In un’economia sempre più interconnessa, non è più sufficiente guardare ai mercati domestici di riferimento. Oggi più che mai la crescita delle aziende passa dalla capacità di proiettarsi all’estero. E le fiere rappresentano una delle piattaforme più efficaci per rafforzare la proiezione globale delle imprese, favorendo l’incontro tra produzione, innovazione e mercati internazionali.
È quanto evidenzia un’analisi dell’Ufficio Studi di IT-EX, l’associazione delle fiere internazionali italiane, secondo cui le imprese che espongono nelle manifestazioni aderenti all’associazione mostrano una forte propensione all’export: l’89% esporta stabilmente, con una presenza media in 14 Paesi contro i tre della media manifatturiera nazionale. Inoltre, queste aziende realizzano all’estero il 39% del proprio fatturato, più del doppio rispetto al 16% della media italiana. Un vantaggio competitivo che testimonia come la partecipazione a fiere di livello internazionale non sia solo una vetrina, ma una leva strutturale di crescita. “Più lo scenario è difficile, più il ruolo delle fiere diventa centrale - osserva Raffaello Napoleone, presidente di IT-EX - I momenti di aggregazione – se ben selezionati e di respiro internazionale – rappresentano infatti la risposta più concreta per sostenere il sistema manifatturiero. Basti pensare", aggiunge, “ai settori cardine del made in Italy, dal food alla moda, dalla meccanica alla gioielleria: tutti traggono forza proprio dalla capacità di riunire, in un unico luogo e in un tempo definito, il meglio della produzione nazionale e internazionale”.
Le piccole e medie imprese restano l’ossatura del sistema produttivo, ma sono anche quelle che più faticano a presidiare gli sbocchi esteri. “Le fiere internazionali offrono loro un canale privilegiato per crescere fuori dai confini, ma serve un accompagnamento pubblico più forte”, sottolinea Napoleone. “Il piano d’azione per l’export italiano varato dal governo – che punta a portare le esportazioni da 630 a 700 miliardi di euro entro il 2027 – va esattamente in questa direzione”.
Presidio e selezione sono le parole chiave di questa nuova fase. “Presidiare i grandi mercati, oggi più che mai, significa selezionare appuntamenti di qualità, costruiti con una visione di sistema e capaci di attirare buyer internazionali. I grandi clienti si muovono meno di un tempo, e anche i piccoli operatori stranieri diventano importanti: bisogna quindi andare verso di loro, organizzando missioni e fiere nei Paesi che mostrano i tassi di crescita più interessanti”. La capacità di competere passa anche dallo sguardo verso nuove aree geoeconomiche. “Il piano di internazionalizzazione italiano sta puntando a diversificare i mercati di destinazione del made in Italy - evidenzia il presidente - L’Europa resta forte, ma le opportunità più dinamiche arrivano dal Sud-Est asiatico, dall’India e dal Medio Oriente. In quest’ultima area si aprono scenari straordinari: penso all’Arabia Saudita, alla Turchia, agli Emirati Arabi, oggi molto attrattivi anche dal punto di vista fiscale. L’Africa, invece, è ancora una frontiera complessa, dove occorre costruire infrastrutture, distribuzione e logistica prima che il mercato possa esprimere appieno il proprio potenziale”.
IT-EX è nata con l’obiettivo di rafforzare la rappresentanza e la competitività delle fiere italiane sui mercati globali. “In questa fase stiamo lavorando a un dialogo sempre più stretto e coordinato con Maeci (ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale) e con l’agenzia Ice per aggiornare la normativa del settore e renderla più aderente alle esigenze reali delle imprese”, spiega Napoleone. L’obiettivo è anche quello di rendere più efficiente il sistema di sostegno alle imprese. “Servono fondi dedicati per la partecipazione alle fiere internazionali, incentivi fiscali e strumenti mirati perché le risorse sono limitate e devono essere ben calibrate”, sottolinea Napoleone. Nel 2024 le manifestazioni organizzate dagli associati a IT-EX hanno coinvolto oltre 26mila espositori – di cui più di 11 mila esteri – e 2,8 milioni di visitatori, tra cui 750 mila buyer internazionali.
L’Italia si conferma tra i principali poli fieristici europei, con una quota di espositori esteri pari al 39% e di visitatori provenienti da oltre frontiera al 35%. Il sistema fieristico genera oltre 60 miliardi di euro di ricadute sull’intera filiera produttiva e attiva più di 200 mila posti di lavoro diretti e indiretti, contribuendo in modo rilevante al Pil nazionale. Guardando al futuro, conclude Napoleone, “dobbiamo restare ottimisti: attraversiamo una crisi lunga, ma qualità, creatività, unicità restano i nostri fattori competitivi decisivi. Le piccole imprese soffrono ed è a loro che dobbiamo guardare con più attenzione, aiutandole a non arretrare”.