MILANO - Dopo l'euforia dei listini scatenata dalle parole del governatore della Bce, Mario Draghi, i dati sull'occupazione americana di oggi erano molto attesi sui mercati internazionali. Negli Stati Uniti, secondo i conteggi del Dipartimento del Lavoro, il numero di occupati a giugno è salito di 195mila unità, più delle 165mila previste dagli analisti di Bloomberg, ma il tasso di disoccupazione è rimasto inchiodato al 7,6%, lo stesso livello registrato a maggio. Quanto alle retribuzioni orarie, il dato relativo ai dodici mesi terminati a giugno ha mostrato la più ampia progressione dal luglio 2011.
Alla pubblicazione dei dati, le Piazze europee hanno reagito con una prevedibile volatilità, correggendo le loro quotazioni al ribasso. Alla fine Milano cede l'1,73%, Francoforte registra un tonfo del 2,36%, Parigi dell'1,46% e Londra arretra dell'1,74%. Tra i titoli del Ftse Mib si è guardato alla chiusura dell'aumento di capitale di Rcs, dove Diego Della Valle e Fiat si sfidano per il controllo dell'editore del Corriere della Sera; martedì prenderà invece il via l'asta sull'inoptato, ma il titolo ha terminato debole a -1,2%. Male anche Telecom dopo aver congelato il possibile matrimonio con 3 Italia. Si stabilizza invece lo spread tra Btp e Bund, che tratta in area 270 punti base per un rendimento del titolo italiano al 4,4% alla chiusura delle Borse.
L'attesa, come detto, era molta perché l'andamento del mercato del lavoro americano è il parametro al quale il numero uno della Fed, Ben Bernanke, ha legato le prossime mosse della Banca centrale statunitense. Annunciando la riduzione del programma di stimolo all'economia (85 miliardi di acquisti di bond al mese) a partire da fine anno, per terminarlo nel 2014, Bernanke aveva posto come condizione il ritorno del tasso di disoccupazione sotto quota 7%. I dati sulla creazione di posti di lavoro - che sono stati rivisti al rialzo anche per i mesi scorsi - mostrano che effettivamente l'economia americana è in ripresa: la fiducia genera anche maggiore richiesta di occupazione e quindi il tasso di disoccupazione resta elevato, ma è una lancia spezzata in favore di chi vede la ripresa definitiva alle porte e quindi lo stop agli interventi straordinari della Fed. Anche perché il motore di questo recupero sta tutto nel settore privato, vista la stretta alla spesa pubblica e il conseguente snellimento degli organici governativi. E' prevalso così sui listini il timore del "tapering" da parte della Fed, la stretta agli stimoli, piuttosto che la tenuta di Wall Street, dove il Dow Jones ha chiuso a +0,98% e il il Nasdaq a +1,04. Bisogna ricordare che ieri la Piazza newyorkese era rimasta chiusa per l'Indipendence day e non ha potuto cogliere i guadagni generalizzati.
Intervista: il commento dell'esperto sulle mosse della Fed
Rimane dunque ben saldo il legame tra l'andamento dei mercati e le aspettative sulle decisioni dei governatori. Non a caso, ieri, i listini sono schizzati al rialzo una volta che il numero uno dell'Eurotower ha garantito una politica accomodante "ancora a lungo" e la prospettiva di avere tassi ancora "più bassi" rispetto all'attuale minimo storico dello 0,5%. Di fatto, Draghi accompagnerà ancora per mano i mercati europei e lo stesso farà Mark Carney alla guida della Bank of England. Anche perché, come dimostrano i dati sui consumi in Italia, la crisi non ha ancora mollato la presa. Anche altri dati macro di oggi testimoniano la difficoltà europea: continua a calare infatti la produzione industriale spagnola (-1,3% annuo a maggio), mentre in Germania gli ordini all'industria scendono dell'1,3% mensile a maggio, contro un atteso +1,2%. Negli ultimi tempi, d'altronde, più volte gli analisti si sono trovati a commentare mercati che si muovevano in direzione opposta rispetto a quella attesa dopo la pubblicazione di dati macroeconomici. E' avvenuto di recente, quando la crescita dell'economia americana nel primo trimestre dell'anno è stata pesantemente rivista al ribasso (+1,8% da +2,4%). Invece di un tracollo, sulle Piazze azionarie è arrivata una pioggia d'acquisti. Perché gli investitori hanno visto allontanarsi il disimpegno della Fed dal sostenere l'economia attraverso il piano d'acquisto da 85 miliardi di dollari di bond al mese.
In mattinata la Borsa di Tokyo aveva seguito il rally di ieri in Europa concludendo le contrattazioni in rialzo del 2,08%. Il mercato nipponico è stato galvanizzato anche dall'indice anticipatore - sintesi di 11 indicatori che danno il quadro completo dell'economia -, salito a maggio di 0,8 punti rispetto al mese precedente a 105,9 punti. Passano comunque, per il momento, in secondo piano anche i timori legati alla situazione dell'Egitto, del Portogallo e non da ultimo della Cina. A Pechino si è registrato un piccolo giallo che ha aggiunto tensione sulla salute dell'economia del colosso asiatico: è stata improvvisamente sospesa la pubblicazione di una rilevazione sul Pmi (l'indice stilato in base alle impressioni dei direttori degli acquisti) di alcuni comparti industriali imporanti come l'acciaio.
Sul versante valutario, l'euro continua ad arretrare e chiude in calo a 1,2830 dollari dopo aver toccato un minimo da sei settimane sul biglietto verde a quota 1,2805. Il dollaro, trainato dai positivi dati sull'occupazione, passa di mano per 100,90 yen. Il petrolio resta oltre soglia 100 dollari e il Wti sale anzi oltre quota 102 dollari. Le quotazioni dell'oro cedono quasi tre punti percentuali e oscillano intorno a 1.210 dollari l'oncia. Sul metallo giallo pesa sia il recupero economico Usa che alcune prese di profitto, arrivate dopo il mini-rimbalzo dei giorni scorsi.
