ROMA - Il vigore del soffio è quello del 1982, il braccio in avanti indica l'inizio del gioco. Alle 17.15 del 5 luglio 2022 l'arbitro israeliano Abraham Klein ha fischiato di nuovo, quarant'anni dopo, l'inizio di Italia-Brasile 3-2. Col fischietto originale di quella partita, custodito a Zurigo nel Museo della Fifa e portato a Roma per l'occasione speciale. Un momento emozionante per celebrare una partita di calcio divenuta leggenda. Anche se lo stadio dove fu giocata non esiste più: il Sarriá di Barcellona è stato abbattuto per lasciare spazio a un quartiere residenziale. E l'eroe di quel tardo pomeriggio, Paolo Rossi, se n'è andato da un anno e mezzo.
È per Pablito che Klein, 88 anni e un buon italiano, è arrivato martedì pomeriggio al Salone d'Onore del Coni. Il suo fischio ha inaugurato la mostra "Paolo Rossi, un ragazzo d'oro", aperta al pubblico fino al 12 luglio. Un'esposizione piccola ma che racchiude tesori di inestimabile valore affettivo per i tifosi italiani: la maglia di Rossi della finale, gli scarpini, il pallone della partita, la Scarpa d'Oro del Mondiale, il Pallone d'Oro, la medaglia d'oro di Spagna '82. E poi le divise del Vicenza, della Juventus, la felpa della Nazionale. E le maglie regalate dagli avversari affrontati nel girone: Polonia, Perù e Camerun. Oltre a quelle donate e autografate da amici come Zoff, Mancini, Vialli. Un lavoro di ricerca curato da Sharon Ritossa e sostenuto, tra gli altri, da Fifa, Coni, Figc e Regione Lazio.
All'inaugurazione della mostra erano presenti anche due compagni di squadra di Rossi, Bruno Conti e Marco Tardelli. "Mi manca Paolo - ha raccontato Tardelli -, mi manca il suo sorriso. Di quel Mondiale lo ricordo mentre si aggrappava a Enzo Bearzot. E il ct lo sorreggeva certo che sarebbe tornato grande da un momento all'altro. Paolo è esploso perché ha sentito la nostra fiducia incondizionata, ha visto come lo stavamo proteggendo dalle pressioni esterne". La spedizione azzurra non arrivò infatti in Spagna con i favori del pronostico. "Anche alcuni politici e buona parte della stampa - ha ricordato Giovanni Malagò, presidente del Coni - non furono gentili con la squadra che poi si sarebbe rivelata meravigliosa".