Agroalimentare e alta tecnologia – ad esempio droni capaci di irrorare fertilizzanti o pesticidi soltanto alle singole piantine che ne avessero bisogno – sono un connubio destinato a diventare sempre più importante. Una delle realtà italiane più promettenti in quest’ambito è Arteolio, startup tecnologica che produce olio extravergine con modalità innovative per ottenere un prodotto di alta qualità e allo stesso tempo – grazie alla cosiddetta “agricoltura di precisione” - un uso efficiente e sostenibile delle risorse agricole.
"ArteOlio è nata a fine 2019, stiamo impiantando le prime colture in questi mesi, e arriveremo sul mercato non prima del 2022: il minimo necessario per portare in produzione gli ulivi appena impiantati", spiega Riccardo Schiatti, amministratore delegato di ArteOlio. "Abbiamo proprio in questi giorni completato un Round B di raccolta equity per 5 milioni di euro, che ha portato la raccolta complessiva di equity a 10,5 milioni, provenienti in massima parte dal socio finanziario Verteq Capital, che ha supportato il progetto fin dalla prima ora. Dal punto di vista operativo abbiamo già acquistato la maggior parte dei terreni, e sono in corso le attività di piantumazione". ArteOlio sta realizzando 500 ettari di oliveti, e punta sia sulle dimensioni del progetto che sull’uso di tecnologie avanzate.
Per cercare di superare i limiti tradizionali italiani: "Il nostro Paese è caratterizzato da produzioni piccolissime gestite da famiglie che ci mettono la passione ma che non possono metterci le risorse necessarie ad innovare e competere con i colossi internazionali presenti in paesi come la California o l’Australia", spiega Schiatti. "ArteOlio vuole eccellere nella qualità del prodotto da un lato e nell’efficienza produttiva dall’altro, per garantire il giusto ritorno sull’investimento".
La missione dell’azienda è di diventare il principale produttore di olio extravergine di oliva di qualità superiore 100% italiano, tracciato e integrato “dalla terra alla tavola”. Il tutto in Toscana, regione di eccellenza dell'olivicoltura riconosciuta a livello mondiale. "Nelle attività più prettamente agricole stiamo introducendo una serie di miglioramenti su un sistema - detto “ad alta intensità” - che già di per sé è nuovo, soprattutto per l’Italia", spiega Schiatti. "Per la gestione di tutte le fasi operative stiamo sviluppando una piattaforma proprietaria che consenta un elevato livello di integrazione di tutte le informazioni che provengono dal campo e dal frantoio con l’obiettivo, tra gli altri, di massimizzare la sostenibilità ambientale di ArteOlio sempre e lungo tutta la filiera di produzione e non in un singolo passaggio".
L’agricoltura di precisione consentirà di minimizzare gli sprechi e migliorare la sostenibilità ambientale rispetto ai sistemi tradizionali. "E il frantoio, che costruiremo ex novo, sarà anch’esso progettato e realizzato in base alle migliori pratiche conosciute, con massima riduzione dei residui, che saranno reimpiegati nel ciclo produttivo realizzando al massimo i principi dell'economia circolare", conclude Schiatti.