Economia

Le armi spuntate della Bce contro la bassa inflazione

L'aumento dei prezzi resterà lontano dal 2% ancora a lungo, nonostante sia dall'obiettivo fissato dallo statuto della Banca centrale europea. Poche le alternative al Quantitative easing: Draghi spera in un choc esterno

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ROMA - L'obiettivo scolpito nello statuto della Bce è un'inflazione "sotto, ma vicino al 2 per cento". Ma bastano sette anni di obiettivo tradito, perché a Francoforte concludano che la Bce sta mancando al suo mandato di stabilità dei prezzi? Dall'inizio del 2013, i prezzi crescono a velocità sempre più bassa, sono ormai sotto l'1 per cento dalla scorsa estate e, nelle stesse previsioni ufficiali della Bce, non torneranno ad accostarsi al 2 per cento (1,7 per cento, esattamente) prima di fine 2016. Fa già, dal 2013, quattro anni di inflazione sotto target. Ma dopo Natale 2016? Nel 2017, dovrebbe tornare "sotto, ma vicino al 2 per cento". Tuttavia, le previsioni della Bce sono, forse, troppo ottimistiche. A dirglielo sono i colleghi, altrettanto autorevoli, del Fondo monetario internazionale, nell'ennesimo capitolo di uno scontro ideologico-economico che si trascina da mesi fra le due sponde dell'Atlantico.

Francoforte, in effetti, ha fatto un passo falso subito. Nelle previsioni (emesse a febbraio) gli economisti della Bce avevano previsto un rianimarsi dei prezzi, a marzo. Invece, dopo solo un mese, sono fuori rotta: l'inflazione è scesa. E compromette il percorso immaginato che condurrebbe i prezzi a crescere dell'1,7 per cento a fine 2016. Ma dà ragione ai pessimisti del Fmi. Nella versione appena uscita del "World Economic Outlook", l'inflazione dell'Eurozona resta lontana anche dall'1,5 per cento per tutto il 2016 e il 2017, ci arriva solo nel 2018 e non si solleva molto di più neanche nel 2019. Poi, non si sa, ma se gli economisti di Washington hanno ragione sarebbero già così, dal 2013, sette anni di inflazione lontana dall'obiettivo. Ballando sul filo, in una situazione fragilissima: se il vento soffiasse contro - una contrazione dell'economia cinese, i ricaschi di un aggravarsi della crisi ucraina con la Russia - l'Eurozona potrebbe scivolare nella deflazione.

A Francoforte, forse, sperano in un intervento salvifico dall'esterno, nella forma di un deciso aumento dei tassi da parte della Fed, che rivaluterebbe il dollaro e anche il prezzo (in euro) del petrolio, dando un po' di fiato all'inflazione. Ma nell'immediato, la Fed non sembra pensarci. La Bce, così, è costretta a rimuginare sulle (poche) armi a sua disposizione. La più chiacchierata è il Quantitative Easing, l'acquisto di titoli sul mercato, spendendo banconote fresche di stampa. Ma, ancora una volta, la Bce è intrappolata nelle sue pastoie statutarie. In Usa, Giappone e Inghilterra le banche centrali hanno praticato il Qe comprando a mani basse titoli di Stato. La Bce non lo può fare, se non rischiando di essere accusata di finanziare i deficit degli Stati e di essere portata davanti alla Corte costituzionale tedesca. Ma, se anche lo facesse, dovrebbe comprare titoli pro quota, cioè distribuiti su tutti i paesi secondo il loro peso economico. Il risultato sarebbe comprarne troppo pochi nei paesi in cui serve e troppi in paesi, come la Germania, dove non servono e potrebbero anche essere controproducenti.

Ma sul mercato non c'è molto altro, come ha osservato lo stesso Draghi. A Francoforte si parla soprattutto di Abs, le asset-backed securities, in buona sostanza i titoli collateralizzati. Ma, se alla Bce, come dicono le indiscrezioni, pensano di spendere mille miliardi di euro, non saprebbero dove metterli. Nel 2012 sono stati emessi, in Europa, ha contato Bloomberg, Abs per 250 miliardi di euro. Nella prima metà del 2013 solo un'ottantina di miliardi, un decimo di quanto è, contemporaneamente, avvenuto negli Stati Uniti. Quello della Abs, disse a suo tempo lo stesso Draghi, è un mercato "morto". Per rianimarlo, occorrerebbe cambiare e allentare le regole, rinunciando alla ricerca della massima trasparenza. Ma nessuno ha dimenticato che, con i mutui impacchettati nelle Abs è iniziata la grande crisi finanziaria del 2008.