A Modena, Carpi e Sassuolo, dal 13 al 15 settembre

La Psiche caleidoscopio dei sensi

Frammenti. Dettaglio di un’opera di Kensuke Koike, dalla mostra “Tiles, be there. Frammenti d’identità”, a Sassuolo nei giorni del festival
Frammenti. Dettaglio di un’opera di Kensuke Koike, dalla mostra “Tiles, be there. Frammenti d’identità”, a Sassuolo nei giorni del festival 

I significati, il concetto, ma anche le implicazioni tra corpo e mente: una parola largamente usata nella storia del pensiero. E che diventa il tema di cui dibatterà la prossima edizione del Festivalfilosofia

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Anima, coscienza, inconscio. Principio vitale e concetto psichico, intercessione tra materia e spirito, strumento di costruzione e conoscenza identitaria. Psiche, la parola scelta per la 24° edizione del Festivalfilosofia, dal 13 al 15 settembre a Modena, Carpi e Sassuolo, abbraccia mente e corpo, visibile e invisibile, e anche qualcosa di più. «È una parola i cui significati non sono subito evidenti, poiché come sempre l’uso estensivo e generalizzato dei termini porta a un annacquamento del senso», dice il direttore del festival Daniele Francesconi.

«Cadremmo in un equivoco se considerassimo solo ciò che evoca in ambito psichico, o se ci limitassimo a ripercorrerne il passaggio dal concetto greco di psyché?, soffio vitale, a quello duplice che incarna l’insieme delle nostre funzioni psicologiche o intellettive. In realtà, psiche è la parola che meglio indica una caratteristica rilevante della società contemporanea, con un profondo valore politico. Quello che stiamo vivendo infatti è la dissoluzione dei confini tra il mentale e il sociale, tra lo psichico e il politico: tutte le relazioni sociali si sono psicologizzate, il privato è definitivamente entrato nel discorso pubblico. Un emotivismo collettivo che contraddistingue anche fluttuazioni d’opinione e dinamica social».

Sarà il sociologo Alain Ehrenberg (La società della salute mentale, venerdì 13, Modena), a renderci edotti su quello che molti definiscono il passaggio da Edipo a Narciso, ovvero da patologie che riguardavano inconscio e dinamiche del profondo, a quelle che interessano l’identità del nostro apparire sociale. «Lo stato di spaesamento e debolezza del nostro “io” si riflette nell’erosione, comune, dei confini tra il vero e il falso, su cui per altro si fondano intere comunicazioni politiche e che è causa e insieme effetto di uno stato paranoide, come spiegheranno Stefano Massini (Paranoie del potere, 13 settembre, Carpi) e Simona Forti (Paranoia. Una patologia del potere, 15 settembre, Carpi) ». Non serve essere filosofi o sociologi per accorgersi, tra leader “sopra le righe” e seguaci euforici delle teorie del complotto, che ormai sono le categorie psicanalitiche a spiegare la politica, con uno slittamento dalla biopolitica alla psicopolitica.

Daniele Francesconi: “I rapporti sociali si sono psicologizzati, ormai viviamo un emotivismo collettivo”
Daniele Francesconi: “I rapporti sociali si sono psicologizzati, ormai viviamo un emotivismo collettivo” 

E quel legame che negli anni Settanta conciliava il “personale” al “politico” sembra essersi dissolto, perché, continua Francesconi: «Allora c’era un’idea di coscienza collettiva che oggi si fa fatica a riconoscere. Questa esplosione di soggettività è la prova che è saltato quel collegamento tra “io” e “noi”, mentre lo spazio pubblico, contrassegnato da ferite e disagi individuali, sembra più servire a una rivendicazione per sé, per le nostre rassicurazioni e riconoscimenti che per la collettività». E cerchiamo rassicurazioni e riconoscimenti persino sull’esistenza e misurabilità della psiche al di là delle indagini filosofiche. Un’illusione, perché l’evoluzione delle tecnologie diagnostiche non può restituirci la rappresentazione esaustiva dei processi cerebrali e cognitivi. Oppure una possibilità, visto quanto ci dirà il neuroscienziato Anil Seth, uno dei massimi ricercatori della scienza della coscienza, durante la sua lectio sulla relazione tra vigilanza, coscienza, percezione (Coscienza incorporata. Una forma di allucinazione controllata, 14 settembre, Modena). «La misurazione della psiche può essere solo qualitativa, in relazione con i diversi stati di coscienza » spiega Francesconi.

«Dal coma, per esempio, a certe esperienze religiose o extrasensoriali in cui ci si chiede dove finisca la presenza a sé stessi e inizi l’allucinazione. Le neuroscienze insegnano che i livelli di coscienza non sono che diverse forme di allucinazione e che la realtà in fondo non è che l’allucinazione più comune e convenzionale delle nostre forme di elaborazione delle percezioni». Il che, ironicamente, spiegherebbe forse molto di ciò che accade intorno a noi, compresa quella deriva tecnofideistica che oltrepassa l’umanesimo attribuendo una coscienza anche alle macchine (Maurizio Ferraris, Genealogia dello spirito. Le macchine saranno mai coscienti? 15 settembre, Carpi). «L’unico modo per avere coscienza è avere un corpo, perché quello che avviene nella mente non si dà in modo indipendente dalle nostre funzioni vitali e organiche» conclude Francesconi.

«Non a caso Thomas Fuchs (L’olismo della coscienza, venerdì 13, Modena) parla di mente incarnata, con l’idea che il corpo tutto sia essenziale per entrare in relazione e capire l’ambiente, tema anch’esso di grande attualità». Per una psiche che si allontana dalla scissione ontologica tra anima e corpo, che prende consapevolezza che alcune espressioni di coscienza si manifestano persino in microorganismi con meno di mille neuroni (Giorgio Vallortigara, Capacità di sentire, 13 settembre, Carpi), e che, a rimettere al centro il futuro dell’Umano, almeno ci prova.

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