Economia

Tlc, la Francia apre il risiko Ue: Vivendi vende Sfr

Si contendono il secondo operatore telefonico del paese Numericable e Bouygues con risvolti molto diversi. L'antitrust e il governo vigilano, ma è solo l'inizio di un consolidamento che potrebbe coinvolgere tutta l'Eurozona

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PARIGI - Tredici consiglieri, otto uomini e cinque donne, decidono domani come sarà ridisegnato il panorama delle telecomunicazioni francesi. Sono i tredici membri del consiglio di sorveglianza di Vivendi, che ascolteranno con attenzione il parere del quattordicesimo membro, senza diritto di voto ma influente, Claude Bébéar, ancor oggi considerato il "padrino" del capitalismo d'Oltralpe. Spetta a loro decidere a chi vendere Sfr, secondo operatore telefonico del paese, e mettere così in moto il consolidamento del settore, già avviato in altri paesi: l'Austria ha ridotto a tre le reti di telefonia mobile, la Germania è in attesa della fusione tra 02 (Telefonica) e la filiale dell'olandese Kpn, E-Plus; in Italia, Telefonica vuole Telecom Italia, Vodafone e Fastweb sarebbero in trattative. Il movimento francese, insomma, s'inserisce in un quadro europeo in pieno movimento: da tempo gli industriali caldeggiano un consolidamento, lamentando la frammentazione del mercato tra numerosi operatori.

Il panorama francese è particolare. Per anni, è stato dominato da due società, Orange (ex France Télécom) e Sfr (gruppo Vivendi, proprietario di Canal Plus), con un comprimario più piccolo, Bouygues Telecom (filiale del gruppo edile che controlla anche la prima tv del paese, Tf1). I tre hanno vissuto bene per molto tempo, praticando tariffe più o meno uguali, tanto che si sono beccati più di una mega-multa dall'Antitrust. Accanto ai tre, presenti su mobile e fisso, due società più piccole: Free, attivo nelle forniture Adsl, e Numericable, l'unico cablo-operatore del paese.

Tutto è cambiato all'inizio del 2012 con l'arrivo di Free Mobile, filiale di un gruppo che aveva già rivoluzionato il mondo dei provider. Con due forfait a 20 e 2 euro, la società di Xavier Niel, il Gianburrasca del settore, ha messo nei guai tutti i concorrenti. In due anni ha conquistato 8 milioni di clienti, costretto la concorrenza a ridurre drasticamente le tariffe e a veder ridimensionati fatturato e margini di guadagno. Con grande astuzia, Free ha imposto i suoi prezzi, esattamente come aveva fatto su internet, dove ha creato le cosiddette offerte triple play (internet, tv, telefono fisso). Tutto il settore è all'improvviso diventato fragile, proprio mentre occorrono capitalI per investire nella fibra ottica.

Questo spiega la decisione di Vivendi di concentrarsi sui media e abbandonare la telefonia. In un primo tempo, il gruppo aveva deciso di quotare in Borsa Sfr, ma gli altri operatori non sono rimasti a guardare: prima Numericable, poi Bouygues hanno presentato sostanziose offerte, che valutano Sfr attorno ai 15 miliardi. La scelta fra i due è tutt'altro che neutra e il governo dovrà dire la sua (il ministro dell'Industria ha già espresso la sua preferenza per Bouygues). Una fusione con Numericable, che fornisce ai clienti solo internet e tv via cavo, non cambierebbe granché, mentre la fusione Bouygues-Sfr sarebbe una rivoluzione.

I due, infatti, diventerebbero il leader del mercato francese, davanti a Orange. Ma l'Antitrust potrebbe difficilmente lasciar passare la costituzione di un duopolio di fatto. Per questo Bouygues ha trovato un alleato insperato: si è messo d'accordo con il suo arcinemico Free, al quale venderà la propria rete per 1,8 miliardi se riuscirà a prendere il controllo della Sfr. Una manna per Free, che ha una rete ancora molto lacunosa, tanto che deve affittare le antenne di Orange per servire i suoi clienti. In caso di successo di questa manovra, il mercato tornerebbe ad avere tre soli operatori. E' un'ipotesi temuta dalle associazioni dei consumatori, che citano il caso austriaco, dove il passaggio da quattro a tre operatori avrebbe provocato un aumento dei prezzi (ma in Austria si poteva avere un iPhone 4 ad appena un euro). Tutti, naturalmente, danno garanzie in materia di tariffe, sinergie, occupazione, promesse che non saranno necessariamente rispettate sul medio termine. Nell'immediato, la prima mossa tocca al consiglio di Vivendi. In base alla sua scelta dirà la sua il governo e l'ultima parola spetterà all'Antitrust.