MILANO - L'annuncio della Federal Reserve di avviarsi verso la riduzione degli stimoli monetari ha dato il là a un periodo di volatilità che si conferma oggi. Se da una parte i mercati asiatici hanno reagito con nervosismo al rallentamento dell'economia cinese, in Europa la buona trimestrale di Apple e alcuni dati incoraggianti sull'attività economica hanno permesso ai listini di chiudere in rialzo, nonostante l'incertezza di Wall Street.
Le notizie provenienti da Oriente sono state inizialmente poco incoraggianti: il Pmi provvisorio cinese di Hsbc e Markit è calato infatti a 47,7 punti, dai 48,2 in giugno. Si è così ampliato il gap rispetto alla soglia di 50, che separa la fase di espansione dell'attività manifatturiera da quella di recessione. Per molti sottoindici sono stati aggiornati i minimi da quasi un anno e il dato segue il rallentamento del Pil nel secondo trimestre al +7,5%, andamento che secondo l'intenzione di Pechino si dovrebbe confermare nell'intero 2013, anche se più d'un analista è scettico al riguardo. Secondo Zhang Haidong, analista di Shanghai contattato dall'agenzia Usa Bloomberg, "il peggioramento dell'economia cinese solleva timori sul fatto che anche i profitti delle aziende ne possano risentire. Sembra che il governo continui a lasciare invariata la politica monetaria e questo trascinerà i mercati ancor più al ribasso". Da Pechino è arrivato anche il divieto per gli organismi del partito comunista e delle amministrazioni di costruire nuovi uffici, in un ennesimo tentativo di porre freno alla speculazione edilizia contenendo la bolla immobiliare e i flussi di investimenti pubblici.
In Europa, invece, l'attività manifatturiera francese è balzata a luglio ai massimi da 17 mesi, con il Pmi a 49,8 punti dai 48,4 di giugno. Stesso massimo per l'indice composito. Buone nuove sono giunte anche dal Pmi tedesco: l'indice che raggruppa tanto l'attività manifatturiera che i servizi è salito a 52,8 punti, ben oltre la soglia dell'espansione economica, ai massimi da cinque mesi. Guardando all'Eurozona, sono state battute le stime sia con il Pmi composito che con quello manifatturiero: sono saliti rispettivamente a 50,4 e 50,1 punti, portandosi quindi in fase di crescita. Il dato del manifatturiero è ai massimi da due anni. Torna poi d'attualità la questione della Grecia: l'Eurogruppo ha rimandato dopo il 29 luglio l'emissione della tranche d'aiuti da 2,5 miliardi, in attesa che il Parlamento adotti l'ultima manovra richiesta.
I mercati europei, scansata la debolezza asiatica, si sono confermati in rialzo nonostante l'incertezza di Wall Street: Londra recupera alla fine lo 0,35%, Francoforte lo 0,78% e Parigi l'1,1%. A Milano, il Ftse Mib supera gli altri listini e chiude in rialzo dell'1,26%, sostenuto anche da una repentina correzione dello spread e dalla buona lena del comparto bancario. Il differenziale di rendimento tra Btp e Bund tedeschi ritraccia a 272 punti, con una cedola per il decennale italiano del 4,35% sul mercato secondario e per l'indebolimento dei titoli tedeschi. Tra i singoli titoli milanesi, ha sofferto ancora Stmicroelectronics: gli analisti hanno tagliato i giudizi dopo la trimestrale. Il giudizio "sell" di Ubs ha affossato invece Tod's e un altro report negativo, questa volta da Morgan Stanley, ha abbattuto le quotazioni di Saipem. La Borsa ha ignorato comunque l'ennesimo calo delle vendite al dettaglio, mentre a giugno l'Istat stima un calo dell'export italiano extra-Ue dell'1,9%, ma il bilancio resta positivo con un surplus di 2,5 miliardi.
Negli Stati Uniti ha battuto le attese la trimestrale di Apple, di ieri sera, che ha riportato così un po' di ottimismo in vista dei prossimi appuntamenti societari. La giornata è partita bene con la performance di Ford, che ha superato le attese degli analisti con 1,23 miliardi di utili; è andata male invece per Caterpillar, il cui utile trimestrale è affondato del 43%, con i ricavi in contrazione del 16%. Boeing è andata oltre le aspettative di profitti, a quota 1,09 miliardi, e c' grande attesa ora per i numeri di Facebook. Sul fronte macroeconomico le richieste di mutui sono calate dell'1,2% nell'ultima settimana, ma sono andate meglio del previsto le vendite di nuove case a giugno: con una crescita dell'8,3% sono risultate ai massimi da cinque anni. Wall Street, alla chiusura dei mercati Ue, procede contrastata: Dow Jones e S&P500 cedono lo 0,1%, il Nasdaq recupera lo 0,35%.
Nell'area asiatica, in mattinata, cinque azioni dell'indice Msci hanno registrato una flessione ogni tre che hanno segnato una crescita. Alla fine, anche la Borsa di Tokyo ne ha risentito e l'indice Nikkei ha limato lo -0,32%, scontando anche il rallentamento dell'export di giugno al +7,4% (complice la frenata della vicina Cina) per un deficit commerciale che nel primo semestre è balzato (+66% annuo) a nuovi record. Si è trattato comunque di una giornata di scambi molto flebili, ai minimi dallo scorso dicembre.
L'euro chiude in lieve rialzo a 1,3232 dollari e si rafforza leggermente anche sulla valuta giapponese a 132,52 yen. Anche il dollaro cresce sullo yen a 100,15. Il prezzo del petrolio è in leggero calo a New York: cede lo 0,8% e passa sotto quota 107 dollari al barile quando chiudono gli scambi europei. Lieve flessione anche per i prezzi dell'oro, reduci dai massimi da oltre un mese sopra 1.345 dollari l'oncia; il lingotto con consegna immediata viene ora scambiato intorno a 1.335 dollari.
