MILANO - I listini europei chiudono con cautela nell'ultima giornata di scambi dell'anno, dopo che l'indice composito del Vecchio Continente Stoxx 600 si è riportato ai massimi dal maggio 2008. In Giappone, invece, il 2013 va già in archivio con un record quarantennale e gli Stati Uniti si avviano a chiudere l'anno con una capitalizzazione delle maggiori imprese quotate in rialzo di ben 3.700 miliardi di dollari negli ultimi dodici mesi.
Se in Oriente si stappa dunque alla politica espansiva del governo e del governatore, in Europa e negli Stati Uniti gli investitori sono ancora contagiati dall'entusiasmo. Venendo all'Italia, Piazza Affari chiude con l'indice Ftse Mib che guadagna lo 0,06% a 18.967,71 punti: l'intero 2013 si chiue così con un guadagno del 16,5% circa. Nel resto del Vecchio Continente, Francoforte segna una chiusura negativa dello 0,39%, che non intacca la miglior performance europea complessiva con un +25% nel 2013. Londra arretra dello 0,29%, mentre Parigi è invariata (-0,05%).
Il 2013 dei mercati mondiali
Wall Street ha aperto in modo incerto la penultima seduta dell'anno, ma l'S&P 500 si appresta ad archiviare la migliore performance annuale dal 1997. Quando in Europa chiudono i mercati, il Dow Jones segna un +0,1%, l'S&P500 è invariato e il Nasdaq cede lo 0,1%. Bloomberg calcola che le compagnie dello S&P500 valgono oggi 3.700 miliardi di dollari in più rispetto a quanto accadeva dodici mesi or sono: nel corso del 2013 l'indice ha segnato un rialzo del 29 per cento, il maggiore dal 1978, spinto dai tassi a zero imposti da Ben Bernanke e sull'onda lunga del sostegno della Fed, che solo nell'ultima riunione ha deciso di iniziare la stretta degli stimoli monetari ma garantendo comunque un grande paracadute ai mercati. Dal fronte macroeconomico oggi è emerso che l'indice della Fed di Dallas sull'attività manifatturiera è salito a 3,1 punti a dicembre, ma ha deluso le attese. Stesso discorso per le vendite di case a novembre: hanno segnato +0,2 punti contro il +1 previsto dagli analisti.
Tornando al listino milanese, il faro del mercato si è acceso su Mps, dopo l'assemblea di sabato che ha accolto la linea della Fondazione (primo socio al 33,5% circa) di differire l'aumento di capitale. L'azione della banca ha faticato a far prezzo, salvo poi rientrare in contrattazione con un calo fragoroso e limare via via le perdite per chiudere in leggero rialzo. Tra gli altri titoli, in evidenza Fiat, ancora premiata dalle indiscrezioni sul raggiungimento a breve di un accordo con il sindacato Veba per l'acquisto delle restante quota detenuta da quest'ultimo in Chrysler, controllata del Lingotto.
Il Tesoro ha concluso l'ultima asta di titoli di Stato dell'anno, piazzando Btp a cinque e dieci anni. Per la scadenza più lunga, sono stati venduti tutti i 2,5 miliardi, con tassi in lieve rialzo e domanda in leggero calo: il tasso è salito al 4,11% dal 4,01% del mese scorso, mentre la domanda è stata pari a 1,34 volte l'importo offerto contro l'1,53 precedente. Discorso diverso per i cinque anni: ne sono stati assegnati 3 miliardi, con rendimento medio sceso al 2,71% dal 2,89% dell'asta di ottobre. La domanda è stata pari a 1,28 volte l'importo offerto, in discesa da 1,65 volte.
Dopo il collocamento, lo spread tra Btp e Bund ha registrato una sensibile riduzione in area 215 punti base, con i decennali italiani che rendono il 4,09% sul mercato secondario e tornano sotto quelli spagnoli: il rendimento del debito italiano è ai minimi dal luglio 2011. Dal fronte macroeconomico si registra il nuovo miglioramento del clima di fiducia delle imprese a dicembre, grazie soprattutto al settore delle costruzioni. I prezzi alla produzione, invece, sono scesi a novembre dello 0,1% rispetto al mese precedente e dell'1,8% tendenziale: su base annua si tratta del nono mese consecutivo di rallentamento (da marzo 2013) ma in lieve stabilizzazione (era -2% ad ottobre). L'euro è sostanzialmente stabile. La moneta unica, che in mattinata aveva aperto sopra 1,37 rispetto al biglietto verde, si attesta a 1,3817. L'euro si rafforza anche sullo yen e scambia a 145,14.
Tokyo ha anticipato i botti di fine anno e terminato l'ultima seduta del 2013 (riaprirà solo il 6 gennaio) ancora in rialzo, con l'indice Nikkei che è salito dello 0,69% - oltre 16mila punti - e torna ai massimi dal novembre del 2007: in dodici mesi ha recuperato il 57 per cento circa del suo valore, un balzo che può essere ritrovato solo andando indietro nel tempo fino al 1972. Si conferma quindi l'effetto benefico della politica del premier Shinzo Abe, la cosiddetta "Abenomics", che ha armato il braccio della Banca centrale sostenendone il programma straordinario di supporto all'economia per centrare il risultato di un'inflazione al 2 per cento nel giro di un paio d'anni. Dichiarazioni e strategie che hanno abbattuto lo yen nei confronti del dollaro, favorendo il commercio verso l'estero e riportando gli investitori sui titoli delle aziende esportatrici.
