Non crediate che il collezionismo sia una passione solo per gli anta, anzi. La caccia al pezzo unico, alla rarità da inseguire alle aste, alle esposizioni di antiquariato, sulla rete, è un’attività molto praticata anche dai giovani. Secondo una ricerca pubblicata a maggio scorso proprio da Repubblica, anche se la maggior parte dei collezionisti - ovvero un trenta per cento - ha tra i 50 e i 59 anni, gli under 39 si attestano al 12% e il loro numero (insieme a quello dei quarantenni, va detto) è aumentato parecchio negli ultimi anni, con una crescita che si attesta addirittura sul più 100%.
Ma qual è il profilo di questi giovani collezionisti, cos’è che li fa appassionare così tanto da investire spesso anche i loro risparmi? Per farci un’idea abbiamo parlato con Ilaria Dazzi, brand manager di Mercanteinfiera. «Da qualche anno ormai ho notato che il pubblico dei venticinque- trentenni è sempre più numeroso. Si avvicinano alla nostra fiera per i motivi più diversi: dal piacere dell’evento alla curiosità verso gli oggetti, magari di piccole dimensioni come bottoni, giocattoli, spille, persino lucchetti e chiavi, che sicuramente sono più vicini alla loro disponibilità economica ». La maggior parte infatti studia all’università, e non può permettersi di spendere troppo. «Il livello culturale bisogna dire che è senz’altro piuttosto elevato, così come la prossimità al mondo della comunicazione», continua Dazzi.
«Mass media e social media dopo l’istruzione sono un’altra fonte importante che arriva a stimolare il loro interesse. La condivisione del momento della scoperta ad esempio è molto frequente, ne vedo tantissimi fare le dirette coi cellulari per coinvolgere gli amici». Certo, qualcuno ha cominciato ereditando la passione dai genitori, o da un altro membro della famiglia, ma per parecchi il battesimo è arrivato online, con le aste digitali che pare risultino molto attrattive, soprattutto quelle cross-category che accorpano più filoni di lotti. Anche se, dopo il boom iniziale del periodo pandemico, adesso sono in flessione. Oggetti digitali come gli nft, i non-fungible token che nel 2021 avevano raggiunto cifre record di milioni, adesso navigano in pessime acque e già si parla di bolla speculativa. «Finito il covid si è scoperto il ritorno alla concretezza della presenza, alla consapevolezza che viene dal toccare con mano, dall’assaporare di persona la bellezza», continua la manager.
«È un’esperienza squisitamente fisica, che serve ad aprire i cassetti della memoria, una cosa che l’online può dare solo parzialmente, e che anzi tende a depauperare del suo significato». A maggior ragione se si tratta di giovanissimi, perché in questo campo talvolta si entra addirittura bambini. Quanti di noi da piccoli avevano un album di figurine, o magari collezionavano insetti, minerali, foglie? Tutte passioni che si coltivavano dal vivo e che aiutavano a conoscere gli oggetti, a dividerli in categorie per poi magari scambiarli con gli amichetti muovendo i primi passi nelle relazioni sociali. «A Mercateinfiera vengono tante famiglie», chiosa Dazzi, «e i bambini sono sempre curiosissimi, scivolano da un banco all’altro con un coinvolgimento emotivo molto forte. Alcuni li ho visti crescere, e sono felice di aver osservato una delle tappe del loro sviluppo».