La carta verde per i figli, come in Francia. Più asili e congedi, come in Germania. Così si rilancia la natalità

La carta verde per i figli, come in Francia. Più asili e congedi, come in Germania. Così si rilancia la natalità

L’Italia invecchia. Ma si può fare di più per contrastare l’inverno demografico. E per gli anziani, investendo in sanità. Gli spunti dalla festa per i 40 anni di Affari&Finanza

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ROMA – Un Paese che invecchia significa non solo meno bambini e giovani. Ma anche meno consumi e più spese per salute e pensioni. Ma qualcosa si può fare: sul piano sociale, demografico, culturale, economico. Lo hanno raccontato gli ospiti di Affari&Finanza in occasione della festa per i primi 40 anni del settimanale finanziario di Repubblica. Ecco gli spunti più interessanti.

Il quadro

«Siamo passati da un milione a meno di 400 mila nati all’anno in sessant’anni e nello stesso periodo la vita si è allungata di venti anni», dice Francesco Billari, rettore dell’università Bocconi. «Ogni anno la differenza tra decessi e nuovi nati è di 300 mila. Se questa differenza non è coperta dai flussi migratori, la popolazione italiana cala».

Qual’è la ricetta? «Creare un sistema accogliente per la genitorialità per aumentare il tasso di fecondità nel lungo periodo: congedi, asili nido, allungamento degli orari scolastici, come ha fatto la Germania che però spende il 3,7% del Pil per la famiglia, contro il nostro 1,2%. Nel breve periodo serve però la leva dell’immigrazione, come dice anche Bankitalia».

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Il problema culturale

«Il Paese si rimpicciolisce: meno giovani, più anziani, meno consumi, meno immobili in vendita», dice Giampiero Maioli, amministratore delegato di Crédit Agricole Italia. «C’è anche un problema culturale. Il tasso di occupazione delle donne al Nord è al 70%, in linea con l’Europa. Al Sud siamo al 50%. Poi certo bisogna creare un contesto favorevole alla famiglia».

Maioli cita la carta verde della Francia: «Serve a pagare tutte le spese per il figlio: dalla babysitter al doposcuola. Tutto va in detrazione e il benefit fiscale può arrivare al 30-40%: cresce col numero dei figli. La soluzione non è né il bonus bebé né l’allarmismo emergenziale. Ci vogliono politiche a lungo termine».

Le pensioni

«Il problema non è la longevità, ma il tasso di fecondità», aggiunge Tito Boeri, ex presidente Inps e direttore del dipartimento di Economia della Bocconi. «Il sistema pensionistico, con il sistema contributivo, già garantisce la sostenibilità: se prendi la pensione per più anni, il montante accumulato si spalma per più anni».

Il nodo è invece il declino della natalità: «Un problema per tutti i sistemi pensionistici a ripartizione», nei quali i lavoratori pagano la pensione a chi non lavora più. «Nel 2050 potremmo avere un lavoratore per ogni pensionato dai due di oggi», dice Boeri. «Ecco dunque la sfida: politiche di conciliazione tra vita e famiglia, politiche di supporto alla natalità, maggiore partecipazione femminile al mercato del lavoro».

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La sanità

«Qualsiasi sistema di welfare è insostenibile, se la base si restringe», osserva Carlo Cimbri, presidente di Unipol. «Ma è difficile farti una pensione integrativa quando prendi 1.500 euro al mese. Il tema dei salari e della produttività è importante. Abbiamo bisogno di produrre di più, di generare più valore e di pagare di più chi genera quel valore per far crescere l’economia».

La sanità invece è un nodo strettamente legato alla longevità. Lo spiega bene Valentino Confalone, amministratore delegato di Novartis Italia: «La spesa per la salute non è ugualmente spalmata lungo il corso della vita, ma si concentra di più in vecchiaia. Gli over 65% sono il 20% della popolazione italiana, saranno il 35% nel 2050. Già oggi abbiamo 22 milioni di malati cronici, di cui 8 milioni con malattie rare e altri 8 milioni di caregiver che lasciano il lavoro per assistere i loro famigliari».

Eccola «la grande sfida del futuro», in un Paese che invecchia: «Gestire le patologie croniche e rendere sostenibile la spesa sanitaria nazionale. La missione 6 del Pnrr è dedicata alla sanità, ma è la più indietro di tutte», dice Confalone. «Non bastano poi le infrastrutture. Occorrono presidi territoriali, ospedali di comunità, più medici di base, nuovi percorsi di cura dei pazienti».

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