L’Europa deve essere più ambiziosa

L’Europa deve essere più ambiziosa

Il futuro della medicina e dell’economia globale passano dalle scienze della vita. Dompé (Dompé farmaceutici): “Bruxelles non deve restare spettatrice e relegata a un ruolo secondario in una sfida che Stati Uniti e Cina stanno già giocando da protagonisti”

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Le scienze della vita stanno trasformando in profondità la medicina e l’economia globale. È qui che si intrecciano ricerca, tecnologia e industria: un ecosistema in cui il sapere scientifico diventa motore di sviluppo, occupazione e competitività. E che, in Europa, rappresenta oggi una delle sfide più decisive per il futuro. Il Vecchio Continente, però, deve accelerare. Ne è convinto Sergio Dompé, presidente esecutivo di Dompé farmaceutici.

“Le scienze della vita sono uno dei temi più importanti per il futuro delle popolazioni”, sottolinea, per poi soffermarsi sul ruolo del biotech che il presidente esecutivo definisce un approccio trasversale, un modo diverso di affrontare la conoscenza del corpo umano e delle sue funzioni. “L’obiettivo - aggiunge - è imitare i meccanismi naturali del nostro organismo, cercando di ripristinare quelle funzioni che si sono alterate o non riescono più a operare correttamente. È la forma più avanzata di medicina di precisione, capace di intervenire là dove la biologia stessa chiede di essere aiutata”.

Dompé sottolinea come l’impatto delle biotecnologie sia già visibile nei progressi dell’umanità: “Pensiamo all’enorme contributo dato dall’alleanza tra pubblico e privato. Le campagne di vaccinazione promosse dalla Fondazione Bill & Melinda Gates, in collaborazione con i governi dei Paesi del Sud-Est asiatico e africano, hanno salvato decine di milioni di vite. Questi progressi hanno contribuito in maniera diretta all’aumento dell’aspettativa di vita nel mondo: negli ultimi 50 anni l’essere umano ha guadagnato in media oltre undici anni di vita. È un risultato straordinario che ci ricorda quanto le biotecnologie non siano semplicemente uno strumento, ma un fattore strutturale di crescita e benessere globale”.

Se guardiamo a dove si è concentrata l’innovazione negli ultimi quindici anni, i numeri, secondo Dompé, parlano chiaro. “Nel 2010 il Nord America deteneva il 31% dei brevetti globali: oggi è al 34%, segno di una leadership che non solo si è mantenuta, ma si è consolidata. La sorpresa più grande arriva dalla Cina. Nel 2010 rappresentava appena il 17% dei brevetti mondiali, oggi è al 28%. In quindici anni ha colmato un divario enorme e oggi tallona gli Stati Uniti. L’Europa, invece, ha seguito la traiettoria opposta: dal 31% del 2010 è scesa al 20%. Un arretramento non solo preoccupante, ma strutturale e che ci costringe ai margini”.

Per Dompé, le cause sono state analizzate con lucidità nel rapporto dell’ex presidente della Bce, Mario Draghi: “Il documento elenca con precisione le ragioni della perdita di competitività: sistemi regolatori frammentati, tempi eccessivi per portare l’innovazione sul mercato, regole di rimborso disomogenee che penalizzano intere aree del continente. Tutto questo rallenta la capacità europea di tradurre la ricerca in progresso concreto”.

E aggiunge: “Ci si aspettava una reazione più ambiziosa. Il nuovo Biotech Act europeo non basta. È un passo timido, non all’altezza delle sfide globali. L’Europa parla molto, regolamenta ancora di più, ma poi si muove lentamente. Nel frattempo, altri Paesi realizzano ciò che noi continuiamo a discutere”. La Dompé Farmaceutici concentra oggi la propria attività di ricerca su tre aree: neurologia, oftalmologia e dolore, settori che rappresentano alcune delle sfide più complesse per la medicina moderna. Di recente è stata selezionata (unica azienda italiana e una delle nove al mondo) dalla Food and Drug Administration (Fda) per partecipare al Commissioner’s National Priority Voucher Program (Cnpv). Il programma premia i progetti che affrontano bisogni medici insoddisfatti e priorità sanitarie nazionali, consentendo di ridurre i tempi di revisione dei nuovi farmaci da 10-12 mesi a 1-2 mesi. Il voucher servirà a Dompé per velocizzare l’iter di approvazione di una nuova terapia intranasale contro la neuropatia ottica ischemica anteriore non arteritica (Naion), una malattia rara che provoca la perdita improvvisa della vista. La Naion, legata a invecchiamento, diabete e ipertensione, non ha oggi trattamenti approvati. Ogni anno si stimano 6 mila nuovi casi solo negli Usa e un deterioramento visivo grave in tre pazienti su quattro. Il programma clinico di Dompé coinvolgerà oltre 130 centri in 16 Paesi, con l’obiettivo di preservare e migliorare la funzione visiva. “Essere inclusa tra le aziende selezionate dalla Fda è un riconoscimento importante della qualità scientifica dei nostri progetti. Voglio ricordare che in Italia ci sono molte aziende capaci di innovare come Menarini, Italfarmaco, Chiesi e altre con una forte proiezione internazionale”.

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