MILANO - Gli Stati Uniti sono pronti al blitz sulla Siria, che nelle intenzioni dovrebbe portare a una guerra lampo di tre giorni con l'impiego di soli missili per piegare il regime di Assad. Mentre parte il conto alla rovescia e il presidente americano, Barack Obama, è sul punto di sciogliere le ultime riserve, i mercati globali continuano a scontare la preoccupazione per un'azione che pochi credono possa rimanere circoscritta al territorio siriano. Non a caso l'indice Vix, che misura l'attesa volatilità sui mercati, è balzato solo ieri del 12%, portandosi ai massimi dalla fine di giugno. Continua intanto il crollo delle valute emergenti, con la rupia indiana a nuovi minimi sul dollari.
Le Borse europee - reduci dal peggior tonfo in nove settimane (per l'indice Stoxx Europe 600) - chiudono una giornata ancora all'insegna dell'incertezza, mentre Milano allunga il passo nel finale e strappa un punto percentuale di guadagno dopo aver accusato i cali più pesanti negli ultimi giorni. La stessa incertezza dell'Ue si è vissuta in Giappone, con la Borsa di Tokyo che ha chiuso in ribasso dell'1,51% e ai minimi degli ultimi mesi sui timori per le ripercussioni del possibile intervento militare. L'indice Nikkei si è attestato a quota 13.338,46 dopo la terza seduta negativa di fila, il livello più basso dal 27 giugno. Male anche l'indice Topix che ha perso l'1,8%.
Nel Vecchio Continente, Londra cede alla fine lo 0,17%, Francoforte l'1,03% e Parigi lo 0,21%. Piazza Affari (+0,98% il Ftse Mib) beneficia anche dell'ottimismo sulla soluzione alla questione Imu, che allontana gli spettri della crisi in attesa di affrontare il nodo giudiziario di Silvio Berlusconi. Il passaggio risolutivo resta il reperimento delle coperture necessarie per abolire l'imposta e quindi riformarla; in cima all'agenda resta l'idea di ricorrere ad accise sui giochi per mettere in cascina 7-800 milioni utili alla causa. Ciò si riflette su Gtech, già penalizzata nei giorni scorsi in seguito a queste ipotesi. A trainare il listino sono state le banche popolari: Bpm, reduce dall'aggiornamento del piano industriale e dal ritorno in utile, Banco Popolare e Ubi, che si riscatta all'indomani dei conti. Prosegue la debolezza di Mediaset, mentre salgono le quotazioni dei petroliferi con il rincaro delle materie prime.
Sul versante obbligazionario, lo spread si restringe a 253 punti. I titoli decennali italiani rendono il 4,3% sul mercato secondario e recuperano una discreta distanza dai Bonos spagnoli, il cui differenziale sui tedeschi è dieci punti più ampio. Dopo l'asta di Btp e Ctz di ieri, conclusa con un leggero rialzo dei rendimenti di questi ultimi, oggi il Tesoro ha venduto tutti gli 8,5 miliardi di euro di Bot a 6 mesi con il tasso in leggerissimo rialzo e domanda stabile. Il rendimento medio è salito allo 0,886% dallo 0,799% dell'asta di luglio. La domanda è stata pari a 1,47 volte l'importo offerto, come nell'asta del mese scorso.
Sul fronte macroeconomico si registra il nuovo scivolone per le vendite al dettaglio in Italia, calate del 3 per cento annuo a giugno. Nel Belpaese, d'altra parte, più di nove milioni di persone sono in "disagio occupazionale". Scende intanto, a sorpresa dopo i buoni dati di ieri dell'indice Ifo, la fiducia dei consumatori tedeschi: l'indice scende a settembre a 6,9 - che registrato il mese scorso il record degli ultimi sei anni a quota 7 - contro attese per un ritocco a 7,1. A livello continentale la Bce traccia un nuovo calo dei prestiti ai privati, scesi di 1,9 punti a luglio. L'euro chiude in lieve calo rispetto alla quotazione di ieri. La moneta unica passa di mano a 1,3334 contro 1,3390 di ieri. Stabile a 130,30 il rapporto con lo yen mentre il cambio dollaro/yen sale a 97,72.
Negli Stati Uniti, i compromessi per l'acquisto di case occupate sono calati dell'1,3% nel mese di luglio, poco sotto le attese, mentre le richieste di mutui sono scese del 2,5% a quota 439,2 punti nel corso dell'ultima settimana. Alla chiusura dei mercati europei Wall Street si muove in leggero rialzo dopo il calo di ieri: il Dow Jones e lo S&P salgono dello 0,3% e il Nasdaq dello 0,5%.
