MILANO - Avvio di settimana in rosso per le principali Borse del Vecchio continente che, secondo alcuni analisti, potrebbero iniziare una fase di correzione. Non tutti, però, sono dello stesso parere, "in fondo - osservano altri strategist - il primo trimestre dell'anno non ha riservato troppe soddisfazioni per gli investitori". Come a dire che ci potrebbe essere ancora un po' di spazio per la crescita. Molto, però, dipenderà dalle indicazioni che arriveranno in settimana (l'Agenda dei mercati): oggi verrà pubblicato il bollettino annuale della Bce, tra martedì e mercoledì a Washington inizieranno le riunione del Fmi e della Banca mondiale in vista delle previsioni di primavera. Gli economisti proveranno a fare luce sulla situazione dell'economia globale dopo aver tagliato le stime di crescita dei peasi emergenti.
Osservata speciale, però, sarà l'Italia. Domani il governo Renzi è chiamato alla prova Def: l'esecutivo dovrà presentare il documento di economia e finanza con le coperture necessarie a finanziare la riforma del lavoro e il taglio del cuneo fiscale. Alcuni commentatori sono preoccupati dalla sostenibilità delle proposte del premier, il mercato però ci crede: lo spread ha toccato i 160 punti base, in ribasso, con i Btp che sono arrivati a rendere il 3,16%, aggiornando i nuovi minimi dall'introduzione dell'euro, prima di risalire al 3,2% odierno per un differenziale di 165 punti. Entro fine settimana, poi, si dovrebbe concludere il balletto per le nomine ai vertici delle società pubbliche, prima di sabato però andranno in scena un'asta Bot e un'emissione di Btp: il governo spera in un altro calo dei tassi che andrebbe ad alimentare il tesoretto nelle casse dello Stato.
Intanto sul fronte macroeconomico, la produzione industriale in Germania ha registrato, a febbraio, una crescita dello 0,4% mensile e del 4,8% annuo, sulla base dei dati destagionalizzati. Lo comunica l'ufficio di statistica che ha rivisto legggermente al ribasso il dato di gennaio dal +0,8% al +0,7 per cento. Le attese del mercato erano per una crescita mensile dello 0,3 per cento. In Spagna, invece, l'industria ha registrato un aumento del 2,8% su base annua, dopo il +1,1% precedente. In Italia si registra la conferma del deficit al 3% nel 2013 e - sempre da parte di Istat - un dato allarmante sul potere d'acquisto delle famiglie, calato dell'1,1% nel 2013. E così in questo contesto, a Milano, Piazza Affari chiude gli scambi in rosso dello 0,84% poco sotto la soglia di 22mila punti. Tra le blue chip maglia rosa a Telecom Italia (+1,71%), spinta, tra l'altro, dal risiko nel settore delle Tlc dopo che Vivendi ha accettato l'offerta di Numericable per la controllata Sfr. Nel resto del Vecchio continente Londra cede l'1,09% finale, come Parigi (-1,08%), mentre Francoforte indossa la maglia nera con un calo dell'1,91%.
Fatica anche Wall Street che non riesce rimbalzare dopo il tonfo di venerdì scorso: mentre in Europa chiudono gli scambi, il Nasdaq cala ancora dello 0,65%, mentre il Dow Jones e l'S&P 500 cedono mezzo punto percentuale. E la chiusura è poi negativa, con i tre indici principali che hanno terminato la giornata in ribasso. Il Dow Jones ha perso l'1,02%, chiudendo a 16.245 punti; l'S&P 500 ha perso l'1,08% a 1.845 punti; infine il Nasdaq ha ceduto l'1,16% chiudendo a quota 4.079 punti.
L'euro si rafforza e chiude a 1,3740, dopo un minimo a 1.3688 dollari, e 141,75 yen dopo le dichiarazioni di alcuni esponenti della Bce che hanno cercato di raffreddare l'entusiasmo nato tra gli investitori per le indiscrezioni della Faz su un piano di acquisto di bond da mille miliardi di euro già simulato.
D'altra parte, questa mattina, la Borsa di Tokyo ha archiviato la prima seduta della settimana in consistente calo in un mercato prudente per il rimbalzo dello yen e la riunione della banca centrale del Giappone e con massicce vendite sul settore tecnologico dietro il crollo del Nasdaq venerdì scorso (-2,6%). L'indice Nikkei dei titoli guida ha chiuso in calo dell'1,69%, l'attività, però, è stata piuttosto debole con 1,78 miliardi di azioni scambiate sul mercato primario.
