Economia

La Bce alla guerra delle valute
per rilanciare l'export europeo

Con il taglio dei tassi deciso giovedì scorso Mario Draghi ha provato anche ad alimentare la ripresa, soprattutto nei paesi più deboli della moneta unica, con il volano delle esportazioni, fatto girare da un cambio più basso e più favorevole

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MILANO - Occhio al cambio. Tagliando al minimo storico dello 0,25 per cento il costo del denaro presso la Bce, Mario Draghi ha aperto due partite. La prima, aperta e visibile a tutti, è quella di rilanciare l'economia europea, ormai sull'orlo della deflazione, dando ossigeno, a costi più bassi, alle imprese. La seconda, coperta, anzi esplicitamente negata (la Bce, formalmente, non ha voce in capitolo sul cambio dell'euro) è quella di entrare nella guerra delle valute, alimentando la ripresa, soprattutto nei paesi più deboli della moneta unica, con il volano delle esportazioni, fatto girare da un cambio più basso e più favorevole. Difficile che la prima partita porti lontano, soprattutto nei prossimi mesi. La partita che conta è la seconda. E potrebbe dare risultati in fretta.

Il taglio del costo del denaro è l'arma classica per contrastare la recessione, ma la sua efficacia diminuisce, man mano che i tassi si avvicinano a zero. Soprattutto, questa crisi ha dimostrato che le decisioni di politica monetaria della Bce non hanno lo stesso effetto in tutta l'area euro. In gergo tecnico, l'hanno chiamata "frammentazione" del mercato monetario. I dati raccolti da Geo-Graphics spiegano di cosa si tratta. Una riduzione dell'1 per cento dei tassi praticati dalla Bce si traduce in una riduzione di quasi l'1 per cento per le imprese tedesche, austriache, francesi. Per le imprese italiane, quell'1 per cento in meno a Francoforte si traduce solo in un 0,5 per cento in meno a Milano o a Treviso. In Spagna e in Portogallo, la riduzione si limita allo 0,4 per cento. In Grecia allo 0,1 per cento. La situazione era anche peggiore un anno fa. Tuttavia, Draghi ha riconosciuto che, mentre la frammentazione era andata restringendosi fra il luglio 2012 e il luglio 2013, negli ultimi mesi il processo si è arrestato.

Inoltre, le banche europee si stanno muovendo in direzione opposta all'allargamento del credito. Morgan Stanley segnala che, fra l'estate 2012 e quella 2013, hanno liquidato prestiti e investimenti per 2 mila 300 miliardi di euro, mille miliardi solo nella primavera di quest'anno. Difficile che tornino sui propri passi, nel momento in cui i loro conti vengono passati al microscopio dalla stessa Bce, nel suo nuovo ruolo di supervisore. Secondo Holger Schmieding, di Berenberg Bank, le banche europee per rimettere mano ai prestiti aspetteranno, almeno, che ci siano i primi risultati grezzi degli stress test, cioè la prossima estate.

Nel frattempo, però, il deprezzamento del cambio potrebbe aver cominciato a ridar fiato alle imprese europee. Fra aprile e fine ottobre, il cambio sul dollaro era salito di dieci punti, da 1,28 a 1,38. Rispetto alle principali valute, l'apprezzamento era stato del 7,2 per cento. Una mazzata, se si considera che, secondo i calcoli Unicredit, un apprezzamento del 10 per cento equivale ad un rincaro di 0,5-1 punto dei tassi di interesse che, a loro volta, tagliano la crescita del Pil dello 0,8 per cento in due anni, ma, soprattutto, nel primo.  Viceversa, nel caso di deprezzamento.

Ora, la decisione appena presa dalla Bce ha preso in contropiede gli hedge funds che avevano puntato 12 miliardi di dollari, speculando su un ulteriore rialzo dell'euro e li ha costretti a liquidare affannosamente le loro posizioni. Questo ha consentito all'euro di percorrere a ritroso circa metà del guadagno realizzato, sul dollaro, rispetto ad aprile. Venerdì 8, l'euro era a 1,33 sul dollaro. Secondo l'analisi compiuta da Bloomberg è solo l'inizio: c'è il 50 per cento di probabilità che, per aprile prossimo, l'euro sia tornato al cambio di dodici mesi prima, il minimo di 1,28 sul dollaro. Crédit Suisse è, sostanzialmente d'accordo: i suoi analisti prevedono l'euro a 1,30 dollari entro tre mesi e a 1,28 prima della fine del 2014.