Economia

Ultim'ora

Perquisizioni per l’ex vice presidente della Regione Sicilia Armao. È il marito di Bartolozzi, già nello staff di Nordio

L'accordo sul nucleare in Iran
spinge in ribasso petrolio e yen

I mercati azionari asiatici beneficiano della debolezza della moneta nipponica e segnano rialzi diffusi: Tokyo sfiora i massimi da oltre cinque anni con un +1,5%. Anche i listini europei seguono il buon andamento in Oriente, nuovo record per Francoforte. Milano stona con le banche. Deboli i dati sull'immobiliare americano, intanto Wall Street riparte di slancio con lo S&P 500 sopra 1.800 e il Nasdaq che sfonda quota 4.000 punti

3 minuti di lettura
MILANO - L'accordo sul nucleare dell'Iran indirizza le contrattazioni alla riapertura dei mercati globali. Secondo quanto ratificato a Ginevra nel fine settimana, il Paese orientale dovrebbe limitare i suoi progetti sull'atomo in cambio di un allentamento alle restrizioni e sanzioni in materia di petrolio, industria automobilistica, oro e metalli preziosi. L'effetto, secondo gli analisti, è immediato e sensibile sul versante del petrolio: i prezzi registrano un forte calo fin dalla contrattazione sui mercati asiatici. Anche a New York si conferma il ribasso: le quotazioni perdono lo 0,8% a 93,9 dollari. Giù anche il lingotto d'oro con consegna immediata, scambiato ai minimi da un mese a 1.240 dollari l'oncia.

Secondo il Wsj, le tensioni sull'Iran legate al taglio delle sue esportazioni di greggio nel caso di un conflitto nell'area Mediorientale, contribuiscono a tenere il prezzo del petrolio tra 5 e 10 dollari più alto. Basti pensare che tra il 2011 e il 2012, con l'irrigidirsi delle posizioni, le esportazioni iraniane sono scese di 1 milione di barili al giorno, che ora potrebbero tornare sul mercato.

Ma non è solo sulle materie prime che si fa sentire l'effetto dello storico e controverso accordo dopo un decennio di impasse. I mercati asiatici segnano diffusi rialzi dopo che Wall Street, venerdì, ha chiuso ancora in crescita dello 0,34% con il Dow Jones, mentre lo S&P 500 ha superato per la prima volta quota 1.800 punti al termine degli scambi. La riapertura delle contrattazioni di inizio settimana non cambia segno: il Dow segna un rialzo dello 0,2% come il Nasdaq che ha superato per la prima volta quota 4mila punti prima di ritracciare. Lo S&P 500 avanza dello 0,1%. 

I mercati azionari europei seguono la scia positiva dell'Asia e si rinfrancano con la Borsa americana. Sale in altalena il Ftse Mib di Piazza Affari, che vira in territorio negativo e chiude in rosso dello 0,2% con la debolezza del comparto bancario, con Mps che si ferma in fondo al listini in seguito alla possibilità di un aumento di capitale a forte sconto. Le vicissitudini di governance interne a Bpm fanno zoppicare anche l'azione di Piazza Meda. Tra gli altri titoli della Borsa milanese si mette ancora in luce Salvatore Ferragamo, già reduce da un apprezzamento di oltre 15 punti percentuali nelle ultime sei sedute. In grande spolvero, sempre per restare al lusso, Tod's. E' in terreno negativo Mediaset all'indomani dell'uscita di Silvio Berlusconi su grazia e colpo di Stato, in compagnia di Fiat che ritarda il percorso di quotazione di Chrysler. Nel resto d'Europa, il Dax di Francoforte guadanga lo 0,88% fissando il nuovo record a 9.299,95 punti, l'Ftse 100 di Londra segna +0,3% e il Cac 40 di Parigi sale dello 0,55%.

Lo spread, la differenza tra il rendimento di Btp e Bund, si muove in leggero rialzo in area 235 punti base, ma il titolo decennale italiano rimane stabile su una cedola del 4,08%. L'euro si stabilizza sul dollaro in chiusura di seduta intorno a quota 1,35, ma anche la moneta unica europea si rafforza nei confronti dello yen: viene scambiata a quota 137,35 sulla divisa nipponica.

Nel Vecchio Continente non si segnala un'agenda macroeconomica particolarmente ricca, ad eccezione dei dati provenienti dalla Francia relativi alla fiducia delle imprese che è rimasta stabile con l'indice a quota 98 punti. Più d'impatto quelli americani: il numero di compromessi per case esistenti ha mostrato ancora la debolezza settore immobiliare, con riflessi sulla Fed e sull'avvio del tapering, lo stop agli stimoli straordinari. I compromessi per acquisto delle case in ottobre sono scesi dello 0,6% mensile, per un -1,6% annuo, ai minimi da 10 mesi. Bene, invece, l'indice Pmi complessivo negli Usa che è salito a 57,1 punti a novembre dai 49,6 punti di ottobre, al top dall'aprile 2012. Cala, invece l'indice manifatturiero di Dallas a 1,9 da 3,6 punti.

In mattinata, come detto, sui mercati d'Oriente si è ritrovato l'appetito verso il rischio, come ha spiegato Toshiya Yamauchi a Bloomberg da Tokyo, a seguito dell'accordo sul nucleare a spingere i listini. Situazione amplificata dalla debolezza dello yen, moneta che viene associata alla sicurezza e che quindi tende ad apprezzarsi quando si diffonde incertezza sui mercati globali. Il dollaro passa di mano oltre quota 101,8 nei confronti della divisa nipponica e così la Borsa di Tokyo registra un avvio di settimana boom: chiude con il terzo rialzo consecutivo raggiungendo i nuovi massimi da sei mesi e sfiorando il top da 5 anni e mezzo. Alla fine, l'indice Nikkei ha segnato un progresso dell'1,54% a quota 15.619,13 punti. La Borsa di Sidney ha chiuso in rialzo dello 0,34%, mentre le piazze indiane proseguono la scia positiva con notevoli guadagni.