MILANO - Mario Draghi è sempre più il protagonista della scena politica del Vecchio Continente, nel suo tessere una rete di colloqui tra Renzi, Merkel e Hollande che preparino la via a nuove mosse per cercare di risollevare l'economia europea e strappare l'Eurozona dalla spirale della deflazione. Anche nell'incontro all'Eliseo con il presidente francese, il governatore ha tenuto a far filtrare il messaggio di supporto alle misure per la crescita, cautelandosi dietro un "che però dovranno sempre rispettare i patti" di bilancio Ue per evitare reazioni indesiderate in quel di Berlino.
D'altra parte l'attenzione di tutti gli operatori è concentrata verso l'appuntamento di giovedì (l'agenda dei mercati), quando il board della Banca centrale europea avrà sul tavolo tutte le previsioni peggiorate degli economisti di Francoforte e dovrà decidere come combattere la mancata crescita dei prezzi. Possibile che si valuti anche un taglio ulteriore del costo del denaro, per cercare di spingere in basso il valore dell'euro. In gergo, come si legge oggi su Repubblica, si chiama "carry trade": le banche prendono in prestito all'Eurotower in euro (perché costa nulla) e poi investono in strumenti in altre valute, perché più redditizi. Di fatto vendono euro per comprare dollaro o sterlina, con l'effetto di far apprezzare questi ultimi e favorire le esportazioni Ue. Meno probabile un nuovo intervento diretto sul mercato, come un quantitative easing, prima ancora che si siano tenute le aste di liquidità per le banche annunciate a giugno.
Oggi le rilevazioni macroeconomiche più significative arrivano dagli Usa: l'indice Ism manifatturiero di agosto sale a sorpresa a 59 punti, così come batte le aspettative l'andamento della spesa in costruzioni (+1,8%) a luglio. In Europa si segnala il nuovo calo dei prezzi alla produzione industriale: -0,1% a luglio, rispetto a giugno, mentre l'inflazione frena ancora anche per l'Ocse.
In questo contesto, con l'aspettativa per un innalzamento dei tassi da parte della Fed (seppur di là da venire), il dollaro continua a rafforzarsi. Anche per questa ragione, la Borsa di Tokyo ha chiuso in buon rialzo: l'indice Nikkei dei titoli guida ha terminato la seduta guadagnando l'1,24% (+192 punti) a 15.668,60 punti, maggior balzo dallo scorso gennaio per un livello al top da sette mesi. In una seduta dinamica, hanno giovato alle azioni nipponiche anche le indiscrezioni di un rimpasto di governo imminente, con alcune scelte favorevoli ai mercati: il primo ministro Shinzo Abe dovrebbe nominare Yasuhisa Shiozaki per riformare i fondi pensione statali. L'euro chiude stabile a 1,3122 dollari, prossimo ai minimi da un anno. Gli investitori continuano a sperare in iniziative risolute della Bce a contrasto delle avvisaglie di deflazione. I positivi dati macro che continuano a giungere dagli Usa rafforzano il biglietto verde, che tocca inoltre il massimo dallo scorso marzo sulla sterlina a quota 1,6492. Arretra ancora lo yen, a quota 137,91 sull'euro e 105,10 sul dollaro.
I mercati europei chiudono poco mossi, indeboliti nel pomeriggio e ancora preoccupati per l'evoluzione della guerra ucraina: Francoforte guadagna lo 0,3%, Londra (-0,05%) e Parigi (-0,03%) restano al palo. Piazza Affari fa segnare un +0,49% finale sospinta dal comparto bancario. Da monitorare ancora Telecom, che ha ufficialmente prorogato al 25 settembre i termini per la vendita della controllata Argentina a Fintech dal valore di poco inferiore al miliardo di dollari. Sotto pressione Luxottica, che ieri ha ufficializzato l'addio a Guerra e un "triumvirato" per la sua successione. Bene Tenaris dopo un upgrade da parte degli analisti di Ubs. Occhio anche a Rcs: lo storico fondatore ed ex direttore del quotidiano spagnolo El Mundo, Pedro Ramirez, ha confermato il suo interesse per l'acquisto del giornale che fa capo al gruppo editoriale italiano. Lo spread tra i Btp decennali e i corrispettivi Bund tedeschi staziona poco sopra 150 punti base; il rendimento dei titoli di Stato italiani è al 2,45%.
Wall Street, ieri chiusa per il Labor Day, avanza mista nonostante i buoni dati macro. Alla chiusura dei mercati europei è piatto sopra quota 17mila punti, lo S&P500 aggiunge lo 0,1% e si consolida a 2mila punti e il Nasdaq è in crescita dello 0,35%. Per poi arrivare ad una chiusura contrastata: il Dow Jones ha perso lo 0,18% chiudendo a 17.067,56 punti, il Nasdaq ha guadagnato lo 0,39% chiudendo a 4.598,19 punti e l'indice S&P 500 ha ceduto lo 0,05% a 2.002,28 punti.
I dati che mostrano una frenata dell'economia globale, dall'Europa alla Cina, diffusi in questi giorni mentre sembrano ancora marciare gli Stati Uniti, portano al ribasso le quotazioni del petrolio: apre in calo a New York, dove le quotazioni perdono l'1,07% a 94,93 dollari al barile. Anche l'oro è in calo: gli investitori sono divisi fra il rallentamento dell'economia globale e i venti di guerra provenienti dall'Ucraina che inducono all'acquisto dei beni rifugio. I future a dicembre si attestano in ribasso di 20,1 dollari, l'1,6% a 1.267,3 dollari l'oncia.
