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Repubblica delle Idee 2025, la diretta: Prodi a sorpresa in piazza Maggiore. Giannini e Caracciolo sui conflitti

Repubblica delle Idee 2025, la diretta: Prodi a sorpresa in piazza Maggiore. Giannini e Caracciolo sui conflitti
La terza e ultima giornata del festival da Bologna. Thrall: “In Israele festeggiare la morte dei palestinesi è mainstream”
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Gran finale per Repubblica delle Idee. Tra gli ospiti dell’ultima giornata ci saranno Nicola Fratoianni, Gianrico Carofiglio e Paolo Gentiloni, il cardinale Matteo Maria Zuppi, Lucio Caracciolo e Massimo Giannini, Brenda Lodigiani e Edoardo Prati, Gino Castaldo e Paola Turci.

Punti chiave

RepIdee si chiude con Castaldo e Turci

Gino Castaldo e Paola Turci chiudono Repubblica delle Idee 2025: ora sul palco con “La Rivoluzione delle donne”, uno spettacolo tra parole e musica.

L'appello di Anna Foglietta: "Sulla violenza di genere gli artisti devono impegnarsi di più"

RepIdee25, l'appello di Anna Foglietta: "Sulla violenza di genere gli artisti devono impegnarsi di più"

Brenda Lodigiani con Edoardo Prati

Brenda Lodigiani sale sul palco di piazza Maggiore con Edoardo Prati.

Israele-Iran, Caracciolo: “Stiamo giocando con la bomba atomica”

Per Caracciolo “stiamo giocando con la bomba atomica, ma se accettiamo che un Paese possa fare una guerra preventiva per fermare l’atomica significa che siamo entrati in una spirale che forse andrebbe un po’ raffreddata”.

Israele-Iran, Giannini: “Attenzione a ‘esportare la democrazia’. È un vizietto che l’America ha”

“Può darsi che vogliano far fuori Khamenei insiste Giannini - ma non è così semplice, è uno Stato molto organizzato. La tentazione è buttare giù il regime e ricostruirlo da capo ma suggerirei prudenza.
Il vizietto dei cambi di regime, esportare la democrazia, l’America con il nostro aiuto ce l’ha. Lo abbiamo visto a Kabul, in Siria, in Libia. E abbiamo visto cosa è accaduto”.

Giannini: “Netanyahu vuole far cadere il regime iraniano ma non ha armi adatte”

Giannini si chiede: “Se vuoi stroncare il nucleare iraniano, quelle armi Israele non ce le ha. L’idea di Netanyahu è far cadere il regime iraniano? Va bene, stiamo con Israele, ma per fare cosa dopo?” Risponde Caracciolo: “Non c’è dubbio che Netanyahu voglia fermare il nucleare e far cadere il regime iraniano, ma le armi non ce le ha. Quindi l’unico modo è far entrare gli Usa in guerra. Mi piacerebbe che anche noi italiani e poi gli europei non ci limitassimo a dare le pagelle ma si facessero sentire per moderare il livello del conflitto”.

Giannini: “Con Trump l’Occidente è una maionese impazzita, vergogna su Palestina”

Giannini, come ha fatto Prodi, critica l’atteggiamento dell’Europa. “Con Trump l’Occidente è diventata una maionese impazzita - spiega - perché ha creato una cesura tra Europa e Stati Uniti che è quasi irreparabile. Tuttavia l’Occidente ha avuto nei confronti di quel che è successo in Palestina un atteggiamento vergognoso. Non mi meraviglia l’America, ma quello che è clamorosamente mancato è l’Europa, che non è stata in grado di elaborare una sua dottrina e una sua analisi e poi anche una diagnosi delle due guerre in corso”

Caracciolo: “Attacco di Israele all’Iran? Così Netanyahu vuole evitare la sua fine politica”

Caracciolo apre l’incontro riflettendo sulle ragioni che hanno spinto Israele ad attaccare l’Iran. “Israele ha capito che questa guerra non la può vincere, perché Hamas non può essere distrutto del tutto - spiega - E per evitare la sua fine politica Netanyahu deve alzare il tiro, colpendo l’Iran. Solo che questo significa mettere contro una potenza nucleare e una che vorrebbe diventarlo”.

Caracciolo e Giannini sul conflitto in Medio Oriente

Lucio Caracciolo e Massimo Giannini discutono con Laura Lucchini dei conflitti in corso.

Prodi: “Come sconfiggere il centrodestra? Uniti si vince”

Prodi fa anche un invito alla sinistra: "Uniti si vince, mentre sistematicamente siamo divisi. Dobbiamo avere un progetto che ci riunisca di nuovo non solo da un punto di vista partitico, ma ci dia l'esempio per affrontare i problemi. Se non si fa questo si continua a perdere".

Prodi: “Dov’è l’Europa? O ci mettiamo assieme o fuori dalla storia”

“I governi e l'Europa - incalza Prodi - dovrebbero esserci, non abbiamo sentito una parola di mediazione dell'Europa: hanno tentato turchi, sauditi, brasiliani, ma dov'è l'Europa? Questo è il vero problema, se non finiamo con l'unanimità, se non riprendiamo l’obbligo delle decisioni non andiamo da nessuna parte. Io sono stato a Pechino vi assicuro che la stima di vent'anni fa oggi non c'è più: o ci mettiamo assieme oppure siamo fuori dalla storia".

