di prima. Lo stesso smart working ha favorito il trascorrere del tempo a casa, con una conseguente contaminazione dei prodotti del design più tradizionalmente domestico con quelli maggiormente legati all'ambiente dell'ufficio".
Avete sempre prediletto collaborazioni fresche a legami con designer più consolidati. Come mai?
"Abbiamo sempre voluto lavorare con i giovani perché hanno un entusiasmo e una libertà di pensiero che fanno bene all'azienda. Loro possono darci idee nuove e originali, Calligaris può restituire un secolo di esperienza e di know-how; insieme danno vita a una simbiosi da cui possono nascere i progetti migliori".