MILANO - Le Borse europee non riescono a ripartire, dopo aver bruciato in una sola seduta 230 miliardi di euro. Sulle mosse degli investitori si fa ancora sentire l'onda lunga della Fed che ha annunciato l'intenzione di ridurre gli stimoli all'economia americana (85 miliardi di acquisto bond ogni mese) dopo l'estate per poi valutare una fine completa dell'intervento a metà dell'anno prossimo. Un annuncio che spaventa i mercati, ma che in realtà si giustifica con una ripresa economica - secondo la banca centrale Usa - più solida.
La congiuntura però resta complicata: al taglio degli aiuti della Fed si aggiungono le preoccupazioni in arrivo dalla Cina e - di nuovo - dall'Europa. L'indice manifatturiero del colosso asiatico è sceso sotto il livello di guardia, il rischio credit crunch aumenta, mentre nel Vecchio continente la Grecia potrebbe aver bisogno di un nuovo salvataggio perché - come scrive il Financial Times - il Fondo monetario internazionale starebbe per interrompere i fondi d'aiuto ad Atene. E - come se non bastasse -, il Paese rischia una nuova crisi di governo con l'esecutivo sempre più debole dopo i tagli decisi al settore pubblico. Tagli decisi con la complicità dell'Ue che sempre più tratta la Grecia come un paria. La Borsa ellenica ha perso il 6%.
Dopo una partenza positiva, i listini invertono la rotta. A Milano Piazza Affari chiude in calo dell'1,89%, affossata da Mediobanca dopo la presentazione del piano industriale e dal resto del settore bancario. Ancora sotto i riflettori Rcs in vista del riassetto azionario: Piazzetta Cuccia uscirà dal patto di sindacato. Nel resto d'Europa, Londra ha ceduto lo 0,7%, Parigi l'1,1%, Francoforte l'1,6%.
Debole Wall Street alla chiusura dei mercati europei: dopo la peggiore seduta dal novembre 2011, il Dow Jones perde lo 0,3%, l'S&P lo 0,4% e il Nasdaq l'1%. L'euro si muove sopra quota 1,31 dollari con il biglietto verde trainato dall'annuncio della Fed. Si allentano lievemente le tensioni sul debito pubblico italiano con lo spread, la differenza di rendimento tra Btp e bund tedeschi che cala in area 285 punti: i titoli italiani rendono il 4,5%.
In Asia proseguono le vendite innescate dall'annuncio della Fed di chiudere il programma di acquisto di bond. Anche oggi sulle Borse orientali ha dominato il segno rosso, con l'eccezione di Tokyo (+1,66%), rimbalzata grazie all'indebolimento dello yen. Scendono di oltre il 4% i tassi overnight in Cina, dopo le forti tensioni di ieri, grazie alle indiscrezioni che danno la banca centrale cinese disponibile a fornire liquidità alle banche. Deboli Hong Kong e Sydney (-0,4%), male Seul (-1,5%).
Sul fronte delle materie prime, il petrolio tenta un recupero sui mercati asiatici ma si appresta a chiudere una settimana in passivo sulla scia della decisione della Fed Usa di avviare il ritiro degli stimoli all'economia. Il greggio Wti con consegna ad agosto risale a 93 dollari. Oro poco mosso dopo lo scivolone dei giorni scorsi: il metallo vale 1293 dollari l'oncia.
La congiuntura però resta complicata: al taglio degli aiuti della Fed si aggiungono le preoccupazioni in arrivo dalla Cina e - di nuovo - dall'Europa. L'indice manifatturiero del colosso asiatico è sceso sotto il livello di guardia, il rischio credit crunch aumenta, mentre nel Vecchio continente la Grecia potrebbe aver bisogno di un nuovo salvataggio perché - come scrive il Financial Times - il Fondo monetario internazionale starebbe per interrompere i fondi d'aiuto ad Atene. E - come se non bastasse -, il Paese rischia una nuova crisi di governo con l'esecutivo sempre più debole dopo i tagli decisi al settore pubblico. Tagli decisi con la complicità dell'Ue che sempre più tratta la Grecia come un paria. La Borsa ellenica ha perso il 6%.
Dopo una partenza positiva, i listini invertono la rotta. A Milano Piazza Affari chiude in calo dell'1,89%, affossata da Mediobanca dopo la presentazione del piano industriale e dal resto del settore bancario. Ancora sotto i riflettori Rcs in vista del riassetto azionario: Piazzetta Cuccia uscirà dal patto di sindacato. Nel resto d'Europa, Londra ha ceduto lo 0,7%, Parigi l'1,1%, Francoforte l'1,6%.
Debole Wall Street alla chiusura dei mercati europei: dopo la peggiore seduta dal novembre 2011, il Dow Jones perde lo 0,3%, l'S&P lo 0,4% e il Nasdaq l'1%. L'euro si muove sopra quota 1,31 dollari con il biglietto verde trainato dall'annuncio della Fed. Si allentano lievemente le tensioni sul debito pubblico italiano con lo spread, la differenza di rendimento tra Btp e bund tedeschi che cala in area 285 punti: i titoli italiani rendono il 4,5%.
In Asia proseguono le vendite innescate dall'annuncio della Fed di chiudere il programma di acquisto di bond. Anche oggi sulle Borse orientali ha dominato il segno rosso, con l'eccezione di Tokyo (+1,66%), rimbalzata grazie all'indebolimento dello yen. Scendono di oltre il 4% i tassi overnight in Cina, dopo le forti tensioni di ieri, grazie alle indiscrezioni che danno la banca centrale cinese disponibile a fornire liquidità alle banche. Deboli Hong Kong e Sydney (-0,4%), male Seul (-1,5%).
Sul fronte delle materie prime, il petrolio tenta un recupero sui mercati asiatici ma si appresta a chiudere una settimana in passivo sulla scia della decisione della Fed Usa di avviare il ritiro degli stimoli all'economia. Il greggio Wti con consegna ad agosto risale a 93 dollari. Oro poco mosso dopo lo scivolone dei giorni scorsi: il metallo vale 1293 dollari l'oncia.