Prodi: “Un mondo senza ordine, mai visto nulla del genere in vita mia”

Prodi a sorpresa sul palco: "Io non sono più un ragazzo, sono uno dei pochi prodotti ante guerra che c'è qui dentro, ma cose come negli ultimi mesi non le ho mai viste in vita mia, nemmeno la crisi dei missili di Cuba, è un mondo senza ordine. Non so come vada a finire. Veramente mi auguro, ho sentito le parole di pace del cardinale però onestamente siamo ancora nella fase ascendente delle tensioni, poi spero e mi auguro che tutto questo finisca alla svelta, insomma”.

Ucraina, Zuppi: “Se guardi negli occhi il figlio di chi non c'è più capisci cos'è la guerra"

Zuppi commenta i timidi segnali di dialogo che ci sono stati tra Ucraina e Russia. "Io mi auguro che questi fili possano crescere, per esempio per la parte umanitaria con lo scambio di prigionieri o la restituzione dei corpi. Perché se è tuo papà - risponde Zuppi - tuo figlio, cambia tutto, per questo dobbiamo comunque spingere al dialogo. E capisco questa cosa quando parlo con le donne ucraine, capisco cos'è la guerra, altrimenti rischi di guardare solo a un dato. Però poi se guardi negli occhi il figlio di uno che non c'è più allora lì sì che capisci cos'è la guerra" – Guarda l’intervista completa

Prodi a sorpresa in piazza Maggiore

Romano Prodi è salito a sorpresa sul palco di piazza Maggiore, assieme a Stefano Cappellini.

Zuppi sulle guerre: “La comunità internazionale dov'è?”

Zuppi parla anche della sua esperienza da mediatore nei conflitti. Merlo gli chiede: "Sei convinto che non si possa fare la pace in due, ma in tre?": "Sì, sempre - risponde - Ma la comunità internazionale adesso dov'è? Boh, ed è la cosa più grave e pericolosa". E quando è in missione per la pace, chiede Merlo, cosa dice? "Bisogna ascoltare molto, perché se tu non ascolti e non capisci le ragioni profonde, se non c'è interesse da parte tua non c'è interesse nemmeno dall'altra parte. Bisogna capire sempre le ragioni, non per giustificare, no - continua - ma se vuoi risolvere i problemi devi sempre cercare di capire i motivi che hanno portato a quei problemi lì".

L’“Officina Repubblica” nel Chiostro

Ospiti di Officina Repubblica, nel chiostro del Teatro del Sole – serata condotta da Matteo Macor – sono prima Chiara Barzini, Giada Biaggi e Chiara Galeazzi con Emanuele Farneti e Rita Balestriero, sullo “scrivere al femminile”. Poi alle 20,20 tocca a Anna Foglietta, Giulia Minoli e Susanna Zaccaria, sul tema “La violenza non è destino”. Infine, alle 21,10, “Il futuro non esiste” con Pietro Turano.

Zuppi e il suo ‘68: “Eravamo convinti che tutto sarebbe cambiato. Ma ha prodotto anche distorsione e ideologia”

Zuppi ricorda il suo 1968. "C'era in tutti una grande ansia, una domanda spirituale, direi anche millenaristica, cioè la convinzione che doveva cambiare tutto, in cui ti sforzavi e sarebbe successo qualcosa. Eravamo tutti - aggiunge - in qualche modo convinti che tante cose sarebbero cambiate, che il mondo doveva cambiare. Sono stati anni di grande intensità, che però hanno prodotto anche distorsione e ideologia".

Merlo a Zuppi: “Sarai beniamino di tre Papi?”

Merlo stuzzica Zuppi, che è stato nominato vescovo da Benedetto XVI e cardinale da papa Francesco. "Sei stato beniamino di due Papi - lo incalza il giornalista - Sarai beniamino di tre Papi?". "Beh, speriamo", risponde il cardinale. "Noi lo raccomandiamo", riprende Merlo.

Zuppi: “Quando ho saputo di essere diventato cardinale mangiavo mortadella e parmigiano”

Come si diventa cardinali, chiede Merlo? "Me lo chiedo anche io - ride - Alcuni hanno studiato. Papa Francesco invece ha sparigliato tutto, perché ha nominato cardinale il vescovo di Ulan Bator, in Mongolia. A me nessuno l'ha chiesto prima, io ero con alcuni della diocesi di Bologna a Lourdes, avevamo appena finito una riunione e siccome siamo di Bologna avevamo un po' di mortadella e parmigiano. Mentre stavamo andando vedo tante telefonate al mio numero. A un certo punto rispondo a uno - continua - che mi dice guarda che t'ha fatto cardinale. Io non dico la risposta perché non era molto ecclesiastica. Ma è andata così".

Zuppi: “Papa Francesco non c'è, ma c'è. Era ironico ma rispettoso”

Si apre con il ricordo di papa Francesco l'incontro con Zuppi e Merlo. "Papa Francesco non c'è, ma c'è - dice Zuppi - Aveva una caratteristica: l'ironia, il gusto del paradosso, di dare una lettura caricaturale dell'altro, ma sempre molto rispettosa. I farisei invece non sapevano ridere di loro stessi".

Il cardinale Zuppi e Merlo in piazza Maggiore

Il cardinale Matteo Maria Zuppi dialoga con l’editorialista Francesco Merlo sulla “Chiesa in piazza un anno dopo”.