Quanto alle materie prime, alla chiusura dei mercati Ue i future a febbraio del petrolio Wti cedono lo 0,4% a 99,9 dollari al barile a New York, quelli a febbraio dell'oro registrano un calo dello 0,6% a 1.206 dollari l'oncia.
Se in Oriente si stappa dunque alla politica espansiva del governo e del governatore, in Europa e negli Stati Uniti gli investitori sono ancora contagiati dall'entusiasmo. Venendo all'Italia, Piazza Affari chiude con l'indice Ftse Mib che guadagna lo 0,06% a 18.967,71 punti: l'intero 2013 si chiue così con un guadagno del 16,5% circa. Nel resto del Vecchio Continente, Francoforte segna una chiusura negativa dello 0,39%, che non intacca la miglior performance europea complessiva con un +25% nel 2013. Londra arretra dello 0,29%, mentre Parigi è invariata (-0,05%).
Il 2013 dei mercati mondiali
Wall Street ha aperto in modo incerto la penultima seduta dell'anno, ma l'S&P 500 si appresta ad archiviare la migliore performance annuale dal 1997. Quando in Europa chiudono i mercati, il Dow Jones segna un +0,1%, l'S&P500 è invariato e il Nasdaq cede lo 0,1%. Bloomberg calcola che le compagnie dello S&P500 valgono oggi 3.700 miliardi di dollari in più rispetto a quanto accadeva dodici mesi or sono: nel corso del 2013 l'indice ha segnato un rialzo del 29 per cento, il maggiore dal 1978, spinto dai tassi a zero imposti da Ben Bernanke e sull'onda lunga del sostegno della Fed, che solo nell'ultima riunione ha deciso di iniziare la stretta degli stimoli monetari ma garantendo comunque un grande paracadute ai mercati. Dal fronte macroeconomico oggi è emerso che l'indice della Fed di Dallas sull'attività manifatturiera è salito a 3,1 punti a dicembre, ma ha deluso le attese. Stesso discorso per le vendite di case a novembre: hanno segnato +0,2 punti contro il +1 previsto dagli analisti.
Tornando al listino milanese, il faro del mercato si è acceso su Mps, dopo l'assemblea di sabato che ha accolto la linea della Fondazione (primo socio al 33,5% circa) di differire l'aumento di capitale. L'azione della banca ha faticato a far prezzo, salvo poi rientrare in contrattazione con un calo fragoroso e limare via via le perdite per chiudere in leggero rialzo. Tra gli altri titoli, in evidenza Fiat, ancora premiata dalle indiscrezioni sul raggiungimento a breve di un accordo con il sindacato Veba per l'acquisto delle restante quota detenuta da quest'ultimo in Chrysler, controllata del Lingotto.
Il Tesoro ha concluso l'ultima asta di titoli di Stato dell'anno, piazzando Btp a cinque e dieci anni. Per la scadenza più lunga, sono stati venduti tutti i 2,5 miliardi, con tassi in lieve rialzo e domanda in leggero calo: il tasso è salito al 4,11% dal 4,01% del mese scorso, mentre la domanda è stata pari a 1,34 volte l'importo offerto contro l'1,53 precedente. Discorso diverso per i cinque anni: ne sono stati assegnati 3 miliardi, con rendimento medio sceso al 2,71% dal 2,89% dell'asta di ottobre. La domanda è stata pari a 1,28 volte l'importo offerto, in discesa da 1,65 volte.
Dopo il collocamento, lo spread tra Btp e Bund ha registrato una sensibile riduzione in area 215 punti base, con i decennali italiani che rendono il 4,09% sul mercato secondario e tornano sotto quelli spagnoli: il rendimento del debito italiano è ai minimi dal luglio 2011. Dal fronte macroeconomico si registra il nuovo miglioramento del clima di fiducia delle imprese a dicembre, grazie soprattutto al settore delle costruzioni. I prezzi alla produzione, invece, sono scesi a novembre dello 0,1% rispetto al mese precedente e dell'1,8% tendenziale: su base annua si tratta del nono mese consecutivo di rallentamento (da marzo 2013) ma in lieve stabilizzazione (era -2% ad ottobre). L'euro è sostanzialmente stabile. La moneta unica, che in mattinata aveva aperto sopra 1,37 rispetto al biglietto verde, si attesta a 1,3817. L'euro si rafforza anche sullo yen e scambia a 145,14.
Tokyo ha anticipato i botti di fine anno e terminato l'ultima seduta del 2013 (riaprirà solo il 6 gennaio) ancora in rialzo, con l'indice Nikkei che è salito dello 0,69% - oltre 16mila punti - e torna ai massimi dal novembre del 2007: in dodici mesi ha recuperato il 57 per cento circa del suo valore, un balzo che può essere ritrovato solo andando indietro nel tempo fino al 1972. Si conferma quindi l'effetto benefico della politica del premier Shinzo Abe, la cosiddetta "Abenomics", che ha armato il braccio della Banca centrale sostenendone il programma straordinario di supporto all'economia per centrare il risultato di un'inflazione al 2 per cento nel giro di un paio d'anni. Dichiarazioni e strategie che hanno abbattuto lo yen nei confronti del dollaro, favorendo il commercio verso l'estero e riportando gli investitori sui titoli delle aziende esportatrici.
Quanto alle materie prime, alla chiusura dei mercati Ue i future a febbraio del petrolio Wti cedono lo 0,4% a 99,9 dollari al barile a New York, quelli a febbraio dell'oro registrano un calo dello 0,6% a 1.206 dollari l'oncia.