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"Serve un esercito comune europeo. La politica estera Ue dovrebbe essere più incisiva"

Parla Antonio, uno dei cittadini estratti a sorte per partecipare alla Conferenza sul futuro dell'Europa, evento che offre ai cittadini europei l'occasione di ragionare sulle sfide e le priorità dell'Unione
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"Non le nascondo che, come quasi tutti i partecipanti, all'inizio oscillavo tra lo scetticismo sulla realtà della convocazione e il timore che si potesse trattare di qualcosa di finalizzato a un coinvolgimento formale e di facciata (questa ipotesi mi preoccupava e infastidiva più della prima)". Antonio Sellerino è uno dei cittadini estratti a sorte per partecipare alla Conferenza sul futuro dell'Europa, evento che offre ai cittadini europei l'occasione di ragionare sulle sfide e le priorità dell'Unione, coinvolgendoli direttamente. "La partecipazione al panel e ai gruppi di lavoro sia a Strasburgo che da remoto, invece, mi ha convinto: il coinvolgimento è stato reale, lo scopo era raccogliere opinioni libere, reali e non formali. La democrazia rappresentativa resta, ancora oggi, l'unica forma di democrazia reale possibile".

Secondo Antonio, la politica estera europea dovrebbe essere più incisiva. "La figura dell'Alto Commissariato alla politica estera è sufficiente? Sono troppe le divisioni su questo fronte dei Paesi dell'Unione. La costituzione di un esercito europeo che permetta l'interscambio delle piattaforme difensive è fondamentale. Sul fronte delle politiche migratorie ho invece proposto il superamento del trattato di Dublino, inadeguato alle attuali condizioni e bisogni, e l'uniformità delle politiche di accoglienza, con l'eliminazione della cosiddetta 'lotteria dell'asilo, politico' (in Croazia si ha lo 0,3% delle possibilità di ottenere asilo politico, in Irlanda il 99%). Occorre, a mio avviso, una organizzazione che gestisca e coordini le procedure di tutti i Paesi per assicurarne velocità e sicurezza. Infine ho fatto una proposta sui minori non accompagnati, per i quali occorrono politiche ad hoc che garantiscano un'assistenza particolare".



Una proposta fatta in plenaria chiedeva poi un intervento della Ue sulla produzione e la vendita di armi, spesso vendute dagli stessi Paesi dell'Unione ad altri in guerra. "Ad una mia richiesta è stato risposto che lo stesso Trattato di Lisbona, con un articolo apposito, affidava ai Paesi singoli il controllo della produzione e commercializzazione delle armi".

"Prima di questa esperienza - conclude Antonio - pur conoscendo le istituzioni europee, queste mi sembravano molto lontane. Se potessi dare un consiglio ai politici direi di non sottovalutare questa conferenza, è stata un'occasione di confronto importante per tutti".