MILANO - Meno lavoratori di quelli che gli analisti si aspettavano spingono in rosso Wall Street (il Dow Jones cede lo 0,2%) che trascina con sé, le Borse europee. L'economia americana ha creato 162mila nuovi posti di lavoro in luglio, con un tasso di disoccupazione pari al 7,4%, il minimo degli ultimi 4 anni, ma non in linea con quanto si aspettavano gli analisti che prevedevano un aumento di 185mila unità. In questo contesto Piazza Affari chiude in rosso dello 0,24% condizionata anche dalla forte volatilità di Mediaset che paga i conti semestrali e la condanna di Berlusconi. Vendite anche su Telecom Italia dopo aver annunciato un rosso di 1,4 miliardi al 30 giugno e aver tagliato i target sui margini 2013. Nel resto del Vecchio continente Londra cede lo 0,54%, Francoforte lima uno 0,05%, mentre Parigi avanza dello 0,07%. L'euro chiude in rialzo a quota 1,3293 dollari, mentre il biglietto verde si rafforza sulla scia delle dichiarazioni di politica monetaria accomodante da parte delle banche centrali.
Lo spread, la differenza di rendimento tra i Btp e i bund tedeschi, che misura la rischiosità del debito italiano è in calo in area 260 punti a dimostrazione che per il mercato la tenuta del governo non è - per il momento - a rischio. La Fed prima e la Bce poi hanno confermato il costo del denaro ai minimi storici e garantito che la liquidità rimarrà disponibile ancora a lungo e sicuramente fino a quando sarà necessario. Resta critica la situazione in Europa. In Spagna, cala il numero dei disoccupati per il quarto mese consecutivo e scende dell'1,4% a 4,7 milioni di unità, ma il tasso di disoccupazione si attesta al 26,3%.
In mattinata, intanto, Tokyo ha chiuso la seduta in forte rialzo. Nel finale il Nikkei ha raggiunto i 14.466,16 punti, in rialzo del 3,29%). C'è fiducia sulle prospettive dell'economia del paese e tra gli analisti iniziano a fiorire stime di target ambiziosi per la piazza asiatica: quota 16mila punti entro marzo.
Sul fronte delle materie prime sono in crescita le quotazioni del petrolio: il Wti con scadenza a settembre guadagna 93 centesimi a 108 dollari al barile grazie alle buone aspettative sull'economia e in particolare sull'industria Usa. Avanza anche il Brent sale a a 110,1 dollari. L'oro oscilla intoro a quota 1.300 dollari l'oncia: a pesare sul metallo, che in settimana ha ceduto il 2,9%, sono le aspettative di ripresa dell'economia Usa che fanno venire meno l'appetito degli investitori per i beni rifugio.
Lo spread, la differenza di rendimento tra i Btp e i bund tedeschi, che misura la rischiosità del debito italiano è in calo in area 260 punti a dimostrazione che per il mercato la tenuta del governo non è - per il momento - a rischio. La Fed prima e la Bce poi hanno confermato il costo del denaro ai minimi storici e garantito che la liquidità rimarrà disponibile ancora a lungo e sicuramente fino a quando sarà necessario. Resta critica la situazione in Europa. In Spagna, cala il numero dei disoccupati per il quarto mese consecutivo e scende dell'1,4% a 4,7 milioni di unità, ma il tasso di disoccupazione si attesta al 26,3%.
In mattinata, intanto, Tokyo ha chiuso la seduta in forte rialzo. Nel finale il Nikkei ha raggiunto i 14.466,16 punti, in rialzo del 3,29%). C'è fiducia sulle prospettive dell'economia del paese e tra gli analisti iniziano a fiorire stime di target ambiziosi per la piazza asiatica: quota 16mila punti entro marzo.
Sul fronte delle materie prime sono in crescita le quotazioni del petrolio: il Wti con scadenza a settembre guadagna 93 centesimi a 108 dollari al barile grazie alle buone aspettative sull'economia e in particolare sull'industria Usa. Avanza anche il Brent sale a a 110,1 dollari. L'oro oscilla intoro a quota 1.300 dollari l'oncia: a pesare sul metallo, che in settimana ha ceduto il 2,9%, sono le aspettative di ripresa dell'economia Usa che fanno venire meno l'appetito degli investitori per i beni rifugio.