La questione siriana spinge il prezzo del petrolio, dando il là ai rincari della benzina sulla rete dei distributori. Il petrolio tocca le punte da diciotto mesi in mattinata, poi passa di mano in area 110 dollari al barile per il Wti e 115,5 dollari per il Brent: entrambi guadagnano più dell'1% alla chiusura dei mercati Ue. Si stabilizza l'oro, con i prezzi sempre vicini ai massimi da maggio: il metallo prezioso è scambiato a 1.419 dollari l'oncia per il contratto a dicembre.
Le Borse europee - reduci dal peggior tonfo in nove settimane (per l'indice Stoxx Europe 600) - chiudono una giornata ancora all'insegna dell'incertezza, mentre Milano allunga il passo nel finale e strappa un punto percentuale di guadagno dopo aver accusato i cali più pesanti negli ultimi giorni. La stessa incertezza dell'Ue si è vissuta in Giappone, con la Borsa di Tokyo che ha chiuso in ribasso dell'1,51% e ai minimi degli ultimi mesi sui timori per le ripercussioni del possibile intervento militare. L'indice Nikkei si è attestato a quota 13.338,46 dopo la terza seduta negativa di fila, il livello più basso dal 27 giugno. Male anche l'indice Topix che ha perso l'1,8%.
Nel Vecchio Continente, Londra cede alla fine lo 0,17%, Francoforte l'1,03% e Parigi lo 0,21%. Piazza Affari (+0,98% il Ftse Mib) beneficia anche dell'ottimismo sulla soluzione alla questione Imu, che allontana gli spettri della crisi in attesa di affrontare il nodo giudiziario di Silvio Berlusconi. Il passaggio risolutivo resta il reperimento delle coperture necessarie per abolire l'imposta e quindi riformarla; in cima all'agenda resta l'idea di ricorrere ad accise sui giochi per mettere in cascina 7-800 milioni utili alla causa. Ciò si riflette su Gtech, già penalizzata nei giorni scorsi in seguito a queste ipotesi. A trainare il listino sono state le banche popolari: Bpm, reduce dall'aggiornamento del piano industriale e dal ritorno in utile, Banco Popolare e Ubi, che si riscatta all'indomani dei conti. Prosegue la debolezza di Mediaset, mentre salgono le quotazioni dei petroliferi con il rincaro delle materie prime.
Sul versante obbligazionario, lo spread si restringe a 253 punti. I titoli decennali italiani rendono il 4,3% sul mercato secondario e recuperano una discreta distanza dai Bonos spagnoli, il cui differenziale sui tedeschi è dieci punti più ampio. Dopo l'asta di Btp e Ctz di ieri, conclusa con un leggero rialzo dei rendimenti di questi ultimi, oggi il Tesoro ha venduto tutti gli 8,5 miliardi di euro di Bot a 6 mesi con il tasso in leggerissimo rialzo e domanda stabile. Il rendimento medio è salito allo 0,886% dallo 0,799% dell'asta di luglio. La domanda è stata pari a 1,47 volte l'importo offerto, come nell'asta del mese scorso.
Sul fronte macroeconomico si registra il nuovo scivolone per le vendite al dettaglio in Italia, calate del 3 per cento annuo a giugno. Nel Belpaese, d'altra parte, più di nove milioni di persone sono in "disagio occupazionale". Scende intanto, a sorpresa dopo i buoni dati di ieri dell'indice Ifo, la fiducia dei consumatori tedeschi: l'indice scende a settembre a 6,9 - che registrato il mese scorso il record degli ultimi sei anni a quota 7 - contro attese per un ritocco a 7,1. A livello continentale la Bce traccia un nuovo calo dei prestiti ai privati, scesi di 1,9 punti a luglio. L'euro chiude in lieve calo rispetto alla quotazione di ieri. La moneta unica passa di mano a 1,3334 contro 1,3390 di ieri. Stabile a 130,30 il rapporto con lo yen mentre il cambio dollaro/yen sale a 97,72.
Negli Stati Uniti, i compromessi per l'acquisto di case occupate sono calati dell'1,3% nel mese di luglio, poco sotto le attese, mentre le richieste di mutui sono scese del 2,5% a quota 439,2 punti nel corso dell'ultima settimana. Alla chiusura dei mercati europei Wall Street si muove in leggero rialzo dopo il calo di ieri: il Dow Jones e lo S&P salgono dello 0,3% e il Nasdaq dello 0,5%.
La questione siriana spinge il prezzo del petrolio, dando il là ai rincari della benzina sulla rete dei distributori. Il petrolio tocca le punte da diciotto mesi in mattinata, poi passa di mano in area 110 dollari al barile per il Wti e 115,5 dollari per il Brent: entrambi guadagnano più dell'1% alla chiusura dei mercati Ue. Si stabilizza l'oro, con i prezzi sempre vicini ai massimi da maggio: il metallo prezioso è scambiato a 1.419 dollari l'oncia per il contratto a dicembre.