MILANO - La Federal Reserve convince i mercati che si fidano delle parole di Janet Yellen: il rialzo dei tassi di 25 punti base è un segnale di fiducia verso la ripresa economica globale. Certo restano rischi al ribasso, dettati soprattuto dal rallentamento dei Paesi emergenti, ma anche per questo la Fed ha rassicurato che le future strette monetarie saranno graduali e gli analisti scommettono su quattro rialzi di 25 punti base nel 2016 in modo da portare i tassi all'1,5% alla fine del prossimo anno. Insomma la Yellen non ha deluso le attese del mercato annunciando il primo rialzo dei tassi di interesse dal giugno 2006 portanto il costo del denaro allo 0,25%-0,50%. La ragionevolezza della mossa trova per altro conferma oggi, con il calo delle richieste settimanali di sussidi per la disoccupazione di 11mila unità, a quota 271mila: risultato migliore delle attese.
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A rincuorare gli investitori è stato anche il fatto che la decisione di ieri sia stata presa all'unanimità. Almeno due banche, Barclays e Bank of America, hanno usato la frase "the Fed awakens" nelle loro ricerche per sottolineare la fine di un'era della politica monetaria Usa, una frase usata anche in riferimento al "Risveglio della forza", l'ultimo film della saga Star Wars appena arrivato nei cinema italiani e atteso per domani negli Stati Uniti. A Milano, Piazza Affari chiude in rialzo dell'1,48%, dopo aver superato il +2% durante la giornata. Londra cresce dello 0,68%, Francoforte avanza del 2,57% e Parigi dell'1,14%. Chiusura grosso modo stabile per lo spread tra Btp e Bund, che chiude a quota 102 punti base, per un rendimento dell'1,62%. A Wall Street scattano le prese di beneficio dopo il rialzo di ieri, che ha fatto seguito all'annuncio Fed: alla chiusura dei mercati europei il Dow Jones e il Nasdaq limano quasi un punto percentuale.
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Non penalizza gli acquisti neppure l'indice Ifo tedesco secondo cui la fiducia degli imprenditori è scesa a dicembre a quota 108,7 punti (gli analisti che si aspettavano un livello pari a 109 punti, lo stesso raggiunto nel precedente mese di novembre). Dalla Bce è arrivato il monito sui rischi della ripresa, che si conferma comunque all'1,5% nel 2015 per l'area euro. Rischi che si manifestano in Italia, ad esempio, dove il commercio estero paga la crisi dei mercati emergenti. Eurostat rileva intanto che i costi orari del lavoro nella zona euro sono aumentati dell'1,1% nella zona euro e dell'1,8% nella Ue nel terzo trimestre 2015 rispetto allo stesso trimestre dell'anno scorso, con un rallentamento sul secondo trimestre. Oltre ai sussidi di disoccupazione, negli Usa si registra la crescita del deficit delle partite correnti a 124,12 miliardi nel terzo trimestre e il calo sotto le attese dell'indide della Fed di Philadelphia a -5,9 punti.
In mattinata, intanto, era stata la Borsa di Tokyo la prima a festeggiare la decisione della Fed con il Nikkei che ha guadagnato l'1,59%, attestandosi a quota 19.353,56. Bene anche il Topix che che è cresciuto dell'1,56% ed è arrivato a quota 1.564,71 punti. Sempre in Asia la decisione della Fed ha spinto lo yuan cinese ai minimi da quattro anni e mezzo: un deprezzamento da imputare, secondo i trader, al rafforzamento del dollaro sui mercati globali, che ha guadagnato sullo yen e sull'euro dopo l'annuncio del governatore della Fed, Janet Yellen. La moneta unica chiude in calo a 1,0833 dollari e 132,92 yen. Da segnalare anche il tracollo del peso in argentino all'avvio del mercato, all'indomani dell'annuncio da parte del governo dell'abolizione del controllo sui cambi. Il dollaro segna un balzo di oltre il 40% nei confronti della valuta argentina a 15 pesos contro 9,84 alla chiusura di ieri. Il controllo sui cambi era stato introdotto nel 2011 per impedire fughe valutarie.
