Venezia 79, Diane von Furstenberg per le donne: dall'Ucraina all'Afghanistan fino al Ciad, un premio per il loro coraggio
dalla nostra inviata Chiara Ugolini
La stilista e imprenditrice fondatrice dei Dvf Awards, i riconoscimenti tutti al femminile per onorare leadership, forza e coraggio, sbarca al Lido. Con lei, Hillary Clinton e molte altre donne altrettanto speciali
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Shabnam Hassan Khan ha 27 anni ed è un'artista e un'attivista per i diritti delle donne afghane: quando aveva un anno i talebani hanno preso il potere in Afghanistan e lei è cresciuta come una ragazzina rifugiata, con i racconti della madre su un paese libero e prospero. Da un anno a questa parte il suo impegno è tutto rivolto a “dare voce alle donne afghane attraverso l’arte”, impegno che si è fatto drammaticamente necessario.
Diane Von Furstenberg (a destra) con Hillary Clinton e, al centro, Shabnam Hassan Khan
Hindou Oumarou Ibrahim ha 37 anni, come membro della sua comunità di pastori di Mbororo, in Ciad, cerca di creare sensibilizzazione sul tema del cambiamento climatico ed è fondatrice di un'associazione che promuove i diritti delle giovani donne del suo paese.
Da sinistra: Hindou Oumarou Ibrahim, Hillary Clinton e Diane Von Furstenberg
Zoya Lytvyn, 36 anni, la notte del 24 febbraio si è ritrovata sotto i bombardamenti di Kiev insieme a suo figlio ma non ha abbandonato la sua missione, inaugurata durante la pandemia: permettere l’accesso all’istruzione online ai bambini ucraini.
Zoya Lytvyn
Queste tre giovani donne, insieme alla filmmaker candidata all’Oscar per Selma Ava DuVernay e alla Presidente della Banca centrale europea Christine Lagarde, sono le vincitrici di quest'anno del premio DVF, creato dalla stilista e imprenditrice belga Diane von Furstenberg con l’obiettivo di riconoscere, sostenere e amplificare le voci di donne straordinarie che si dedicano al miglioramento della vita di altre donne.
Diane Von Furstenberg con Ava DuVernay
Quest'anno il premio, arrivato alla tredicesima edizione, si è svolto per la prima volta a Venezia (in passato le città sono state New York, Washington, Parigi) e la premiazione è avvenuta nell’imponente cornice della Scuola Grande di San Giovanni Evangelista alla presenza della componente del Partito Democratico e già senatrice per lo Stato di New York e segretario di Stato americano Hillary Clinton che, nell’omaggiare le premiate, ha espresso la sua felicità di “essere accanto a queste donne e ciò che rappresentano: coraggio eccezionale, creatività, forza, saggezza e leadership. Non ho dubbi che il mondo è un posto migliore grazie al loro sforzo. Dobbiamo farci incoraggiare da loro per fare di più perché le donne abbiano uno spazio equo”.
Hillary Clinton
La serata è stata inaugurata dalla performance de La Rappresentante di Lista che hanno eseguito Amare, il brano portato a Sanremo nel 2021, poi proseguita con vari interventi; dalla direttrice di Reuters Alessandra Galloni al Rettore dell’Università Ca' Foscari di Venezia (primo rettore donna della storia di questa storica università) Tiziana Lippiello, fino alla corrispondente della CNNClarissa Ward, appena rientrata dall’Afghanistan dove ha raccontato storie di resilienza e coraggio in questo drammatico momento storico. I momenti più intensi sono stati senza dubbio quelli delle testimonianze delle premiate.
Con Tiziana Lippiello
"La guerra ti prende tutto, l’unica cosa che non può prendere è l'educazione. Questo mi ha detto mia nonna sopravvissuta alla seconda guerra mondiale, grazie a lei e mia madre io ho potuto studiare e due anni fa con l’aiuto del governo ucraino e il mio team ho creato una scuola online in tempo di Covid – ha raccontato l’educatrice e imprenditrice ucraina Zoya Lytvyn – grazie a quella piattaforma oggi i rifugiati ucraini possono continuare a studiare e grazie al supporto di questo premio abbiamo potuto istituire quindici borse di studio. Voglio raccontarvi la storia di una di loro: Iula che che vive in una città occupata dell’Ucraina, dopo l’invasione il padre è andato volontario per difendere il nostro paese, a maggio Iula ha perso la sua casa in un bombardamento e ha avuto la notizia che il padre è stato ucciso dai soldati russi. Oggi Iula è cresciuta solo dalla mamma che fa fatica a darle un’educazione, grazie a questo riconoscimento potremo aiutare lei e altri ragazzini che hanno storie molto simili".
Shabnam Hassan Khan ha ritirato il DVF Award a nome di altre nove attiviste, giornaliste, imprenditrici, ex leader di varie organizzazioni che un anno dopo il ritiro degli Stati Uniti dall’Afghanistan continuano a battersi per i diritti delle donne. In questo anno l’organizzazione Vital voices global partnership, partner del premio, ha lavorato per evacuare circa 1200 donne e le loro famiglia, le dieci premiate fanno parte di quest ampio numero di rifugiate che usano la loro voce per non far abbassare l’attenzione sulle drammatiche condizioni attuali per le ragazze e donne afghane. "Il mondo conosce solo pochi centimetri del volto delle donne afghane, attraverso la mia arte voglio mostrare quello che non si vede – ha raccontato Shabnam Hassan Khan che con i suoi ritratti ad olio conquista la libertà del viso delle sue connazionali rispetto al burqa – Sono riuscita a convincere alcuni uomini del mio villaggio a far studiare le figlie mostrando che io ero il sostegno economico alla mia famiglia. Oggi sono nuovamente una rifugiata ma il mio cuore è in Afghanistan dove oggi non c’è neppure una donna nell'amministrazione del paese. Io continuerò a usare la mia voce e la mia arte perché anche lì ci siano pari opportunità per le donne”.
"È un onore arrivare qui dopo un lungo viaggio, iniziato dieci anni fa – ha detto l’attivista per il clima Hindou Oumarou Ibrahim ritirando il premio – Siamo tutti testimoni del cambiamento climatico ma dobbiamo dare più credito alle comunità indigene che sono in prima linea in questo. Agosto da noi è la stagione delle piogge e quando non piove è molto grave perché non cresce l’erba, che mangiano le mucche che producono il latte che è la base della nostra economia. Le comunità mondiali devono ispirarsi alle comunità indigene, costruire rifugi per la comunità e non distruggere la natura. Questo fa la mia organizzazione: dare voce alle donne indigene. Oggi arriviamo a questo premio che non è solo un onore ma è il modo che mi permette di tornare a casa a sostenere le donne della mia comunità e imparare da loro. Dedico questo premio alle sette generazioni di donne che mi hanno anticipato e quelle che verranno dopo di me".