Gentiloni: “Il populismo nazionalista porta sempre alla guerra”

“Nel momento in cui il populismo sposa il nazionalismo, diventa un populismo nazionalista che da sempre ha portato alla guerra – ha aggiunto Paolo Gentiloni – È molto difficile che i populismi nazionalisti sfocino in una coesistenza pacifica”. – Guarda l’intervento integrale

Il ricordo di Paolo Griseri a RepIdee

A Bologna c'è anche Paolo Griseri, il nostro collega e inviato di Repubblica per 20 anni, venuto a mancare improvvisamente il 24 ottobre scorso. Durante il dibattito con Gianrico Carofiglio e Paolo Gentiloni, la vicedirettrice di Repubblica, Stefania Aloia, racconta all'ex commissario Ue per gli affari economici: "Qualche giorno fa, in un suo libro ho trovato una lista di domande, per un’intervista di qualche anno fa, che Paolo (suo marito, ndr) aveva preparato per lei. In quell'occasione le domandò: i populisti è meglio combatterli o adeguarsi?". E Gentiloni risponde: "Naturalmente il populismo dobbiamo combatterlo e per farlo abbiamo bisogno dei giornali. Abbiamo bisogno della stampa libera e di questa comunità".

(Ndr: Paolo Griseri è sempre con noi, i suoi amici e colleghi di Repubblica. Anche quest'anno, qui a Bologna, e ogni anno che verrà).

RepIdee25, il ricordo di Paolo Griseri

Migranti, Gentiloni: “Sinistra deve avere proposta per risolvere problema”

In aggiunta, sempre Gentiloni: "Accoglienza e generosità sono parte del nostro Paese, ma una sinistra di governo deve avere una proposta per risolvere questo problema, mettendo fuorilegge i clandestini e mettendo una migrazione regolare al centro della nostra azienda. Bisogna muoversi prima che sia di nuovo la destra a fare di questo argomento un oggetto contundente contro di noi. Abbiamo il tempo per farlo".

Migranti, Gentiloni: “Il centro del governo Meloni in Albania è una truffa ai danni di italiani e albanesi”

Gentiloni poi critica il centro realizzato in Albania dal governo Meloni. "La sua storia è abbastanza ridicola - attacca - guardiamo i risultati raggiunti: zero. Vediamo navi della Marina con 12 persone a bordo: è veramente scandaloso che venga rivendicato con orgoglio. È una truffa ai danni degli albanesi e degli italiani".

Carofiglio: “Società del progresso dovrebbe passare dal merito a un'etica della fortuna”

Carofiglio poi riflette sul principio che governa molte delle società di oggi. "Le nostre società sono tutte innestate sul principio che se sei arrivato in alto è merito tuo. La diretta conseguenza di questo - spiega - è che allora anche chi sta sotto se l'è meritato. La società violenta in cui viviamo dice ai più deboli, che se stai lì sotto è colpa tua, questo è una delle ragioni per cui nasce il rancore delle persone, che è la benzina dei populismi di cui parliamo. Una società del progresso dovrebbe passare dal merito a un'etica della fortuna, sapere che viviamo in mondi in cui un successo personale dipende in parte dalle qualità ma anche da fattori che non c'entrano nulla, come dove sei nato, la fortuna che hai avuto. Una sinistra si preoccupa di tutto questo per cambiare le cose e la percezione delle cose".

L'appello di Fratoianni al governo: "Atto terroristico di Israele. Condanniamo attacco unilaterale all'Iran" (Video)

RepIdee25, l'appello di Fratoianni al Governo: "Atto terroristico di Israele. Condanniamo attacco unilaterale all'Iran"

Sicurezza, Gentiloni: “Il più minacciato è proprio il popolo della sinistra”

Gentiloni concorda con Carofiglio: "L'idea della sicurezza della destra, specie in America - risponde - è molto semplice: chi è ricco ha un sistema di vigilanza privata, ha ville bunker, o addirittura isole bunker, come hanno fatto Jeff Bezos e Mark Zuckerberg, mentre chi ha meno soldi compra una pistola. La nostra idea di sicurezza è completamente diversa, ma non può essere la negazione del problema, noi abbiamo meno omicidi di tutti i Paesi europei, ma questo non vuol dire che la paura della microcriminalità non sia diffusissima. Non nei ricchi, ma nel popolo della sinistra, il più minacciato in termini di sicurezza".

Carofiglio: “L’insicurezza esiste, la sinistra non deve trattarla con sufficienza”

Carofiglio e Gentiloni si confrontano su uno dei temi più battuti dai diversi populismi: la sicurezza. "La gente si sente insicura - riconosce lo scrittore - la prima cosa che la sinistra deve fare è prendere atto che questo senso di insicurezza esiste, deve capirlo ed elaborarlo. Bisogna smontare la narrazione della destra, perché la politica non si fa con le buffonate, ma senza trattare l'insicurezza percepita dalla gente con sufficienza, come troppe volte abbiamo fatto come sinistra".

“I nuovi populismi” con Carofiglio e Gentiloni

S’indaga tra i nuovi populismi con Gianrico Carofiglio e Paolo Gentiloni, che dialogano con Stefania Aloia.

