Economia

Frequenze tv in saldo, solo Cairo presenta l'offerta

Nel 2012 il governo sperava di raccogliere dall'asta un miliardo di euro, ora la base d'offerta parte da 30 milioni di euro. L'editore de La7 spera di sfruttare le sinergie tra il canale e l'infrastruttura. L'esecutivo si augura di chiudere la procedura d'infrazione avviata dalla Ue nel 2005

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MILANO - Dal sogno di raccogliere oltre un miliardo di euro, al rischio del flop. Il ministero dello Sviluppo economico si è salvato in calcio d'angolo e alla fine almeno un'offerta è arrivata per l'assegnazione delle frequenze tv nazionali in Dvb t: a manifestera il proprio interesse è stato il gruppo Cairo che lo scorso anno ha rilevato da Ti Media La7. D'altra parte alla gara non potevano partecipare gli operatori che detengono tre o più multiplex, cioè Mediaset, Rai e Telecom Italia Media Broadcasting. Ora il ministero valuterà i requisiti amministrativi della domanda, mentre Cairo avrà trenta giorni di tempo per presentare l'offerta economica per uno o più dei tre lotti di frequenze messi a gara, con il vincolo della copertura del 51% della popolazione italiana entro 5 anni.

L'Italia in questo modo spera di chiudere la procedura d'infrazione aperta dalla Ue nel 2005 per la pluralizzazione dell'offerta televisiva: con lo spostamento dall'analogico al digitale l'Italia, come il resto d'Europa, si era impegnata ad allargare il mercato televisivo ridotto al duopolio Rai-Mediaset e allargato a Sky sul fronte della pay tv satellitare. Di certo a convincere Cairo a presentare un'offerta sono state le prospettive di sinergie tra il suo canale televisivo e l'infrastruttura: oggi per trasmettere La7, Cairo paga l'affitto dello spazio a Timb, mentre se avesse un suo multiplex risparmierebbe l'affiatto e potrebbe "cedere" lo spazio in eccesso (per i primi tre anni, però, la frequenza acquisita non potrà essere ceduta). A favore dell'offerta di Cairo ha giocato anche il prezzo di saldo: la base d'asta è stata fissata a 30 milioni di euro. 

Nel 2011 le frequenze per la rete 4G erano state vendute agli operatori tlc a poco meno di 400 milioni di euro l'una. Lo stesso prezzo che sperava di spuntare l'allora ministro dello Sviluppo economico, Corrado Passera, quando decise di cancellare il beauty contest (la gara per requisiti che avrebbe assegnato gratuitamente gli spazi) avviando la procedura per l'asta competitiva.  A spaventare potenziali interessati era anche il costo della rete di trasmissione, con l'obbligo di coprire almeno il 51% della popolazione in cinque anni, purché si comprenda un 10% in ogni regione. L'operatore di rete vincitore avrebbe poi dovuto trovare editori in grado di acquisire la sua capacità trasmissiva ad un prezzo conveniente, a meno di non volersi integrare verticalmente con un editore o di essere già in tale condizione: un problema che per Cairo non si pone avendo già il suo canale. 

"E' certamente positivo che la gara per le frequenze tv non sia andata deserta, anche se è presto per dire se l'esito sarà sufficiente per chiudere la procedura d'infrazione della Commissione Ue" ha detto il sottosegretario allo Sviluppo economico, Antonello Giacomelli prima di aggiungere: "Quella del passaggio dall'analogico al digitale terrestre è una vicenda lunga, fatta di aggiustamenti successivi, perdite di tempo e occasioni mancate, a partire dalla deludente gestione dello switch off. L'interesse del gruppo Cairo, però, è un segnale di vitalità di un settore che si sta rapidamente evolvendo".  A cominciare dalla crescente convergenza tra tv e telecomunicazioni come dimostra il recente accordo tra Sky e Telecom Italia per la televisione via cavo.