Alla pubblicazione dei dati, le Piazze europee hanno reagito con una prevedibile volatilità, correggendo le loro quotazioni al ribasso. Alla fine Milano cede l'1,73%, Francoforte registra un tonfo del 2,36%, Parigi dell'1,46% e Londra arretra dell'1,74%. Tra i titoli del Ftse Mib si è guardato alla chiusura dell'aumento di capitale di Rcs, dove Diego Della Valle e Fiat si sfidano per il controllo dell'editore del Corriere della Sera; martedì prenderà invece il via l'asta sull'inoptato, ma il titolo ha terminato debole a -1,2%. Male anche Telecom dopo aver congelato il possibile matrimonio con 3 Italia. Si stabilizza invece lo spread tra Btp e Bund, che tratta in area 270 punti base per un rendimento del titolo italiano al 4,4% alla chiusura delle Borse.
L'attesa, come detto, era molta perché l'andamento del mercato del lavoro americano è il parametro al quale il numero uno della Fed, Ben Bernanke, ha legato le prossime mosse della Banca centrale statunitense. Annunciando la riduzione del programma di stimolo all'economia (85 miliardi di acquisti di bond al mese) a partire da fine anno, per terminarlo nel 2014, Bernanke aveva posto come condizione il ritorno del tasso di disoccupazione sotto quota 7%. I dati sulla creazione di posti di lavoro - che sono stati rivisti al rialzo anche per i mesi scorsi - mostrano che effettivamente l'economia americana è in ripresa: la fiducia genera anche maggiore richiesta di occupazione e quindi il tasso di disoccupazione resta elevato, ma è una lancia spezzata in favore di chi vede la ripresa definitiva alle porte e quindi lo stop agli interventi straordinari della Fed. Anche perché il motore di questo recupero sta tutto nel settore privato, vista la stretta alla spesa pubblica e il conseguente snellimento degli organici governativi. E' prevalso così sui listini il timore del "tapering" da parte della Fed, la stretta agli stimoli, piuttosto che la tenuta di Wall Street, dove il Dow Jones ha chiuso a +0,98% e il il Nasdaq a +1,04. Bisogna ricordare che ieri la Piazza newyorkese era rimasta chiusa per l'Indipendence day e non ha potuto cogliere i guadagni generalizzati.
Intervista: il commento dell'esperto sulle mosse della Fed
Rimane dunque ben saldo il legame tra l'andamento dei mercati e le aspettative sulle decisioni dei governatori. Non a caso, ieri, i listini sono schizzati al rialzo una volta che il numero uno dell'Eurotower ha garantito una politica accomodante "ancora a lungo" e la prospettiva di avere tassi ancora "più bassi" rispetto all'attuale minimo storico dello 0,5%. Di fatto, Draghi accompagnerà ancora per mano i mercati europei e lo stesso farà Mark Carney alla guida della Bank of England. Anche perché, come dimostrano i dati sui consumi in Italia, la crisi non ha ancora mollato la presa. Anche altri dati macro di oggi testimoniano la difficoltà europea: continua a calare infatti la produzione industriale spagnola (-1,3% annuo a maggio), mentre in Germania gli ordini all'industria scendono dell'1,3% mensile a maggio, contro un atteso +1,2%. Negli ultimi tempi, d'altronde, più volte gli analisti si sono trovati a commentare mercati che si muovevano in direzione opposta rispetto a quella attesa dopo la pubblicazione di dati macroeconomici. E' avvenuto di recente, quando la crescita dell'economia americana nel primo trimestre dell'anno è stata pesantemente rivista al ribasso (+1,8% da +2,4%). Invece di un tracollo, sulle Piazze azionarie è arrivata una pioggia d'acquisti. Perché gli investitori hanno visto allontanarsi il disimpegno della Fed dal sostenere l'economia attraverso il piano d'acquisto da 85 miliardi di dollari di bond al mese.
In mattinata la Borsa di Tokyo aveva seguito il rally di ieri in Europa concludendo le contrattazioni in rialzo del 2,08%. Il mercato nipponico è stato galvanizzato anche dall'indice anticipatore - sintesi di 11 indicatori che danno il quadro completo dell'economia -, salito a maggio di 0,8 punti rispetto al mese precedente a 105,9 punti. Passano comunque, per il momento, in secondo piano anche i timori legati alla situazione dell'Egitto, del Portogallo e non da ultimo della Cina. A Pechino si è registrato un piccolo giallo che ha aggiunto tensione sulla salute dell'economia del colosso asiatico: è stata improvvisamente sospesa la pubblicazione di una rilevazione sul Pmi (l'indice stilato in base alle impressioni dei direttori degli acquisti) di alcuni comparti industriali imporanti come l'acciaio.
Sul versante valutario, l'euro continua ad arretrare e chiude in calo a 1,2830 dollari dopo aver toccato un minimo da sei settimane sul biglietto verde a quota 1,2805. Il dollaro, trainato dai positivi dati sull'occupazione, passa di mano per 100,90 yen. Il petrolio resta oltre soglia 100 dollari e il Wti sale anzi oltre quota 102 dollari. Le quotazioni dell'oro cedono quasi tre punti percentuali e oscillano intorno a 1.210 dollari l'oncia. Sul metallo giallo pesa sia il recupero economico Usa che alcune prese di profitto, arrivate dopo il mini-rimbalzo dei giorni scorsi.