Referendum, Fratoianni: “Cittadinanza? Risultato non mi sorprende, ma preferisco essere buonista che cattivista”

Sul risultato del referendum e in particolare sul quesito sulla cittadinanza. "Non mi sorprende quel risultato - risponde il segretario Avs Fratoianni - è un dato di realtà con cui bisogna confrontarsi. Io ho votato 5 sì e non me ne pento. Il processo delle migrazioni è complicato, so benissimo che è una cosa difficile, ma dal 2001 c'è la legge Bossi-Fini che è una fabbrica che produce irregolarità giorno e notte, produce paura, di-sgoverno, non l'hanno cambiata nemmeno quando erano al governo. Io preferisco essere buonista che cattivista, perché questo è un Paese alla rovescia, dove chi salva vite è un criminale e chi chiude i porti con i morti in mare è un eroe. L'immigrazione - conclude - è un problema strutturale, non è un'emergenza come ci vuol far credere la destra. Ma bisogna chiedersi: sono riusciti a fermarla? No".

Fratoianni: “Il cuore dell’alternativa alla destra è l’alleanza tra Pd, M5S e Avs”

E ancora, Fratoianni rincara: “Con i referendum abbiamo perso. E non dico che i 13 milioni di sì sono voti nostri, ma consiglio a Meloni di non pensare che l'astensione sia un voto suo. Non funziona così. Ma c'è una questione: quei 13 milioni di sì indicano o no un'agenda per il futuro? Per me sì. Mi dicono che se voglio costruire un'alternativa alla destra e vincere non mi posso separare da questi temi. Il cuore è l'alleanza tra Pd, M5s e Avs. Senza queste tre forze non si comincia la discussione. Alle altre due forze dico: proviamo a mettere in campo un'idea di Paese".

Fratoianni: “La destra non è imbattibile, lo dimostra anche il referendum”

Ma cosa deve fare la sinistra, il "campo largo" per vincere contro la destra? "Tutta la sinistra - dice Fratoianni - secondo i sondaggi è al 40 per cento, la destra al 46 per cento: non basta. Una cosa è certa: oggi non esiste uno schema politico alternativo che possa fare a meno di un'alleanza tra Avs, M5s e Pd. La discussione tra noi è quotidiana, ci sentiamo tutti i giorni, ci sono molti punti comuni, ma dobbiamo andarla a raccontare al Paese, davanti alle fabbriche o negli ospedali dove non ci sono più medici: raccontiamo un'altra idea di Paese. Si può fare - sottolinea - questi non sono imbattibili, lo dimostrano le amministrative, ma anche l'indicazione, pur in una sconfitta, che viene dal referendum".

Fratoianni: “Con la legge del più forte non c’è più riparo per nessuno”

In piazza Maggiore si inizia dalla politica internazionale e dalla guerra in Medio Oriente. Che azione dovrebbe mettere in campo il nostro governo? "Mi accontenterei di un'azione - risponde Nicola Fratoianni - Il governo dica che condanniamo l'attacco unilaterale e terroristico di Israele all'Iran. Non c'è niente che mi avvicini a quel regime, ma vi sembra possibile che uno Stato si svegli una mattina e inizi a bombardarne un altro? Se il diritto internazionale può essere messo sotto le scarpe da chi esercita la legge del più forte il mondo è destinato alla tragedia". E su Gaza: “Il governo riconosca lo stato di Palestina, dove da 600 giorni è in corso quello che io chiamo un genocidio, con due milioni di palestinesi chiusi in una prigione a cielo aperto".

Al via gli appuntamenti in piazza Maggiore con Fratoianni

Al via gli appuntamenti della serata finale in piazza Maggiore. Il primo ospite è Nicola Fratoianni, segretario di Sinistra Italiana, che dialoga con Giovanni Egidio sulle chance della sinistra.

Ceccarelli: “Meloni dalla doppia faccia: autoritaria e angelica”

Ceccarelli ricorda che nella comunicazione di Meloni “c’è una doppia faccia, l’aria autoritaria e quella angelica. In una cornice tecnologica rispuntano elementi di un passato lontano, antidemocratico. Oltre ai giuramenti, alle maledizioni, alle investiture c’è l’istituto monarchico e lei sembra una regina. Il premierato c’è già. È un premierato che ha scippato al Parlamento il potere di fare le leggi. Il governo si è assunto un potere legislativo. Il problema non è tanto su come si comanda ma su chi comanda. Oggi c’è una personalizzazione del potere molto forte, in contrasto all’impersonalità della Costituzione”.

Ceccarelli sul selfie di Meloni: “Un sorriso supponente e offensivo come disse Berlusconi?”

Ceccarelli parte dalla foto della presidente del Consiglio Giorgia Meloni postata sui social dopo l’esito del referendum, come risposta a Elly Schlein. “Possiamo definire il sorriso. È irridente, trionfale, sfacciato? O forse si può attribuire quello che disse di lei Berlusconi, “supponente”, “offensivo”? Mi sono chiesto se la sua immagine di leadership abbia fatto un salto”.

Smargiassi: “Il vero potere non ha volto”

Smargiassi ricorda: “Il vero potere non ha volto, i potenti mostrano quello che vogliono: il potere non sta nei corpi, la ricerca del consenso sta nei corpi. Oggi dovremmo cercare di dare visibilità a chi il potere non ce l’ha avuto, dall’Ottocento a oggi”.

Smargiassi: “La fotografia aiuta i potenti a essere merce della politica”

Smargiassi si chiede “perché a un certo punto della storia i potenti hanno sentito la necessità di essere riconoscibili? La fotografia aiuta i potenti a essere merce della politica e con questa ottenere il consenso. Ma lo sguardo fotografico non è governabile così come potremmo pensare”.

