Daniele Silvestre: "Latina, Ljudmila e la lezione della provincia, l'oro del tennis italiano"

Il coach di Samsonova racconta una favola con il lieto fine
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La parabola di Ljudmila Samsonova a Wimbledon è anche il lieto fine della storia sportiva che riguarda Daniele Silvestre.

Maestro di tennis, ex buon giocatore. Vive a Latina, ed è il nuovo coach emergente del circuito femminile ma, soprattutto è la conferma di un sistema Italia che funziona sempre più, grazie a una serie di satelliti ormai funzionanti e propedeutici al metodo Italia.

Daniele Silvestre è, fortunatamente per lui, vaccinato. Non al Covid 19 (probabilmente anche quello), ma è immunizzato alle emozioni e agli ostacoli che i grandi Slam portano in automatico come conseguenze impreviste.

Perché? Perché questo coach laziale in passato ha avuto a che fare con una certa Camila Giorgi, e conseguentemente con la sua famiglia (in particolar modo suo padre): dunque ha toccato con mano quali sono i problemi di gestione di una ragazza che magari fa boom immediatamente, velocemente e anche sorprendentemente. Con tutto quel che viene di conseguenza. Uscito di scena da quell'esperienza (di cui non parlerà nemmeno sotto tortura) Silvestre ha deciso di mettere un punto nella sua vita, ed è riuscito a rilevare un circolo sportivo a Latina (Tennis Club Nascosa) e ne ha fatto la sua base di Accademia, parola molto di moda nel tennis odierno.

Così, un po’ casualmente e un po’ meno (aveva deciso di occuparso solo di uomini, fortunatamente non è andata così) gli è arrivata tra le mani questa gemma grezza, Ljudmila Samsonova: era già stata da Riccardo Piatti, poi ad Anzio con i Piccari. Ha proseguito sul litorale, Ljudmila, dove ha trovato la persona giusta per la sua crescita, sia tennistica che umana. La tennista 22enne vive a Latina con il proprio ragazzo (mentre i genitori sono a Torino) e si allena felicemente con coach Silvestre.

Chi ha visto la partita contro Sloane Stephens avrà notato che la tennista russa parla perfettamente in italiano, si incita in italiano. Questo perché è arrivata in Italia che aveva un anno di vita, insieme ai genitori che avevano avuto un'offerta di lavoro (in special modo il padre essendo un ottimo pongista) a Torino. E in Italia si è formata e si trova tuttora bene. Peccato solo per una cosa, avrebbe potuto continuare a indossare la bandiera azzurra ma c’è stato un intoppo: al compimento dei suoi diciott'anni non è riuscita a ricevere il passaporto per motivi burocratici (leggasi: non aveva un reddito certo) e nessuno è riuscita a darle una mano, un aiuto, un contributo. Per cui è tornata ad essere di nazionalità russa, diciamo tornata perché aveva giocato con la dicitura Italia in alcune manifestazioni juniores.

Oggi che ha 22 anni ed è giunta agli ottavi di Wimbledon Ljudmila avrebbe potuto essere la numero 1 d'Italia e anche una base per la ricostruzione del tennis femminile. Tathiana Garbin si è battuta (lei la capitana di Fed Cup) ma è stato un po’ come Don Chisciotte e i mulini a vento.

L’exploit britannico allora rappresenta un’altra cosa: è il simbolo della crescita della provincia italiana, come sottolinea Daniele Silvestre, coetaneo di coach come Simone Vagnozzi e Flavio Cipolla, amici con i quali si confronta e cresce insieme. Poi, non ultimo, nell'avventura britannica con lui c'è anche un certo Umberto Ferrara, ossia il preparatore atletico che nel 2018 assisteva Marco Cecchinato nel suo exploit francese al Roland Garros, che culminò con la semifinale. Forse le cose non accadono per caso.