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Tra le materie prime, invece, il prezzo del petrolio continua ad arretrare sulla scia dell'ingente (4,8 milioni di barili) e inatteso rialzo delle scorte settimanali Usa comunicato ieri dal dipartimento dell'Energia. Il light crude Wti di New York cede 8 cent a 35,44 dollari al barile dopo aver segnato ieri la chiusura più bassa dal febbraio 2009 al Nymex a quota 35,52 dollari al barile. Il Brent di Londra perde 15 cent a 37,24 dollari al barile. In calo anche le quotazioni dell'oro: il lingotto con consegna immediata cede lo 0,7% a 1.064 dollari l'oncia.
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A rincuorare gli investitori è stato anche il fatto che la decisione di ieri sia stata presa all'unanimità. Almeno due banche, Barclays e Bank of America, hanno usato la frase "the Fed awakens" nelle loro ricerche per sottolineare la fine di un'era della politica monetaria Usa, una frase usata anche in riferimento al "Risveglio della forza", l'ultimo film della saga Star Wars appena arrivato nei cinema italiani e atteso per domani negli Stati Uniti. A Milano, Piazza Affari chiude in rialzo dell'1,48%, dopo aver superato il +2% durante la giornata. Londra cresce dello 0,68%, Francoforte avanza del 2,57% e Parigi dell'1,14%. Chiusura grosso modo stabile per lo spread tra Btp e Bund, che chiude a quota 102 punti base, per un rendimento dell'1,62%. A Wall Street scattano le prese di beneficio dopo il rialzo di ieri, che ha fatto seguito all'annuncio Fed: alla chiusura dei mercati europei il Dow Jones e il Nasdaq limano quasi un punto percentuale.
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Non penalizza gli acquisti neppure l'indice Ifo tedesco secondo cui la fiducia degli imprenditori è scesa a dicembre a quota 108,7 punti (gli analisti che si aspettavano un livello pari a 109 punti, lo stesso raggiunto nel precedente mese di novembre). Dalla Bce è arrivato il monito sui rischi della ripresa, che si conferma comunque all'1,5% nel 2015 per l'area euro. Rischi che si manifestano in Italia, ad esempio, dove il commercio estero paga la crisi dei mercati emergenti. Eurostat rileva intanto che i costi orari del lavoro nella zona euro sono aumentati dell'1,1% nella zona euro e dell'1,8% nella Ue nel terzo trimestre 2015 rispetto allo stesso trimestre dell'anno scorso, con un rallentamento sul secondo trimestre. Oltre ai sussidi di disoccupazione, negli Usa si registra la crescita del deficit delle partite correnti a 124,12 miliardi nel terzo trimestre e il calo sotto le attese dell'indide della Fed di Philadelphia a -5,9 punti.
In mattinata, intanto, era stata la Borsa di Tokyo la prima a festeggiare la decisione della Fed con il Nikkei che ha guadagnato l'1,59%, attestandosi a quota 19.353,56. Bene anche il Topix che che è cresciuto dell'1,56% ed è arrivato a quota 1.564,71 punti. Sempre in Asia la decisione della Fed ha spinto lo yuan cinese ai minimi da quattro anni e mezzo: un deprezzamento da imputare, secondo i trader, al rafforzamento del dollaro sui mercati globali, che ha guadagnato sullo yen e sull'euro dopo l'annuncio del governatore della Fed, Janet Yellen. La moneta unica chiude in calo a 1,0833 dollari e 132,92 yen. Da segnalare anche il tracollo del peso in argentino all'avvio del mercato, all'indomani dell'annuncio da parte del governo dell'abolizione del controllo sui cambi. Il dollaro segna un balzo di oltre il 40% nei confronti della valuta argentina a 15 pesos contro 9,84 alla chiusura di ieri. Il controllo sui cambi era stato introdotto nel 2011 per impedire fughe valutarie.
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Tra le materie prime, invece, il prezzo del petrolio continua ad arretrare sulla scia dell'ingente (4,8 milioni di barili) e inatteso rialzo delle scorte settimanali Usa comunicato ieri dal dipartimento dell'Energia. Il light crude Wti di New York cede 8 cent a 35,44 dollari al barile dopo aver segnato ieri la chiusura più bassa dal febbraio 2009 al Nymex a quota 35,52 dollari al barile. Il Brent di Londra perde 15 cent a 37,24 dollari al barile. In calo anche le quotazioni dell'oro: il lingotto con consegna immediata cede lo 0,7% a 1.064 dollari l'oncia.