Economia

La disoccupazione indebolisce i listini.
Milano chiude debole, spread stabile a 198

I mercati sono convinti che la ripresa americana sarà più solida delle attese: crescono gli occupati nel settore privato Usa, ma Wall Street è debole prima della pubblicazione dei verbali del Fomc. Ma la disoccupazione preoccupa ancora l'Europa e i listini chiudono in rosso, con Milano a -0,2% dopo aver visto i massimi dal 2011. I rendimenti dei Btp decennali al 3,8%

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MILANO - L'Asia archivia la prima seduta positiva del 2014, ma l'incertezza di Wall Street e gli alti livelli di disoccupazione in Europa e Italia non piacciono agli operatori del Vecchio continente, con l'effetto che i listini chiudono deboli. Inizialmente, i mercati sembravano scommettere su una ripresa economica più robusta del previsto come, d'altra parte, aveva già annunciato il Fondo monetario internazionale lo scorso dicembre: l'organizzazione guidata da Christine Lagarde potrebbe, infatti, alzare le stime sulla crescita globale. Previsioni che secondo gli economisti interpellati da Bloomberg potrebbero convincere la Federal Reserve a ridurre gli stimoli monetari all'economia americana di 10 miliardi al mese per i prossimi sette incontri del Fomc per poi azzerarli a dicembre: il tapering è iniziato il mese scorso con il taglio dell'acquisto di bond e titoli da 85 a 75 miliardi.

Per capire in che direzione abbia intenzione di muoversi la Banca americana bisognerà però aspettare la pubblicazione dei verbali, questa sera, del Fomc, il braccio di politica monetaria. Nel frattempo i dati sugli occupati Usa nel settore privato mostrano una crescita di 238 mila unità a dicembre, oltre l'atteso incremento di 200 mila, e sostengono il disimpegno della Fed. Le richieste di mutui sono aumentate del 2,6% nell'ultima settimana censita. In Italia, la disoccupazione a novembre è salita al 12,7%: vola quella giovanile. Nell'Eurozona si è confermata al 12,1%, stesso livello raggiunto fin da aprile, mentre nell'Ue è rimasta stabile al 10,9%. La Germania, invece, ha registrato un nuovo surplus della bilancia commerciale salito a novembre a 17,8 miliardi, oltre le attese di 17,5 miliardi, spinto dall'aumento dell'export e dal calo delle importazioni. Nell'Eurozona, infine, il volume delle vendite al dettaglio è aumentato dell'1,4% rispetto a ottobre (-0,4%) e dell'1,2% nella Ue (dopo -0,5%).

In questo contesto a Milano Piazza Affari vive una giornata in altalena sopra e sotto la pari, senza mai segnare scossoni particolari ma rivedendo a tratti i massimi dall'estate del 2011. Alla fine il Ftse Mib segna un calo dello 0,17%; soffre Fiat dopo la messa sotto osservazione del rating da parte di Moody's. Occhi anche su Mps, dopo che la BaFin ha messo nel mirino Deutsche Bank per la questione derivati. Nel resto del Vecchio continente, invece, Londra cede lo 0,5% finale, mentre Parigi arretra dello 0,04% in linea con Francoforte (-0,09%); solo Madrid spunta il segno positivo (+0,74%). Contrastata Wall Street: il Dow Jones perde lo 0,43%, il Nasdaq avanza dello 0,30% mentre lo S&P 500 cede lo 0,03%.

Si stabilizza lo spread: la differenza di rendimento tra Btp e Bund tedeschi a 10 anni è a 198 punti con i titoli italiani che rendono il 3,8%, mentre i tedeschi si avvicinano alla soglia del 2%. Giovedì si riunisce, per la prima volta dell'anno, il board della Banca centrale europea: con il rialzo del rendimento del Bund è possibile che in consiglio si ripeta lo scontro tra Berlino e il presidente Mario Draghi che vuole continuare con una politica monetaria espansiva per sostenere la crescita. A maggior ragione dopo l'uscita dell'Irlanda dal programma europeo di aiuti e la fine della recessione in Spagna. L'euro chiude in lieve calo a 1,3599 dollari. In recupero lo yen, che avanza a 142,64 sull'euro e a 104,85 sul dollaro.

Come detto, questa mattina, Tokyo ha chiuso in buon rialzo grazie alla rimonta di Wall Street e al rialzo del dollaro sullo yen. L'indice Nikkei dei titoli guida ha archiviato la seduta in rialzo dell'1,94%. La maggior parte delle azioni che avevano perso terreno nelle due sedute precedenti hanno invertito la rotta, soprattutto quelle delle aziende che beneficiano dello yen più debole e delle buone prospettive economiche negli Stati Uniti. Sotto i riflettori il colosso giapponese di videogiochi Nintendo che è balzato del 10,76% sulle attese di crescita dei ricavi e dei profitti fuori dal Giappone.

Sul fronte delle materie prime, mentre in Europa terminano gli scambi a New York il petrolio a febbraio è in calo in area 93 dollari al barile, l'oro con la stessa scadenza cede mezzo punto percentuale a 1.223 dollari l'oncia.