Clima, la strada delle compensazioni

Clima, la strada delle compensazioni
I dilemmi dei mercati dove il carbonio può essere scambiato come "merce"
2 minuti di lettura

Per fermare il cambiamento climatico, occorre una drastica e rapida riduzione delle emissioni di CO2 e degli altri gas climalteranti rilasciati dalle attività umane in tutto il mondo. Risparmio energetico, maggiore efficienza nella produzione e consumo di energia, aumento di generazione e utilizzo di rinnovabili sono gli interventi diretti che imprese e istituzioni possono mettere in campo per fornire il proprio contributo al contrasto del riscaldamento globale.

Se gli interventi diretti non fossero sufficienti per limitare il riscaldamento entro la soglia di 1,5 gradi Celsius, reputata sicura dal gruppo intergovernativo di esperti sul cambiamento climatico (Ipcc), il traguardo di emissioni zero entro il 2050 previsto dall’Accordo di Parigi sarebbe impossibile da raggiungere. Per questo, Ipcc riconosce, oltre alla riduzione diretta e obbligatoria della CO2, la necessità di ricorrere alla compensazione (offsetting) delle emissioni residue, cioè quelle che un’azienda non può ridurre a causa di vincoli tecnici o economici per raggiungere l’obiettivo delle zero emissioni nette di anidride carbonica.

Ma come funzionano i meccanismi di riduzione e compensazione delle emissioni di CO2? In concreto, esistono due mercati in cui il carbonio può essere scambiato come “merce”: “regolato” (compliance market) e “volontario” (voluntary carbon market). Il primo vale quasi mille miliardi di dollari con un livello di emissioni intorno a 15 GtCO2 (Fonte: Bcg). Il mercato regolato più maturo al mondo è oggi l’Ets (Emissions trading system), il sistema che regola le emissioni di CO2 nell’Unione europea. Per questo mercato, vale il principio del “cap and trade”: cioè, il meccanismo attraverso il quale ogni Stato fissa una soglia (cap) alla quantità di emissioni che possono essere generate dalle imprese coperte dal sistema. All’interno del cap, le imprese ricevono o acquistano quote di emissioni (i crediti di carbonio) che possono scambiare (trade) tra loro a seconda delle necessità. Il limite sul numero totale di quote disponibili garantisce che abbiano un valore.

L’Ets copre oltre il 45% delle emissioni totali di gas serra dell’Ue e coinvolge circa 12mila imprese che utilizzano energia fossile e che operano in settori considerati energivori, tra cui: centrali elettriche, trasporti, raffinerie, acciaierie, impianti per la produzione di ferro, alluminio, cemento, calce, vetro, ceramica, carta e cartone.

Il mercato volontario, invece, è ancora una realtà di nicchia: vale circa 2 miliardi dollari, è cresciuto di 4 volte rispetto al 2020, con emissioni pari a circa 500 MtCO2, ma promette di crescere ancora almeno di 5 volte da qui al 2030 con un valore stimato di almeno 10 miliardi di dollari (Fonte: Bcg). In questo mercato, i crediti di carbonio vengono generati dai grandi progetti di riduzione o sequestro della CO2 tra cui progetti di riforestazione, riduzione della deforestazione, agricoltura smart, acqua sicura e potabile, stufe efficienti, gestione sostenibile dei rifiuti e rinnovabili. Progetti che contribuiscono alla mitigazione del cambiamento climatico catturando tonnellate di CO2, che volontariamente vengono vendute alle imprese per compensare parzialmente o totalmente le loro emissioni (1 carbon credit corrisponde a 1 tonnellata di CO2 sequestrata o evitata nell’atmosfera). Questi progetti, certificati da organismi internazionali, vengono realizzati soprattutto nei Paesi in via di sviluppo e forniscono un contributo definito “cobenefit”, ovvero producono impatti sociali sulle comunità locali.