Ceccarelli e Smargiassi su potere e immagine

Filippo Ceccarelli e Michele Smargiassi dialogano su “L’immagine del potere, il potere dell’immagine”, ultimo appuntamento del festival nella sala Salmon. Si inizia citando la poeta Wislawa Szymborska che commenta la foto di un giovane Adolf Hitler: “Come si riconosce un volto del potere?”.

Papa Leone, Caracciolo: "Prevost rappresenta un compromesso, apre a sinistra e cerca di non avere nemici a destra"

Papa Leone, Caracciolo: "Prevost rappresenta un compromesso, apre a sinistra e cerca di non avere nemici a destra"

Adinolfi: “Se tutto fosse traducibile e comprensibile non sarebbe più interessante”

“C’è un aspetto interessante dell’intelligenza artificiale che secondo me affascina i filosofi, cioè la capacità di metterci in condizione di parlare con tutti grazie ai traduttori istantanei - annuncia Adinolfi - C’è un presupposto interessante, cioè l’idea che quando parliamo vogliamo essere compresi, non è così ovvio. Dire ‘ho compreso tutto di te’ è dire che quella persona è completamente trasparente. Invece se tutto fosse traducibile e comprensibile non sarebbe più interessante”.

Adinolfi: “La filosofia può dimostrare che il re, Trump, è nudo”

Massimo Adinolfi si sposta sull’attualità: “Il compito della filosofia oggi può essere anche di mostrare che il re è nudo, che Trump è nudo”

Baricco: “Come passo le mie giornate? Mi fa impazzire il tempo vuoto”

"Come passo le mie giornate? Mi fa impazzire il tempo vuoto – racconta Baricco – per tantissimi anni quel buco lo vedevo come un pericolo e quindi lo riempivo con gli appuntamenti, oggi mi piace da morire. Se riesco passo le giornate nel mio vuoto, ne ho avuto sempre pochissimo".

Baricco: “Non temo l’IA, non ha visione del mondo”

Teme l’intelligenza artificiale? Baricco è netto: “No, non c’entra con il nostro mestiere, è una grande opportunità a livello di ricerca, non colpisce gli scrittori nel nostro gesto creativo. Forse colpirà delle competenze, come quelle dei traduttori. L’intelligenza artificiale non ha la visione del mondo, non riproduce l’irrepetibilità dell’essere umano”.

Baricco: “Nessuno si aspettava l’onda dei social, neanche Steve Jobs”

Baricco parla delle nuove tecnologie: “Non credo che nessuno si aspettasse l’onda dei social, neppure Steve Jobs credo che si sarebbe mai aspettato di avere una pagina social con un suo profilo. L’IA fa un salto talmente intelligente dal punto di vista antropologico, culturale e sociale che è tutto da discutere, ma senza pregiudizio”.

Adinolfi e Bonaga sulla filosofia

Quanto la filosofia oggi è popolare e comprensibile a tutti? Ne parlano due esperti in materia, Massimo Adinolfi e Stefano Bonaga. Quest’ultimo inizia l’incontro con un appello: “Dobbiamo portare soccorso a Gaza”.

Di Feo: “Muri per sentirci sicuri da cosa?"

Di Feo torna agli anni Ottanta, alla caduta del muro di Berlino, alla fine della Guerra Fredda. "Mettersi alle spalle quel mondo è stato bellissimo - ricorda il giornalista - e all'epoca, come diceva Ronald Reagan, l'Occidente credeva che abbattere i muri fosse la caratteristica principale della democrazia, che vedeva nel crollo delle frontiere lo strumento per costruire qualcosa di più bello. Pensate come sono cambiate le cose con Donald Trump, o con Matteo Salvini. Si sono persi quei principi di civiltà, e il guaio è che nel corso degli anni queste frontiere sono state reintrodotte, anche in Europa. Come abbiamo fatto a smarrirci per strada? E come pensiamo - si chiede - di poter mandare avanti il nostro sistema economico senza immigrazione? Potete immaginare un ristorante senza camerieri stranieri? Questa è una realtà che potrebbe diventare ricchezza, e invece costruiamo dei muri. Ma muri per sentirci sicuri da cosa?".

Ceccorulli: “Schengen è in crisi, anche se non se ne parla”

La professoressa Ceccorulli riflette su come sia cambiata l'Unione europea. "Nasce come progetto per superare l'idea tradizionale di confine - spiega - in ambito normativo, economico e istituzionale, con l'eliminazione dei controlli alle frontiere e la circolazione dei lavoratori. Poi questo si amplia con Schengen che permette la circolazione anche dei cittadini. Tutto questo oggi è notevolmente in crisi. Non se ne discute molto, ma i controlli alle frontiere sono stati reintrodotti da molti Stati, ci sono 11 Paesi che li mantengono, con giustificazioni che indicano una serie infinita di possibili rischi".

