Festivalfilosofia 2021

Viaggiando ai confini della libertà

Autonomia, responsabilità civile, norme istituzionali riflessioni sociali e interrogativi sul rapporto pubblico-privato. Gli studiosi ora si confrontano - nella tre giorni in programma a Modena e Carpi - in cerca di risposte sull’autodeterminazione

2 minuti di lettura

Parola del nostro quotidiano. Universalmente usata, forse abusata. Concetto semplice o semplicemente frainteso. È la Libertà l’oggetto di riflessione scelto per l’edizione 2021 del Festival Filosofia di Modena. «Scegliamo temi con una doppia prospettiva. Da una parte la tradizione filosofica, dall’altra, l’esperienza che ne facciamo nel presente. “Libertà” è un termine sfuggente, e in quest’ultimo anno e mezzo, avendone sperimentato i limiti, la connessione tra libertà individuale e responsabilità verso la comunità, abbiamo avvertito la necessità di restituirgli tutta la sua complessità », dice il direttore scientifico della manifestazione Daniele Francesconi. Per rendersene conto basta scorrere il variegato programma dei tre giorni che prendono il via il 17. A cominciare dagli interventi, Catherine Malabou e Roberta de Monticelli tra gli altri, che si soffermano sulla relazione tra esercizio della libertà e neuroscienze. «È la versione scientifica di una grande questione filosofica, quella tra libertà e necessità, libero arbitrio e destino. Le neuroscienze sembrano dirci che, a livello di specie e considerando grandi temporalità, esistono potenti meccanismi neurobiologici che governano i comportamenti. Ma è il prendere atto di come tutti alla fine cadiamo dentro sistemi di abitudine, che forse ci interessa più da vicino. Routine, conformismo, addomesticamento: fa tutto parte di un meccanismo cerebrale e sociale», continua Francesconi. Non a caso, tra gli aforismi scelti per questa edizione, ce n’è uno della filosofa Simone Weil: “La libertà è un limite.

 

Così pure la schiavitù. Ogni situazione reale si pone tra le due”. «La libertà è un sentimento individuale, un tono dello stare al mondo e, nello stesso tempo, un insieme di condizioni. Un grande conflitto che non ha mai smesso di essere messo in scena. Se a livello personale la filosofia ci insegna che si è liberi nella misura in cui si è padroni di sé stessi, in una dimensione pubblica la domanda resta: per essere veramente liberi, dobbiamo esserlo tutti, e quindi i limiti imposti da regole e istituzioni sono necessari alla stessa libertà? Per dirla con Axel Honneth, per la prima volta al festival, c’è una libertà riflessiva, quella dell’autodeterminazione, e una libertà comune». Esiste per altro, nella nostra epoca, un sistema fortemente condizionante, quello digitale. Big Data, piattaforme e Rete, possono, considerato il loro potere di routinizzazione e anticipazione di comportamenti e opinioni, mettere in crisi la nostra capacità di essere liberi.

 

«La società digitale ripresenta tutte le questioni storiche della libertà in una nuova forma. Temi come la libertà di espressione, l’accountability di utenti e piattaforme, il rapporto tra privato, pubblico e autorità regolatrice, sono le grandi questioni di oggi. E se da una parte nel digitale è contenuto un grande potenziale di liberazione, si pensi all’accesso al sapere, dall’altra sono le neuroscienze a dirci che sono proprio gli automatismi a sottrarci libertà. Gli interventi che si soffermeranno su questa ambiguità, Paolo Benanti e Maurizio Ferraris tra gli altri, rifletteranno sul potenziale di dominio del digitale». Perché in fondo ci sono sempre nuovi domini da cui difenderci, nuovi terreni di libertà da conquistare. Non ultime la libertà di scelta nel fine vita, la libertà di cura, la libertà di amare… «Ogni individuo può rivendicare diritti e libertà rispetto a comportamenti che nel tempo diventano possibili. È la conseguenza della modernità che abbiamo costruito, modernità che ci ha dato ampi campi di scelta su questioni fondamentali, rendendoci liberi di costruirci il nostro destino».