Il paradosso Italia sulle rinnovabili: risorse al top, produzione in calo

Il paradosso Italia sulle rinnovabili: risorse al top, produzione in calo
Secondo un report di The European House Ambrosetti, il nostro Paese è secondo a livello Ue per la presenza di fonti. Eppure nel 2022 la generazione energetica alternativa ha toccato i minimi dal 2014 e anche a inizio 2023 non decolla
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Di recente Ansaldo Energia e Azerenerji, il più grande produttore di energia elettrica dell’Azerbaigian, hanno firmato un accordo per il raddoppio del gasdotto Tap (Trans Adriatic Pipeline). La notizia si inserisce nel doppio binario seguito dall’Italia in campo energetico: diversificare le fonti di approvvigionamento degli idrocarburi per ridurre la dipendenza dall’import russo, e più in generale da Paesi a elevato tasso di rischio dal punto di vista geopolitico, e spingere sulla produzione dalle fonti rinnovabili per centrare gli obiettivi di decarbonizzazione fissati a livello comunitario. Una strategia che ha visto un’accelerazione nel corso dell’ultimo anno, da quando cioè la Russia ha invaso l’Ucraina e le quotazioni delle materie prime di settore sono impazzite, prima con una rapida impennata verso l’alto, poi con un parziale ritracciamento nel corso degli ultimi tempi. Il tutto a fronte di un clima di perenne incertezza che non è ideale per rilanciare consumi e investimenti, le componenti rimaste più deboli nella ripresa post-pandemica.

Vento, sole e acqua: gli elementi naturali sono le fonti di produzione energetica più sostenibili e gli ultimi dati di Terna, la società che gestisce la rete elettrica nazionale, mostrano che a gennaio le fonti rinnovabili hanno coperto complessivamente il 28,2% della domanda elettrica nazionale con numeri però in calo per tutti i segmenti rispetto allo stesso mese del 2022. In particolare, il fotovoltaico ha visto una discesa del 13,9%, l’eolico del 10,5%, l’idrico del 10,9% e il geotermico del 4,4%. In calo è risultata anche la generazione termica (meno 14,9%). La produzione delle fonti rinnovabili è stata in particolare guidata dall’eolico (30,9%), seguito dall’energia idroelettrica (28,2%), dalle biomasse (19,8%), dal fotovoltaico (14,9%) e dal geotermico (6,2%). Un risultato che fa seguito a quello già poco incoraggiante del 2022, anno in cui la produzione energetica da fonti alternative ha toccato i minimi dal 2014.

Dati che dimostrano quanto sia ancora lungo il percorso verso una prevalenza della produzione da fonti rinnovabili. Questo mentre il Piano per la Transizione Ecologica (declinazione a livello nazionale degli impegni presi a livello comunitario con il Green Deal) prevede che, entro otto anni, la generazione di energia elettrica in Italia dovrà provenire al 72% da fonti rinnovabili, per poi arrivare al 95-100% nel 2050. Così da rispettare i target imposti dall’Unione europea che punta a ridurre le emissioni di gas serra almeno del 55% entro il 2030 e a raggiungere la neutralità climatica (cioè il punto in cui le emissioni rilasciate nell’ambiente sono pari a quelle assorbite, quindi con un risultato finale nullo) entro il 2050. 

A questo proposito un report di The European House Ambrosetti evidenzia che l’Italia è seconda nell’Unione europea per disponibilità di fonti energetiche rinnovabili come acqua, sole e vento, ma risulta anche uno dei Paesi con la più bassa autonomia energetica, dato che produce sul proprio territorio solo il 22,5% dell’energia consumata, a fronte di una media europea del 39,5%. Lo studio evidenzia inoltre che le maggiori opportunità di sviluppo sono legate al fotovoltaico (che potrebbe crescere di quasi cinque volte rispetto alla capacità installata odierna) e all’eolico (quasi due volte la capacità attuale installata).

Intanto gli operatori del settore attendono con ansia che diventi operativo il nuovo decreto Fer2, provvedimento in standby da oltre tre anni che disciplina i nuovi incentivi alle cosiddette “rinnovabili innovative”. Un tema sul quale si è soffermato di recente il ministro dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, Gilberto Pichetto Fratin, che in audizione al Senato ha spiegato come siano due le misure che il Governo si appresta a varare: la prima riguarda il decreto attuativo sull’individuazione delle aree idonee alla realizzazione di impianti di energia rinnovabile, la seconda proprio il nuovo decreto Fer2, la cui attuazione consentirà di incentivare complessivamente 4590 megawatt di impianti.

Una grossa spinta in questa direzione è poi attesa dalle risorse del RePowerEu, piano che punta ad affrancare l’Unione dai combustibili fossili russi mettendo a disposizione degli Stati membri 20 miliardi di euro aggiuntivi per finanziare progetti energetici nei Pnrr nazionali. Fondi che per l’Italia dovrebbero essere impiegati, come ha spiegato il presidente del consiglio Giorgia Meloni, per aumentare la produzione di energia da fonti rinnovabili e diversificare le fonti di approvvigionamento.

Sul secondo punto di recente il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, ha evidenziato come entro quest’anno l’Italia sarà in grado di affrancarsi dalla Russia, dopo aver già ridotto gli acquisti di gas da Mosca dal 40% del 2021 al 16% registrato lo scorso anno. Un obiettivo che il Governo intende raggiungere attraverso il raddoppio del Tap azero e l’installazione di due nuovi rigassificatori a Piombino e Ravenna che dovrebbe avvenire prima dell’estate permettendo di produrre dieci miliardi di metri cubi di gas.

Il Governo ha inoltre sottoscritto negli ultimi mesi nuovi accordi con l’Algeria, diventata il nostro primo fornitore di gas, e la Libia, oltre a programmare la costruzione di nuovi rigassificatori fissi, sia a sud che a nord. E proprio l’Algeria potrebbe diventare domani il principale partner del Piano Mattei, il cui obiettivo è sfruttare la posizione geografica del nostro Paese per trasformarlo nell’hub energetico del Mediterraneo. Un piano però la cui fattibilità è ancora tutta da valutare, considerati anche i grossi investimenti che il nostro paese dovrebbe affrontare per realizzare le infrastrutture di trasporto dell’energia.

Grafico a cura di Silvano Di Meo
Grafico a cura di Silvano Di Meo 

Iea: così lo scenario nel 2025

Le rinnovabili diventeranno la prima fonte di energia a livello globale entro l’inizio del 2025, coprendo quasi il 90% della domanda insieme al nucleare. A prevedere il trend è l’Iea (Agenzia Internazionale dell’Energia) nel suo rapporto per il 2023 sul mercato dell’elettricità in base al quale la quota delle fonti alternative salirà dal 29% del 2022 al 35% nel 2025. A spingere la crescita, secondo l’agenzia, sarà la Cina che fornirà il 45% della quantità totale di energia non proveniente da petrolio e gas, seguita dai paesi dell’Unione Europea che forniranno il 15% del totale. Mentre a trainare il nucleare, sottolinea il report, saranno la ripresa della produzione francese, dopo che quasi metà parco nucleare è rimasto chiuso negli scorsi mesi a causa di riparazioni o manutenzione, e la diffusione di nuovi impianti in Asia.