Baricco: “Ecco com’è nato ‘I barbari’”

Parte una videointervista a Alessandro Baricco, tra le storiche firme di Repubblica e autore del saggio I barbari, pubblicato a puntate sul giornale. “Io volevo chiamarlo La mutazione, poi venne scelto I barbari, meno esatto ma più efficace. Perché da sempre quello che non capiamo, che arriva da fuori, per noi è ‘barbari’”

Ezio Mauro: “Repubblica un giornale condannato all’innovazione”

Sul palco sale Ezio Mauro, a lungo direttore. Racconta, dialogando con Mario Orfeo in vista dei 50 anni del giornale: “Per sua natura è sempre stato condannato all’innovazione”, ricorda Mauro. “Siamo stati il primo giornale che esce col formato che oggi adottano tutti, ma nel 1976 sembrava un sacrilegio, dal formato lenzuolo a quello maneggevole, la terza pagina veniva sbaraccata, moltiplicata per tre. Così fanno tutti oggi, ma allora era impensabile. Nella seconda e nella terza pagina esplodeva il fatto del giorno, Scalfari ha portato questa rivoluzione”.

Donata e Enrica Scalfari: “Repubblica una palestra per i giovani”

Le figlie di Eugenio Scalfari ripercorrono la storia di Repubblica come “scuola” per i giovani, sin dal 1976 quando il giornale è stato fondato. “Nostro padre sarebbe molto contento di questa borsa di studio, perché Repubblica fin da subito è stata una palestra per i giovani. Diceva, a chi gli chiedeva con quale coraggio avesse avviato il giornale in mezzo ai colossi che fosse sicuro che “’per fare un giornale servivano indipendenza e immaginazione, e pensare a nuovi pubblici, i giovani e le donne’”.

Premiati Annachiara Mottola di Amato e Ettore Saladini

I due giovani giornalisti premiati sono Annachiara Mottola di Amato e Ettore Saladini.

Il premio Scalfari ai giornalisti di domani. Orfeo: “Eternamente grato a Eugenio”

È il momento del premio Scalfari. Sul palco ci sono il direttore Mario Orfeo, la vicedirettrice Stefania Aloia, il dg Corrado Corradi, la giornalista Simonetta Fiori, le figlie Donata e Enrica Scalfari, con la giornalista Laura Pertici. Orfeo comincia con un ricordo: “Io fui assunto da Scalfari nel 1990, non avevo ancora 24 anni: quello che mi lega è una gratitudine eterna che mi ha consentito di fare questo mestiere nel posto più bello”.

Ceccorulli sulle nuove frontiere

Dove finisce l’Europa? Michela Ceccorulli, docente dell’Alma Mater, e Gianluca Di Feo s’interrogano sulle nuove frontiere con Emanuela Giampaoli alla Cappella Farnese.

Bonanni: “Alcuni Paesi (ma non l’Italia) puntano a politica e difesa comuni”

Bonanni: “Siamo al 1938 quando ancora si crede nell’Europa democratica e che ci possa esser una normale convivenza tra due modelli. Nel giro di sei mesi l’Europa democratica capisce che quella illusione è perduta. Siamo alla vigilia di una epifania simile a quella di allora. La sveglia sta suonando in America, in Europa, e in Ucraina la cui invasione è un atto di sfida. Non so se la storia sarà la stessa, credo ci sia una forte necessità e volontà da parti di certi Paesi, ma non l’Italia, di portare a termine una politica e una difesa comuni, passi ricalcati per 30 anni ma che adesso, nell’assedio in cui ci troviamo, spingono alcuni Paesi a andare avanti perché se no perdono. Parlo della Germania, della Francia e della Gran Bretagna”

Forti: “Si rischia che fra qualche anno la democrazia sia solo un ricordo”

Forti mette in guardia: “Rischiamo che fra qualche anno la democrazia sia un ricordo. O si parla di un futuro che non può essere solo minaccioso e distopico, o non ci può essere un’alternativa alla minaccia che stiamo vivendo. C’è una capacità di fare rete da parte delle destre. Noi viviamo in una società sfilacciata anche per l’imporsi delle nuove tecnologie e la destra ha saputo utilizzarle bene. E poi le forze nazionaliste sono quelle più organizzate a livello transnazionale. Lì si sta progettando una agenda comune con politiche da applicare quando si sale al governo. Hanno fatto bene il loro lavoro. Bisogna darsi una mossa perché altrimenti rischiamo di arrivare tardi”

Forti: “Le nuove tecnologie hanno normalizzato le idee di destra”

“Nel parlare di nuove destre bisogna mettere in luce le nuove tecnologie: non hanno permesso la vittoria di Trump ma hanno aiutato, hanno normalizzato le idee di destra”, spiega Forti.

Le destre con Bonanni e Forti

In un quadro geo-politico sempre più complesso si parla dell’ascesa delle destre europee e di quella statunitense con Andrea Bonanni, Steven Forti e Tonia Mastrobuoni, nella sala Salmon.

Caracciolo: “Quell’incontro sulle casse vaticane prima dell’elezione di Prevost”

“La Chiesa americana era la più grande finanziatrice delle casse vaticane – spiega Caracciolo – ‘era’ perché non aveva particolarmente apprezzato Bergoglio e quindi aveva tagliato i fondi. Una buona parte del dibattito pre-elettorale è stato dedicato alle questioni di cassa, dato che le finanze vaticane soffrono terribilmente. Quindi si è tenuto un incontro su questo tema nel quale si è trovato un compromesso tra i diversi orientamenti”.

Lucio Caracciolo e il “Papa nuovo”

Lucio Caracciolo racconta il “Papa nuovo” nel primo incontro pomeridiano nella sala De Berardinis. Seguirà, alle 16,15, l’appuntamento del premio Scalfari.