Le notizie provenienti da Oriente sono state inizialmente poco incoraggianti: il Pmi provvisorio cinese di Hsbc e Markit è calato infatti a 47,7 punti, dai 48,2 in giugno. Si è così ampliato il gap rispetto alla soglia di 50, che separa la fase di espansione dell'attività manifatturiera da quella di recessione. Per molti sottoindici sono stati aggiornati i minimi da quasi un anno e il dato segue il rallentamento del Pil nel secondo trimestre al +7,5%, andamento che secondo l'intenzione di Pechino si dovrebbe confermare nell'intero 2013, anche se più d'un analista è scettico al riguardo. Secondo Zhang Haidong, analista di Shanghai contattato dall'agenzia Usa Bloomberg, "il peggioramento dell'economia cinese solleva timori sul fatto che anche i profitti delle aziende ne possano risentire. Sembra che il governo continui a lasciare invariata la politica monetaria e questo trascinerà i mercati ancor più al ribasso". Da Pechino è arrivato anche il divieto per gli organismi del partito comunista e delle amministrazioni di costruire nuovi uffici, in un ennesimo tentativo di porre freno alla speculazione edilizia contenendo la bolla immobiliare e i flussi di investimenti pubblici.
In Europa, invece, l'attività manifatturiera francese è balzata a luglio ai massimi da 17 mesi, con il Pmi a 49,8 punti dai 48,4 di giugno. Stesso massimo per l'indice composito. Buone nuove sono giunte anche dal Pmi tedesco: l'indice che raggruppa tanto l'attività manifatturiera che i servizi è salito a 52,8 punti, ben oltre la soglia dell'espansione economica, ai massimi da cinque mesi. Guardando all'Eurozona, sono state battute le stime sia con il Pmi composito che con quello manifatturiero: sono saliti rispettivamente a 50,4 e 50,1 punti, portandosi quindi in fase di crescita. Il dato del manifatturiero è ai massimi da due anni. Torna poi d'attualità la questione della Grecia: l'Eurogruppo ha rimandato dopo il 29 luglio l'emissione della tranche d'aiuti da 2,5 miliardi, in attesa che il Parlamento adotti l'ultima manovra richiesta.
I mercati europei, scansata la debolezza asiatica, si sono confermati in rialzo nonostante l'incertezza di Wall Street: Londra recupera alla fine lo 0,35%, Francoforte lo 0,78% e Parigi l'1,1%. A Milano, il Ftse Mib supera gli altri listini e chiude in rialzo dell'1,26%, sostenuto anche da una repentina correzione dello spread e dalla buona lena del comparto bancario. Il differenziale di rendimento tra Btp e Bund tedeschi ritraccia a 272 punti, con una cedola per il decennale italiano del 4,35% sul mercato secondario e per l'indebolimento dei titoli tedeschi. Tra i singoli titoli milanesi, ha sofferto ancora Stmicroelectronics: gli analisti hanno tagliato i giudizi dopo la trimestrale. Il giudizio "sell" di Ubs ha affossato invece Tod's e un altro report negativo, questa volta da Morgan Stanley, ha abbattuto le quotazioni di Saipem. La Borsa ha ignorato comunque l'ennesimo calo delle vendite al dettaglio, mentre a giugno l'Istat stima un calo dell'export italiano extra-Ue dell'1,9%, ma il bilancio resta positivo con un surplus di 2,5 miliardi.
Negli Stati Uniti ha battuto le attese la trimestrale di Apple, di ieri sera, che ha riportato così un po' di ottimismo in vista dei prossimi appuntamenti societari. La giornata è partita bene con la performance di Ford, che ha superato le attese degli analisti con 1,23 miliardi di utili; è andata male invece per Caterpillar, il cui utile trimestrale è affondato del 43%, con i ricavi in contrazione del 16%. Boeing è andata oltre le aspettative di profitti, a quota 1,09 miliardi, e c' grande attesa ora per i numeri di Facebook. Sul fronte macroeconomico le richieste di mutui sono calate dell'1,2% nell'ultima settimana, ma sono andate meglio del previsto le vendite di nuove case a giugno: con una crescita dell'8,3% sono risultate ai massimi da cinque anni. Wall Street, alla chiusura dei mercati Ue, procede contrastata: Dow Jones e S&P500 cedono lo 0,1%, il Nasdaq recupera lo 0,35%.
Nell'area asiatica, in mattinata, cinque azioni dell'indice Msci hanno registrato una flessione ogni tre che hanno segnato una crescita. Alla fine, anche la Borsa di Tokyo ne ha risentito e l'indice Nikkei ha limato lo -0,32%, scontando anche il rallentamento dell'export di giugno al +7,4% (complice la frenata della vicina Cina) per un deficit commerciale che nel primo semestre è balzato (+66% annuo) a nuovi record. Si è trattato comunque di una giornata di scambi molto flebili, ai minimi dallo scorso dicembre.
L'euro chiude in lieve rialzo a 1,3232 dollari e si rafforza leggermente anche sulla valuta giapponese a 132,52 yen. Anche il dollaro cresce sullo yen a 100,15. Il prezzo del petrolio è in leggero calo a New York: cede lo 0,8% e passa sotto quota 107 dollari al barile quando chiudono gli scambi europei. Lieve flessione anche per i prezzi dell'oro, reduci dai massimi da oltre un mese sopra 1.345 dollari l'oncia; il lingotto con consegna immediata viene ora scambiato intorno a 1.335 dollari.