Economia

La Cina taglia i tassi a sorpresa.
Le Borse ripiegano con Wall Street

Pechino ha iniettato nuova liquidità sul mercato per sostenere la crescita economica dopo il rallentamento mostrato dai dati sul Pil. Sorridono i listini asiatici e a ruota quelli europei, Milano chiude in leggero rialzo
 

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MILANO - La Cina ridà fiato alle Borse mondiali con la decisione a sopresa di iniettare nuova liquidità sui mercati con il taglio del costo del denaro, mentre Wall Street smorza gli entusiasmi con i timori per un nuovo giro di "tapering", riduzione degli stimoli straordinari, da parte della Federal Reserve. La mossa di Pechino è arrivata all'indomani del dato sul rallentamento del Pil - cresciuto del 7,7% nel 2013 - e delle previsioni sull'anno in corso che potrebbe registrare la più debole crescita dal 1989. A preoccupare Pechino è soprattutto la frenata del settore manifatturiero, rimasto praticamento invariato tra dicembre e novembre: l'industria resta, infatti, la chiave della crescita economica dell'ex Impero celeste. Dal Fmi, intanto, arriva la previsione di un'accelerata della ripresa globale, con segnali invece negativi per l'Italia. Immediata la reazione positiva della Borse asiatiche alle mosse cinesi, con Tokyo che ha messo a segno un balzo dello 0,99% dopo tre sedute negative.

Accoglienza positiva anche sui listini europei, che ieri avevano archiviato una seduta fiacca condizionata anche dalla chiusura per il Martin Luther King day di Wall Street. La giornata si chiude con leggeri rialzi: Piazza Affari segna un rialzo finale dello 0,11%. A Milano si mette in luce Finmeccanica, in buon rialzo insieme a tutto il comparto bancario. Maglia nera per Telecom Italia, ma soffrono anche Saipem e Moncler dopo la pesante bocciatura di Ubs. Chiude in rialzo Fiat dopo l'ufficializzazione della salita al 100% di Chrysler. Nel resto d'Europa, Londra chiude invariata, come Parigi, mentre Francoforte aggiunge lo 0,15%. Non condiziona gli acquisti la diffusione dell'indice tedesco Zew sulla fiducia delle imprese calato a 61,7 punti: le stime degli analisti era per un rialzo a gennaio su dicembre. Intanto nell'area Ocse il tasso di occupazione sale al 65,2%. Andamento contrastato per Wall Street.
Il Dow Jones perde lo 0,26% a 16.415,73 punti, il Nasdaq sale dello 0,67% a 4.225,76 punti mentre lo S&P 500 avanza dello 0,3% a 1.843,7 punti. Volano invece le azioni Blackberry: il ministero della Difesa Usa ha ordinato 80.000 smartphone della società canadese, da mesi in difficoltà, facendo decollare il titolo del 9,36%.

L'euro tratta in calo sul dollaro ma in rialzo sullo yen. La moneta unica europea, secondo le rilevazioni della Bce, viene scambiata oggi a 1,3526 dollari contro 1,3566 ieri e a 141,58 yen contro 141,05 yen in precedenza. Poco mosso anche lo spread, la differenza di rendimento tra Btp e Bund decennali tedeschi, in area 207 punti base. I titoli italiani rendono sul mercato secondario il 3,83% nonostante le tensioni sulla riforma della legge elettorale che dividono il Pd. La Spagna, intanto, ha assegnato titoli di Stato a 6 e 12 mesi per 3,96 miliardi di euro, appena sotto il target massimo di 4 miliardi, con tassi in calo e domanda solida.

In mattinata, come detto, la Borsa di Tokyo ha chiuso in rialzo con l'indice Nikkei che ha guadagnato lo 0,99% attestandosi a quota 15.795,96 recuperando gran parte delle perdite accumulate in tre sedute consecutive dominate dalle prese di beneficio. A trainare i titoli al rialzo l'indebolimento dello yen e le aspettative di dati positivi per gli utili delle imprese giapponesi. In crescita anche l'indice Topix che ha chiuso con un +0,2% a quota 11.701,46.

Sul fronte delle materie prime, il petrolio si muove in rialzo a New York, dove le quotazioni salgono dello 0,46% a 94,80 dollari al barile. Il future dell'oro a febbraio tratta con scadenza a febbraio cede lo 0,18% a 1.238 dollari l'oncia.