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Morgan Stanley vede il Pil italiano a -0,2%.
Borse Ue deboli, Milano perde lo 0,5%

La tregua tra Mosca e Kiev resta fragile e gli addetti ai lavori aspettano di capire quale sarà l'effetto nel medio termine della revisione del costo del denaro da parte della Bce. Lo spread stabile a 135 in vista delle aste della settimana

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MILANO - Le Borse del Vecchio continente chiudono incerte condizionate dalla fragile tregua tra Ucraina e Russia e dagli effetti del taglio dei tassi deciso dalla Bce la scorsa settimana. Se tra Mosca e Kiev gli equilibri restano delicati con il cessate il fuoco che viene rispettato solo in parte, secondo gli addetti ai lavori ci vorrà ancora qualche giorno per capire se il vaso della Bce è mezzo pieno o mezzo vuoto. Mario Draghi ha scelto di agire, ma senza portare l'affondo finale. I mercati hanno per ora reagito bene, ma resta da valutare se i provvedimenti presi saranno sufficienti a rilanciare l'economia e quanto le spaccature interne alla Bce influiranno sulle mosse future. In questo scenario internazionale continuano i segnali di debolezza per l'economia italiana: Morgan Stanley, ad esempio, rivede al ribasso le previsioni sull'andamento del Pil italiano, portandole a -0,2% anno su anno nel 2014. L'Italia, scrivono gli analisti della banca d'affari in un report diffuso oggi, "resterà probabilmente in recessione per il terzo anno di fila nel 2014".

Sul fronte macroeconomico (leggi l'agenda della settimana), la bilancia commerciale tedesca ha registrato a luglio un avanzo pari a 22,2 miliardi di euro, con un forte aumento rispetto ai 16,6 miliardi di giugno. Il consensus di mercato stimava un calo del surplus a 15,9 miliardi: l'export è cresciuto del 4,7% mentre le importazioni sono diminuite dell'1,8%. La Germania conferma così quello "squilibrio" tra import ed export per il quale è già stata messa nel mirino dalla Commissione Ue, che chiede uno sforzo per stimolare la domanda interna e riequilibrare i rapporti finanziari con i partner del Vecchio continente. Nuovo record per il surplus della Cina: ad agosto il saldo commerciale è positivo per 49,8 miliardi di dollari, nuovo massimo storico, superando il precedente record di 47,3 miliardi. Il risultato è stato determinato da una flessione delle importazioni che hanno registrato un -2,4% a 158,6 miliardi, mentre le esportazioni sono aumentate del 9,4% a 208,5 miliardi.

In Giappone, invece, l'economia si è contratta più del previsto nel secondo trimestre dell'anno con un calo congiunturale pari all'1,8% e uno annualizzato al 7,1%, più pesante del -6,9% post sisma/tsunami del 2011, ma minore del -15% di inizio 2009 dopo le turbolenze finanziarie per il crack di Lehman Brothers. I dati, rispetto al -1,7% e al -6,8% preliminari, sollevano dubbi sugli effetti del rialzo dell'Iva dal 5% all'8%, operativo dal primo aprile, in vista dell'ulteriore aumento al 10% che il premier Shinzo Abe dovrà decidere entro fine anno. Oltre a Morgan Stanley, in Italia anche i dati forniti da Confesercenti non lasciano presagire alcuna ripresa economica per l'anno in corso. Simile l'indicazione in arrivo dal superindice Ocse, che per luglio mostra "segni esitanti di una perdita di slancio nella crescita".

In questo contesto le Borse Ue chiudono deboli: a Milano Piazza Affari ha limato lo 0,47% finale. A Parigi il Cac40 ha ceduto lo 0,26% a 4.474,93 punti, mentre il Ftse 100 di Londra ha segnato una contrazione dello 0,30% a 6.834,77 punti, recuperando dai minimi di giornata. Il Dax di Francoforte è riuscito a strappare il segno più, chiudendo la seduta a quota 9.758,03 punti (+0,11%) grazie in parte alle buone indicazioni giunti dalla bilancia commerciale.

Tra i singoli titoli del Ftse Mib si mette in evidenza Telecom Italia, con il mercato che pondera le possibili evoluzioni delle partecipate in Brasile e Argentina. Da segnalare i realizzi che colpiscono Saipem e Mediaset. Wall Street chiude contrastata scontando ancora i deludenti dati sul mercato del lavoro Usa: il Dow Jones perde lo 0,15% e il Nasdaq guadagna lo 0,20% mentre l'indice S&P500 è in calo dello 0,31%.

Lo spread tra Btp e Bund tedeschi si stabilizza in area 135 punti base, con i decennali italiani che sul mercato secondario rendono intorno al 2,3% in attesa della doppia tornata di aste Bot e Btp in programma nel corso della settimana, rispettivamente per un massimo di 8,25 e 7 miliardi. L'euro chiude in calo sul dollaro, ma sempre sopra quota 1,29. La moneta unica passa di mano a 1,2948 dollari e a 136,48 yen. Brusco scivolone per la sterlina, dopo che un sondaggio ha mostrato il sorpasso dei "sì" all'indipendenza della Scozia nel referendum del prossimo 18 settembre.

In mattinata, la Borsa di Tokyo ha chiuso la seduta in rialzo sulla scia di Wall Street e nonostante il calo del Pil: in chiusura, il Nikkei ha guadagnato lo 0,23% a 15,705.11 punti.

Sul fronte delle materie prime il petrolio Brent si porta sotto quota 100 dollari al barile per la prima volta dal giugno 2013, dopo che le importazioni della Cina hanno mostrato un rischio di rallentamento dell'economia globale. Il future consegna ottobre scende a 99,6 dollari al barile. Il Wti si muove in calo a New York, dove le quotazioni perdono l'1,3% a 92 dollari al barile alla chiusura dei mercati Ue. Inverte rotta l'oro nel pomeriggio, dopo i rialzi dell'Asia: il metallo spot cede l'1,1% circa in area 1.255 dollari l'oncia.