Un movimento lento verso la sostenibilità

Un movimento lento verso la sostenibilità

Mobilità ancora a metà del guado: il 92% degli italiani utilizza l'auto almeno una volta alla settimana. Servono interventi istituzionali, o le 'zero emissioni' per il 2050 sono a rischio

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Il mezzo più utilizzato dagli italiani? Senza dubbio l’auto di proprietà. Sono quasi otto su dieci (77%) i connazionali che la usano per gli spostamenti frequenti secondo l’indagine presentata recentemente dall’Istituto Piepoli a Eco, Festival della mobilità sostenibile e delle città intelligenti. Un dato che conferma come l’Italia si trovi ancora lontana dagli obiettivi europei di decarbonizzazione al 2030. Il 92% degli italiani utilizza l’auto almeno una volta alla settimana e il 65% ritiene che la propria mobilità sia dipendente da questo mezzo. Il trasporto pubblico resta marginale: solo il 19% lo utilizza ogni giorno o da 3 a 5 volte a settimana. E sebbene sei cittadini su dieci ritengano che esistano valide alternative all’auto, questa percezione è concentrata al Nord, Centro Italia e nei grandi centri urbani, evidenziando un forte divario territoriale. Il Rapporto MobilitAria 2025 di Kyoto Club e CNR-IIA aggrava il quadro: il tasso di motorizzazione italiano è il più elevato dell’Unione Europea, con una presenza di auto nelle grandi città dalle 2,5 alle 4 volte superiore a quanto sarebbe auspicabile per una mobilità sostenibile.

Le conseguenze si traducono in un pesante tributo sulla salute pubblica. Secondo l’Agenzia Europea per l’Ambiente, nel 2022 l’Italia ha registrato 48.600 decessi prematuri attribuibili al PM2.5, 9.600 per NO2 e 13.600 per ozono, collocandosi al primo posto tra i Ventisette per le prime due categorie. Le emissioni di CO2 del settore trasporti continuano ad aumentare, contribuendo alla crisi climatica più di quanto facessero nel 1990. Non mancano però segnali positivi localizzati. Bologna, per esempio, ha registrato un netto calo del biossido di azoto del 35% in un anno, da quando ha istituito la città a 30 all’ora. Sul fronte dell’elettrificazione, l’Italia cresce a ritmo molto lento, ben lontano dai livelli a doppia cifra registrati in altri Paesi europei. Solo il 10% degli intervistati da Piepoli si dice propenso a valutare l’acquisto di un’auto elettrica nei prossimi 12 mesi, mentre il 59% non è interessato. Le barriere principali sono il prezzo (55%), la scarsa autonomia (43%), la richiesta di troppa energia (19%) e il pericolo di incidente a causa delle batterie (17%). Persiste nella percezione degli italiani anche la criticità relativa alle infrastrutture: solo il 21% ritiene che le colonnine di ricarica siano sufficienti e facilmente accessibili, con la scarsità percepita maggiormente al Centro-Sud e nei piccoli comuni. Il parco auto circolante italiano è tra i più vecchi d’Europa e i veicoli ibridi plug-in stentano a decollare, testimoniando come le politiche europee di contenimento della CO2 non stiano funzionando nel nostro Paese.

Secondo i risultati dell’indagine Piepoli, sul versante merci emerge maggiore consapevolezza: l’85% degli italiani riconosce l’impatto ambientale del trasporto merci e l’80% ritiene che incida sul costo finale dei prodotti. Sette su dieci identificano nel trasporto stradale più ferroviario la soluzione più sostenibile. L’84% degli italiani, inoltre, ritiene importante la transizione verso un trasporto merci sostenibile. La bicicletta, il mezzo dell’ultimo miglio green per eccellenza, pur in crescita, continua a non riscuotere successo nel Belpaese e il Rapporto MobilitAria 2025 segnala una battuta d’arresto anche nello sviluppo delle infrastrutture ciclabili, rallentato dall’esaurimento delle risorse del Pnrr. La Legge di Bilancio 2025 non prevede nuove risorse per reti metropolitane, tramvie, corsie preferenziali per bus o ciclovie turistiche. I fondi del Pnrr hanno inciso poco sui centri urbani piccoli e medi, che rischiano di restare esclusi.

Grafico a cura di Silvano Di Meo
Grafico a cura di Silvano Di Meo 

Ma quali sono le città virtuose? Il Rapporto MobilitAria, articolato su otto dimensioni (trasporto pubblico non inquinante, mobilità ciclabile, mobilità condivisa, tasso di motorizzazione, elettrificazione dei veicoli privati, qualità dell’aria, impatto sanitario e sicurezza stradale), vede Milano città più vicina agli standard europei, mentre Catania è ultima in classifica con il tasso di motorizzazione più elevato, con più auto e moto che persone. Gran parte dei grandi centri del Mezzogiorno mostrano notevoli deficit di mobilità sostenibile. Come convincere gli italiani ad adottare forme di mobilità più green? “Gli italiani identificano negli incentivi economici (36%) e in una maggiore copertura del trasporto pubblico (32%) i principali fattori per incentivare la sostenibilità – commenta Ludovica Casellati, ideatrice di Eco - Solo uno su tre reputa sufficienti gli attuali incentivi, mentre 8 su 10 ritengono fondamentale affidarsi a modalità alternative nel prossimo futuro. Solo il 38%, però, confida che tra dieci anni il mezzo più utilizzato sarà l’auto elettrica”.

Grafico a cura di Silvano Di Meo
Grafico a cura di Silvano Di Meo 

Il trasporto ferroviario regionale mostra segnali positivi: il 57% degli italiani lo utilizza, il 30% in maniera frequente, e il 44% giudica positivamente l’integrazione con altri mezzi di trasporto. Per incentivare ulteriormente il trasporto combinato, gli intervistati indicano come prioritari un maggiore coordinamento degli orari, l’integrazione dei biglietti e una migliore accessibilità delle stazioni. Insomma, l’Italia resta fanalino di coda in Europa in fatto di mobilità sostenibile. Per fare dei passi avanti servono politiche pubbliche coerenti, investimenti stabili, accelerazione nell’adozione delle tecnologie digitali e un contesto favorevole per imprese, startup e filiere green. Solo così il Paese potrà cogliere un’opportunità che è al tempo stesso ambientale, sanitaria ed economica.

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