Sul fronte delle materie prime, scendono in avvio di settimana le quotazioni del petrolio sui mercati internazionali: ad influire l'allentarsi della tensione sui porti petroliferi libici. Alla chiusura dei mercati europei, il contratto del Wti segna un calo dello 0,3% a 100 dollari e quello del Brent cala dello 0,7% a 106 dollari al barile. Debolezza pure per l'oro, che scivola verso la soglia di 1.300 dollari l'oncia.
Osservata speciale, però, sarà l'Italia. Domani il governo Renzi è chiamato alla prova Def: l'esecutivo dovrà presentare il documento di economia e finanza con le coperture necessarie a finanziare la riforma del lavoro e il taglio del cuneo fiscale. Alcuni commentatori sono preoccupati dalla sostenibilità delle proposte del premier, il mercato però ci crede: lo spread ha toccato i 160 punti base, in ribasso, con i Btp che sono arrivati a rendere il 3,16%, aggiornando i nuovi minimi dall'introduzione dell'euro, prima di risalire al 3,2% odierno per un differenziale di 165 punti. Entro fine settimana, poi, si dovrebbe concludere il balletto per le nomine ai vertici delle società pubbliche, prima di sabato però andranno in scena un'asta Bot e un'emissione di Btp: il governo spera in un altro calo dei tassi che andrebbe ad alimentare il tesoretto nelle casse dello Stato.
Intanto sul fronte macroeconomico, la produzione industriale in Germania ha registrato, a febbraio, una crescita dello 0,4% mensile e del 4,8% annuo, sulla base dei dati destagionalizzati. Lo comunica l'ufficio di statistica che ha rivisto legggermente al ribasso il dato di gennaio dal +0,8% al +0,7 per cento. Le attese del mercato erano per una crescita mensile dello 0,3 per cento. In Spagna, invece, l'industria ha registrato un aumento del 2,8% su base annua, dopo il +1,1% precedente. In Italia si registra la conferma del deficit al 3% nel 2013 e - sempre da parte di Istat - un dato allarmante sul potere d'acquisto delle famiglie, calato dell'1,1% nel 2013. E così in questo contesto, a Milano, Piazza Affari chiude gli scambi in rosso dello 0,84% poco sotto la soglia di 22mila punti. Tra le blue chip maglia rosa a Telecom Italia (+1,71%), spinta, tra l'altro, dal risiko nel settore delle Tlc dopo che Vivendi ha accettato l'offerta di Numericable per la controllata Sfr. Nel resto del Vecchio continente Londra cede l'1,09% finale, come Parigi (-1,08%), mentre Francoforte indossa la maglia nera con un calo dell'1,91%.
Fatica anche Wall Street che non riesce rimbalzare dopo il tonfo di venerdì scorso: mentre in Europa chiudono gli scambi, il Nasdaq cala ancora dello 0,65%, mentre il Dow Jones e l'S&P 500 cedono mezzo punto percentuale. E la chiusura è poi negativa, con i tre indici principali che hanno terminato la giornata in ribasso. Il Dow Jones ha perso l'1,02%, chiudendo a 16.245 punti; l'S&P 500 ha perso l'1,08% a 1.845 punti; infine il Nasdaq ha ceduto l'1,16% chiudendo a quota 4.079 punti.
L'euro si rafforza e chiude a 1,3740, dopo un minimo a 1.3688 dollari, e 141,75 yen dopo le dichiarazioni di alcuni esponenti della Bce che hanno cercato di raffreddare l'entusiasmo nato tra gli investitori per le indiscrezioni della Faz su un piano di acquisto di bond da mille miliardi di euro già simulato.
D'altra parte, questa mattina, la Borsa di Tokyo ha archiviato la prima seduta della settimana in consistente calo in un mercato prudente per il rimbalzo dello yen e la riunione della banca centrale del Giappone e con massicce vendite sul settore tecnologico dietro il crollo del Nasdaq venerdì scorso (-2,6%). L'indice Nikkei dei titoli guida ha chiuso in calo dell'1,69%, l'attività, però, è stata piuttosto debole con 1,78 miliardi di azioni scambiate sul mercato primario.
Sul fronte delle materie prime, scendono in avvio di settimana le quotazioni del petrolio sui mercati internazionali: ad influire l'allentarsi della tensione sui porti petroliferi libici. Alla chiusura dei mercati europei, il contratto del Wti segna un calo dello 0,3% a 100 dollari e quello del Brent cala dello 0,7% a 106 dollari al barile. Debolezza pure per l'oro, che scivola verso la soglia di 1.300 dollari l'oncia.