MILANO - Dagli Stati Uniti all'Europa. Il Vecchio continente torna al centro delle attenzioni degli investitori nel giorno della prima riunione dell'anno del board della Bce che ha lasciato invariato allo 0,25% il costo del denaro, con il presidente Mario Draghi che nella consueta conferenza stampa invita a non farsi illusioni sulla fine della crisi: la Bce è comunque pronta a intervenire ancora. Tutto questo mentre ieri sera dai verbali dell'ultima riunione del Fomc, il braccio di politica monetaria della Federal Reserve, è emerso che il tapering, la riduzione progressiva degli stimoli monetari all'economia Usa, continuerà tutto l'anno per azzerare gli acquisti di bond - oggi fissati a 75 miliardi di dollari al mese - entro dicembre. Una dichiarazione che tuttavia era già stata in qualche modo scontata dai mercati più concentrati sui dati sull'occupazione Usa a dicembre in arrivo domani, mentre le richieste di sussidio alla dissocupazione sono calate - oltre le stime - a quota 330mila unita. Intanto, la fiducia nell'economia europea tornata ai livelli del 2011. L'euro chiude in calo a 1,3580 dollari e 142,31 yen, ai minimi da 5 settimane.
E mentre prende il via la stagione delle trimestrali americane con il debutto di Alcoa, Wall Street chiude in calo con il Dow Jones che cede lo 0,10% e il Nasdaq che lascia sul terreno lo 0,23%, mentre l'indice S&P500 è praticamente invariato con un +0.03%.
Abbastanza per smorzare l'ottimismo che in mattinata aveva pervaso l'Europa. Si salva Milano con Piazza Affari che chiude in rialzo dello 0,34% dopo aver guadagnato quasi l'1,4%: nel resto del Vecchio continente il Dax di Francoforte perde lo 0,8%, il Cac 40 di Parigi cede lo 0,84%, il Ftse 100 di Londra arretra dello 0,45%. Tra i titoli in sofferenza sul listino italiano Tod's che paga il giudizio negativo di Bofa, mentre continua il rally di Mediaset sulle ipotesi di un riassetto della pay tv. In lieve rialzo lo spread: la differenza di rendimento tra Btp e Bund tedeschi a 10 anni è in salita a quota 200 punti base, dopo essere sceso fino a 192 punti basi ai minimi dal 4 luglio 2011, con i titoli italiani che sul mercato secondario rendono il 3,9%. Sul fronte macroeconomico si registra anche l'aumento della produzione industriale in Germania dove è salita dell'1,9% congiunturale a novembre e del 3,5% annuo: il dato batte le attese del mercato che prevedevano una crescita mensile dell'1,5 per cento.
In mattinata, intanto, le prese di beneficio e la prudenza degli investitori alla vigilia della diffusione dei dati sull'occupazione Usa di dicembre frenano la Borsa di Tokyo che chiude le contrattazioni in flessione dell'1,50%. L'indice Nikkei, che a fine 2013 era ai massimi degli ultimi sei anni, cede 241,12 punti, a 15.880,33. In Cina, l'indice dei prezzi al consumo è salito del 2,6% nel 2013, sotto il target massimo del governo di +3,5%. I prezzi alimentari relativamente stabili hanno contribuito a frenare l'inflazione. Sul fronte delle materie prime, il petrolio è in rialzo sui mercati. Il greggio Wti scende a 92 dollari, mentre l'oro sale a 1225 dollari l'oncia.
E mentre prende il via la stagione delle trimestrali americane con il debutto di Alcoa, Wall Street chiude in calo con il Dow Jones che cede lo 0,10% e il Nasdaq che lascia sul terreno lo 0,23%, mentre l'indice S&P500 è praticamente invariato con un +0.03%.
Abbastanza per smorzare l'ottimismo che in mattinata aveva pervaso l'Europa. Si salva Milano con Piazza Affari che chiude in rialzo dello 0,34% dopo aver guadagnato quasi l'1,4%: nel resto del Vecchio continente il Dax di Francoforte perde lo 0,8%, il Cac 40 di Parigi cede lo 0,84%, il Ftse 100 di Londra arretra dello 0,45%. Tra i titoli in sofferenza sul listino italiano Tod's che paga il giudizio negativo di Bofa, mentre continua il rally di Mediaset sulle ipotesi di un riassetto della pay tv. In lieve rialzo lo spread: la differenza di rendimento tra Btp e Bund tedeschi a 10 anni è in salita a quota 200 punti base, dopo essere sceso fino a 192 punti basi ai minimi dal 4 luglio 2011, con i titoli italiani che sul mercato secondario rendono il 3,9%. Sul fronte macroeconomico si registra anche l'aumento della produzione industriale in Germania dove è salita dell'1,9% congiunturale a novembre e del 3,5% annuo: il dato batte le attese del mercato che prevedevano una crescita mensile dell'1,5 per cento.
In mattinata, intanto, le prese di beneficio e la prudenza degli investitori alla vigilia della diffusione dei dati sull'occupazione Usa di dicembre frenano la Borsa di Tokyo che chiude le contrattazioni in flessione dell'1,50%. L'indice Nikkei, che a fine 2013 era ai massimi degli ultimi sei anni, cede 241,12 punti, a 15.880,33. In Cina, l'indice dei prezzi al consumo è salito del 2,6% nel 2013, sotto il target massimo del governo di +3,5%. I prezzi alimentari relativamente stabili hanno contribuito a frenare l'inflazione. Sul fronte delle materie prime, il petrolio è in rialzo sui mercati. Il greggio Wti scende a 92 dollari, mentre l'oro sale a 1225 dollari l'oncia.