Khadra: “Guerre? Non sono un prezzo da pagare, chi lo dice è un imbroglione”

Si arriva al tema della guerra. “L’uomo non è ancora arrivato alla maturità – dice Khadra – pensa ci siano ideologie, cause più grandi di lui, ma io dico che l’unica causa suprema siano noi. Chi dice che c’è un prezzo da pagare è un grande imbroglione, dall’Ucraina al genocidio di Gaza fino all’Iran, c’è un pugno di canaglie che manda i loro figli a morire. Non bisogna mai essere complici dei discorsi di odio, bisogna vivere pienamente la nostra vita”

Khadra: “Ero convinto sarei morto presto, così ho scritto alle generazioni future”

“La vera arma è la parola” è il titolo dell’appuntamento con Yasmina Khadra, ex soldato, scrittore algerino francofono. Da poco ha pubblicato “I virtuosi”, dove racconta la vicenda di un ragazzo poverissimo nell’Algeria coloniale del primo Novecento. “Ho cominciato a scrivere con il mio vero nome, ma ero un soldato e non potevo commettere errori perché avrei perso il lavoro, ero impegnato nella lotta antiterrorismo in Algeria, era meglio evitare di usare il mio nome che è Mohammed Moulessehoul. Ero convinto che sarei morto presto, volevo lasciare qualcosa alle generazioni future prima di morire, il caso ha voluto che io sia sopravvissuto e allora ho capito che la sola cosa che conta è la vita, la mia lotta personale va in questo senso, essere vivi è una fortuna, la vita merita di essere vissuta fino in fondo”.

Abbate e l'appello per la strage di Ustica: "Il governo cerchi risposte nella ragion di Nato" (Video)

RepIdee25, Lirio Abbate e l'appello per la strage di Ustica: "Il governo cerchi risposte nella ragion di Nato"

Thrall: “In Israele festeggiare la morte dei palestinesi è mainstream”

“Abbiamo sondaggi che dicono che un’enorme maggioranza di israeliani risponde positivamente quando gli si chiede se sia vero che non ci sono innocenti a Gaza – dice il premio Pulitzer Nathan Thrall – Questa disumanizzazione è comunissima oggi giorno. Quando un gruppo di bambini palestinesi morì tra le fiamme di un bus, c’erano israeliani che festeggiavano, non si vergognavano e non provavano imbarazzo. Ora festeggiare la morte dei palestinesi è mainstream, c’è giubilo. Chiunque di loro viene definito terrorista”.

“La vera arma è la parola” con Yasmina Khadra

“La vera arma è la parola”: se ne parla con Yasmina Khadra e Raffaella De Santis nella sala De Berardinis.

Il rettore Molari bacchetta Macron: “Non bisogna rubarsi docenti”

Rispetto alla situazione delle università statunitensi e delle politiche di Trump, Molari bacchetta Macron. “Stavo tornando da un tour nelle università della California, quando mi è arrivato un invito dal presidente francese a un evento intitolato “Choose France”, poi diventato “Choose Europe”. Ma io non credo sia la risposta giusta. È la reazione peggiore, non bisogna rubarsi docenti. In questo contesto credo che la collaborazione sia la cosa migliore”.

Molari: “Studiare in Olanda e Gran Bretagna è difficile, così sono cresciuti gli iscritti stranieri”

“L’università del futuro” la delinea il rettore dell’ateneo di Bologna Giovanni Molari dialogando con Ilaria Venturi in Cappella Farnese. “È un’università sempre più globale – dice il rettore – per questo cerchiamo di ampliare i contatti. E vediamo un’inversione di tendenza rispetto ai giovani che sceglievano di studiare all’estero. Questo anche perché l’Olanda ha ridotto la possibilità di studiare nei suoi atenei, in Gran Bretagna è diventato molto più costoso. Noi l’anno scorso abbiamo avuto un aumento del 25 per cento degli studenti internazionali, oggi rappresentano il 15 per cento, solo tre anni fa erano il 5 per cento. Questo anche grazie al Pnrr che ci ha consentito di migliorare le infrastrutture”

Il premio Pulitzer Thrall racconta l’altro Israele

Il premio Pulitzer Nathan Thrall, in videocollegamento, racconta l’altro Israele dalla sala Salmon, in compagnia di Francesca Caferri.

Il reading di De Gregorio con Insolia e Toffolatti

Sulle note di Losing my religion dei Rem comincia Di madre in figlia, il reading di e con Concita De Gregorio, assieme alle attrici Tecla Insolia e Sandra Toffolatti, in una affollata sala De Berardinis all’Arena del Sole. La lettura prende spunto dal romanzo dell’editorialista di Repubblica, che racconta la storia di tre generazioni di donne, indagando le dinamiche familiari tra madre, figlia e nonna. – Guarda tutto lo spettacolo

L’università del futuro con il rettore Molari

S’immagina l’“Università del futuro” con il rettore dell’Alma Mater Giovanni Molari che dialoga con Ilaria Venturi nella Cappella Farnese.

Abbate: “Quando la giustizia si ferma davanti a un segreto muore un pezzo di democrazia”

Si passa poi a un altro dolore: il 2 agosto 1980 alle 10,25 alla stazione di Bologna esplode una bomba che uccide 85 persone. “Un’altra storia di deviazioni e depistaggi – racconta Abbate – Oggi dopo 45 anni per questo attentato si sanno gli esecutori e i mandatari ma sono nomi tenuti a lungo nascosti. È stata voluta dalla P2 dai servizi segreti, lo dice la verità giudiziaria ma è la verità politica che spaventa. Oggi le indagini portano a una parola, il neofascismo. Una parola che spaventa chi cerca di riscrivere la storia”. Un lunghissimo e caloroso applauso chiude l’incontro: “Ogni volta che la giustizia si ferma davanti a un segreto muore un pezzo di democrazia. La verità è l’unico modo per restare umani. La memoria è un atto di resistenza e la verità è un diritto. Non rassegniamoci al silenzio di chi sa e tace”.

