Economia

Borse in calo, l'euro si indebolisce.
Pesa il rallentamento della Cina

La settimana dei listini riparte dai massimi, ma le prospettive negative sull'espansione del colosso asiatico raffreddano gli investitori: Milano chiude a -1,4%. Deboli anche i listini Usa, mentre Tokyo ha ceduto lo 0,7% in mattinata. In Italia l'Istat rivede al rialzo il Pil. Spettro default sul Venezuela, euro giù con Draghi

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MILANO - La paura per un rallentamento della Cina, senza il paracadute di misure straordinarie di stimolo all'economia da parte di Pechino, raffredda gli investitori reduci da un'intensa settimana che - tra Federal Reserve e voto referendario in Scozia - si era conclusa positivamente. L'andamento dei listini è così zoppicante fin dalle prime battute, anche se il culmine dell'ottava si avrà probabilmente con i dati di venerdì sul Pil Usa, che orienteranno anche la politica monetaria della Fed e le attese di rialzo dei tassi d'interesse di Washington.

Nel frattempo è stato Lou Jiwei, il ministro delle Finanze di Pechino, a specificare che il colosso asiatico affronta un periodo di "rischi al ribasso" per la crescita economica, e che comunque non sono in agenda cambiamenti nella politica di sostegno per risollevare singoli indicatori economici. Domani potrebbero arrivare segnali di rallentamento, con l'indice Pmi manifatturiero Hsbc/Markit che - secondo le aspettative di Bloomberg - dovrebbe attestarsi a 50 punti, proprio sullo spartiacque tra la recessione e l'espansione industriale.

L'agenda macroeconomica presenta per l'Italia l'andamento in calo del fatturato e degli ordinativi dell'industria. L'Ue sottolinea che per il Belpaese si vedono segnali incoraggianti sulle riforme, ma Bruxelles chiede di fare qualcosa di più. Ancora l'Istat ha rivisto con i nuovi principi contabili il Pil 2013 con un rialzo del 3,8%: sul fronte dei conti pubblici, cala il rapporto tra deficit e Pil. Mario Draghi, presidente della Bce, intanto, si mostra pessimista sulla crescita dell'Eurozona in un'audizione presso il Parlamento europeo. Anche perché per Draghi la ripresa arriverà solo con il ritorno della fiducia che continua a stentare come dimostrano i dati della Commissione Ue: a settembre è proseguito il declino della fiducia con l'indicatore che si è attestato a -11,4 punti dai -10 di agosto, peggio delle stime degli analisti. Dagli Usa, infine, arrivano le stime, inferiori alle attese della Federal Reserve di Chicago secondo cui l'indice sull'attività nazionale è scivolato a -0,21 punti lo scorso agosto, rispetto a +0,26 punti di luglio: calo oltre le attese anche per le vendite di case esistenti (l'agenda della settimana).

E così Wall Street, che ha chiuso debole una settimana ricca di eventi, dalla Federal Reserve, al voto scozzese, all'Ipo di Alibaba (+38% nella prima giornata), non riesce a rimbalzare: mentre in Europa i mercati si avviano alla chiusura il Dow Jones cede lo 0,35%, l'S&P 500 lo 0,7% e il Nasdaq l'1,19%. A Piazza Affari gli scambi terminano con un calo dell'1,43%, ai minimi di giornata. Tra i singoli titoli si è guardato a Trevi, che incassa nuove commesse e un accordo in Africa per un valore di 135 milioni di euro. Tiene Fiat, spinta da un report di Mediobanca che scommette su Ferrari e sul rafforzamento patrimoniale. Sotto i riflettori Eni, in scia alle voci sul nuovo piano di Claudio Descalzi; oggi pesa sul corso azionario lo stacco cedola dell'acconto sul dividendo 2014, di 0,56 euro per ciascuna azione, messa in pagamento il 25 settembre 2014. Anche Stmicroelectronics tratta in rosso con il dividendo trimestrale da 10 centesimi di dollaro. Andamento in ribasso anche per le altre Borse Ue: Parigi chiude in rosso dello 0,42%, Francoforte dello 0,51% e Londra perde lo 0,7%.

Si stabilizza lo spread, il differenziale tra il rendimento di Btp e Bund che è tornato ai livelli della primavera 2011: si mantiene sotto la soglia di 135 punti base, con il rendimento dei decennali italiani in area 2,35%. Dal Sudamerica, dopo la recente vicenda dei Tango bond argentini, l'attenzione si è spostata negli ultimi giorni sul Venezuela: dopo che l'agenzia di rating S&P ha bocciato di nuovo i conti del Paese sudamenricano (con giudizio CCC+, è sette gradini sotto la "sufficienza"), i cds sul debito sono schizzati. Si tratta di quei "contratti" che permettono agli investitori di assicurarsi contro il rischio di fallimento di un titolo sottostante, chiara spia della scarsa fiducia verso il governo Maduro. Per i mercati sarà determinante il rimborso previsto per la prima decina di giorni d'ottobre, per circa 4,5 miliardi di dollari, di due bond governativi. L'euro chiude debole a 1,2827 dollari e 143,78 yen dopo aver toccato un minimo da 14 mesi sul biglietto verde a quota 1,2814 dollari: Draghi ha confermato di poter usare altri strumenti contro la deflazione. La valuta Usa si attesta a 108,86 yen dopo aver raggiunto un picco da sei anni a 109,46 yen.

Come accennato, la giornata di scambi a Oriente è stata all'insegna delle vendite. Non ha fatto eccezione la Borsa di Tokyo, che pure riesce generalmente a sfruttare l'indebolimento dello yen, che porta benefici alle tante aziende esportatrici nipponiche. Il listino del Sol levante ha invece scontato il tonfo di Softbank, il gruppo di Telecomunicazioni, che ha perso il 6% dopo il forte rialzo messo a segno prima dello sbarco in Borsa da record - venerdì - di Alibaba, il gruppo cinese delle vendite internet di cui è importante azionista. L'indice Nikkei dei titoli guida ha terminato la seduta in calo dello 0,7% (-115,27 punti) a 16.205,90 punti, dopo la chiusura in rialzo di venerdì ai massimi da novembre 2007. Il più ampio indice Topix ha chiuso in flessione dello 0,08% (-1,03 punti) a 1.330,88 punti. ha chiuso in calo pure Hong Kong, che ha perso l'1,4%, dopo aver toccato i minimi da due mesi, mentre hanno perso più dell'1% anche Shanghai, Shenzhen e Sydney.

Quanto infine alle materie prime, il petrolio a ottobre cede lo 0,34% a 92,10 dollari al barile. L'oro a dicembre segna un -0,26% a 1.213,40 dollari all'oncia.