D'altra parte l'attenzione di tutti gli operatori è concentrata verso l'appuntamento di giovedì (l'agenda dei mercati), quando il board della Banca centrale europea avrà sul tavolo tutte le previsioni peggiorate degli economisti di Francoforte e dovrà decidere come combattere la mancata crescita dei prezzi. Possibile che si valuti anche un taglio ulteriore del costo del denaro, per cercare di spingere in basso il valore dell'euro. In gergo, come si legge oggi su Repubblica, si chiama "carry trade": le banche prendono in prestito all'Eurotower in euro (perché costa nulla) e poi investono in strumenti in altre valute, perché più redditizi. Di fatto vendono euro per comprare dollaro o sterlina, con l'effetto di far apprezzare questi ultimi e favorire le esportazioni Ue. Meno probabile un nuovo intervento diretto sul mercato, come un quantitative easing, prima ancora che si siano tenute le aste di liquidità per le banche annunciate a giugno.
Oggi le rilevazioni macroeconomiche più significative arrivano dagli Usa: l'indice Ism manifatturiero di agosto sale a sorpresa a 59 punti, così come batte le aspettative l'andamento della spesa in costruzioni (+1,8%) a luglio. In Europa si segnala il nuovo calo dei prezzi alla produzione industriale: -0,1% a luglio, rispetto a giugno, mentre l'inflazione frena ancora anche per l'Ocse.
In questo contesto, con l'aspettativa per un innalzamento dei tassi da parte della Fed (seppur di là da venire), il dollaro continua a rafforzarsi. Anche per questa ragione, la Borsa di Tokyo ha chiuso in buon rialzo: l'indice Nikkei dei titoli guida ha terminato la seduta guadagnando l'1,24% (+192 punti) a 15.668,60 punti, maggior balzo dallo scorso gennaio per un livello al top da sette mesi. In una seduta dinamica, hanno giovato alle azioni nipponiche anche le indiscrezioni di un rimpasto di governo imminente, con alcune scelte favorevoli ai mercati: il primo ministro Shinzo Abe dovrebbe nominare Yasuhisa Shiozaki per riformare i fondi pensione statali. L'euro chiude stabile a 1,3122 dollari, prossimo ai minimi da un anno. Gli investitori continuano a sperare in iniziative risolute della Bce a contrasto delle avvisaglie di deflazione. I positivi dati macro che continuano a giungere dagli Usa rafforzano il biglietto verde, che tocca inoltre il massimo dallo scorso marzo sulla sterlina a quota 1,6492. Arretra ancora lo yen, a quota 137,91 sull'euro e 105,10 sul dollaro.
I mercati europei chiudono poco mossi, indeboliti nel pomeriggio e ancora preoccupati per l'evoluzione della guerra ucraina: Francoforte guadagna lo 0,3%, Londra (-0,05%) e Parigi (-0,03%) restano al palo. Piazza Affari fa segnare un +0,49% finale sospinta dal comparto bancario. Da monitorare ancora Telecom, che ha ufficialmente prorogato al 25 settembre i termini per la vendita della controllata Argentina a Fintech dal valore di poco inferiore al miliardo di dollari. Sotto pressione Luxottica, che ieri ha ufficializzato l'addio a Guerra e un "triumvirato" per la sua successione. Bene Tenaris dopo un upgrade da parte degli analisti di Ubs. Occhio anche a Rcs: lo storico fondatore ed ex direttore del quotidiano spagnolo El Mundo, Pedro Ramirez, ha confermato il suo interesse per l'acquisto del giornale che fa capo al gruppo editoriale italiano. Lo spread tra i Btp decennali e i corrispettivi Bund tedeschi staziona poco sopra 150 punti base; il rendimento dei titoli di Stato italiani è al 2,45%.
Wall Street, ieri chiusa per il Labor Day, avanza mista nonostante i buoni dati macro. Alla chiusura dei mercati europei è piatto sopra quota 17mila punti, lo S&P500 aggiunge lo 0,1% e si consolida a 2mila punti e il Nasdaq è in crescita dello 0,35%. Per poi arrivare ad una chiusura contrastata: il Dow Jones ha perso lo 0,18% chiudendo a 17.067,56 punti, il Nasdaq ha guadagnato lo 0,39% chiudendo a 4.598,19 punti e l'indice S&P 500 ha ceduto lo 0,05% a 2.002,28 punti.
I dati che mostrano una frenata dell'economia globale, dall'Europa alla Cina, diffusi in questi giorni mentre sembrano ancora marciare gli Stati Uniti, portano al ribasso le quotazioni del petrolio: apre in calo a New York, dove le quotazioni perdono l'1,07% a 94,93 dollari al barile. Anche l'oro è in calo: gli investitori sono divisi fra il rallentamento dell'economia globale e i venti di guerra provenienti dall'Ucraina che inducono all'acquisto dei beni rifugio. I future a dicembre si attestano in ribasso di 20,1 dollari, l'1,6% a 1.267,3 dollari l'oncia.