Tobagi: “Stragismo neofascista pezzo di memoria scomodissimo per governo”

Tobagi ha scritto il libro Le stragi sono tutte un mistero: “Lo stragismo neofascista non solo è un pezzo di memoria scomodissima per la destra di governo perché parla di album di famiglia della destra italiana. Ma come facciamo a evitare in Italia che il passato non sia un supermarket? Ci sono dei patti che reggono le comunità e dei valori, partiamo dalla Costituzione. Questi valori e principi condivisi creano un tavolo, dal quale puoi pescare le cose che ti interessano di più. Se tu vuoi richiamarti alle radici profonde, come dice sempre Fratelli d’Italia, devi riconoscere che i valori su cui è costruita la convivenza civile del nostro Paese sono altri. A un certo punto vengono fuori degli elementi storiografici e giudiziari sul fatto che gli eredi della destra sono artefici di un disegno che ha anche goduto di protezioni istituzionali, sono state fatte cose totalmente anticostituzionali con un pezzo di Stato che le ha coperte” – Guarda l’intervento integrale

Ustica, Abbate: “Dovere di chiedere la verità ma silenzio delle istituzioni è assordante”

Abbate ricostruisce le tante testimonianze, raccolte anche dal giornalista Andrea Purgatori che intervistò un militare in servizio sulla Saratoga: confermò la presenza della portaerei nei mari italiani. “C’è il silenzio della politica ma anche tanta reticenza come quella del pilota dell’aeronautica Domenico Del Gaudio che è a conoscenza di fatti sulla strage ma si rifiuta di riferirli ai magistrati. I vertici militari mentivano, la politica faceva poco, i familiari si addoloravano sempre di più ma non cedevano e continuavano a cercare la verità. Se la magistratura non può fare passi avanti, la può fare la politica, il governo. Chi ha premuto quel grilletto? Chi ha deciso che 81 vite potevano finire così? Abbiamo il dovere di chiedere la verità anche se il silenzio delle istituzioni resta assordante”.

Tobagi: “Per governo trasparenza non è un valore. No ad atti di fede in democrazia”

Anche Tobagi interviene sul decreto Sicurezza: “Amplia le garanzie per i servizi segreti in nome della sicurezza nazionale (era già successo con Renzi). Queste garanzie non hanno una scadenza, durano decenni. Ma in prospettiva storica un po' di controllo ci deve essere", soprattutto "in un Paese come l'Italia. Se il passato non viene riconosciuto bisogna farsi delle domande. E per questo governo la trasparenza non è un valore. Esecutivo e Copasir non hanno risposto sul caso Paragon. Il controllo a posteriori è un colabrodo. Ci viene chiesto però di firmare ancora una cambiale in bianco: in democrazia non bisogna fare atti di fede, noi sappiamo che questa cosa è pericolosa".

Abbate: “Colpevoli sconosciuti e protetti”

Abbate ricorda che “oggi i magistrati scrivono che il DC-9 fu abbattuto da una guerra in tempo di pace ma si chiede anche di chiudere le inchieste per mancanza di collaborazione con altri stati che potrebbero essere coinvolti. I colpevoli sono sconosciuti, sono protetti: non è un punto fermo è un atto d’accusa”

Filippi: “Leggi contro la libertà di manifestare? Perché andare in piazza funziona”

Filippi e il decreto Sicurezza: "Il governo ha affossato la possibilità di identificare le forze dell'ordine, che era invece la cosa migliore. Voglio sapere se ci sono delle mele marce. E sapete perché fanno le leggi contro la libertà di manifestare? Perché manifestare funziona. È una libertà che dobbiamo difendere".

Abbate e le vittime di Ustica senza giustizia

Gli appuntamenti nella sala Salmon dell’Arena del Sole riprendono con il reading “Ustica: vittime senza giustizia. Il 2 agosto 45 anni dopo” di Lirio Abbate. In platea c’è Daria Bonfietti, presidente dell’associazione Parenti delle Vittime della strage di Ustica che da anni si batte per chiedere la piena verità sulla strage in cui morirono 81 persone.

Filippi: “Perché parlare di antifascismo? Il suo contrario cammina dentro di noi”

Perché parlare di antifascismo oggi? “Perché il suo contrario cammina dentro di noi – spiega Francesco Filippi – Siamo dentro a una crisi della democrazia, sembra che le scorciatoie siano quelle di una volta, si dice che forse dovremmo mettere qualcuno a capo, dare risposte semplici a domande complesse. Non funziona ma vende”, dice Filippi.

Si discute di fake news con Filippi e Tobagi

Francesco Filippi e Benedetta Tobagi parlano di fake news nel primo appuntamento della giornata nella sala De Berardinis dell’Arena del Sole, assieme a Conchita Sannino.

La rassegna stampa con Bottura e Pertici

Luca Bottura e Laura Pertici commentano i principali fatti del giorno dalla libreria Coop Ambasciatori – Guarda tutta la rassegna stampa

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