Economia

Germania e Francia rallentano: listini a picco. Rimbalzo per la manifattura cinese

L'indice Pmi di Pechino segna un timido progresso, inatteso dagli analisti. Timidi recuperi in Asia, dove Tokyo resta chiusa per festività. In Europa invece la crescita del manifatturiero tedesco si posiziona ai minimi da 15 mesi. In Francia scende l'indice composito. Piazza Affari perde ancora un punto e mezzo. L'euro risale verso 1,29 dollari

3 minuti di lettura
MILANO - L'economia cinese mostra a sorpresa segnali di risveglio e per i listini asiatici va in scena un piccolo rimbalzo dai minimi da quattro mesi toccati ieri. In Europa, invece, emergono ancora segnali negativi dall'economia tedesca e i listini ne risentono, chiudendo di nuovo in rosso dopo le perdite già registrate ieri.

Il primo dato di giornata è l'indicatore Pmi "flash" di Hsbc/Markit sulla produzione manifatturiera del colosso asiatico: si tratta di un indice composto intervistando i direttori agli acquisti e che sopra la soglia di 50 indica espansione economica. A dispetto delle aspettative tetre, la produzione manifatturiera cinese ha ripreso vigore a settembre con l'indice che si è portato a 50,5 punti dal 50,2 di agosto. "Il quadro è contrastato - commenta Hongbin Qu, capo economista di Hsbc per la Cina - con nuovi ordini e ordini all'export che registrano miglioramenti, mentre l'indice relativo all'occupazione cala ulteriormente e la pressione deflazionistica s'intensifica. L'attività economica nella manifattura mostra segnali di stabilizzazione a settembre. Ma nel complesso i dati segnalano una modesta espansione".

Le rilevazioni Pmi caratterizzano anche l'agenda macroeconomica del Vecchio Continente (gli appuntamenti della settimana). Si parte con la Germania, locomotiva d'Europa ultimamente balbettante. Oggi si confermano le difficoltà: il Pmi manifatturiero scende a 50,3 punti dai 51,4 di agosto, con un tasso di crescita ai minimi da 15 mesi. Meglio il dato composito, che sale da 53,7 a 54 punti. In Francia l'indice dell'attività del settore privato cala a 49,1 a settembre, rispetto a 49,5 di agosto: è ai minimi da tre mesi e mostra una "perdurante stagnazione". Nel dato composito calano i servizi, ma quantomeno recupera qualcosa la manifattura. Se si guarda al complesso dell'Eurozona, i dati sono ancor meno incoraggianti: il Pmi composito scende a 52,3 punti a settembre, restando quindi nell'area dell'espansione ma con un livello minimo da nove mesi. Fanno peggio del previsto sia l'indice relativo ai servizi (52,8 contro 53 atteso) che quello manifatturiero (50,5 contro 50,6 previsto). Da Parigi, oltre agli indici Pmi, arrivano altri dati importanti: l'Istituto di statistica conferma che il Pil francese è rimasto fermo nel secondo trimestre, mentre la fiducia delle imprese si è mostrata stabile a 96 punti a settembre.

Il Pmi manifatturiero statunitense è rimasto invariato rispetto al mese precedente a 57,9 punti. Il dato è lievemente inferiore alle attese degli analisti che indicavano 58 punti. Sale, invece, poco oltre le attese l'indice della Fed di Richmond, che a settembre si è attestato a quota 14 punti. Un dato che risulta superiore ai 12 punti di agosto e alle previsio. Mentre in Italia riprende la discussione sul Jobs Act, lo scenario europeo continua ad esser dominato dalle pressioni per mettere benzina nel motore di una ripresa ancora debolissima: lo ha sottolineato lo stesso governatore Bce, Mario Draghi, indirizzando un celato invito ad Angela Merkel a far di più per la crescita. I dati Pmi di oggi, d'altra parte, non fanno che confermare il suo motto: "La spinta della ripresa si è indebolita". Dagli Usa, nel pomeriggio, si attende l'indice manifatturiero della Fed di Richmond per il mese di settembre.

In questo contesto i listini Ue chiudono in rosso. Parigi cede l'1,87%, peggio di Londra (-1,44%) e Francoforte che arretra dell'1,58%. Anche Piazza Affari peggiora e chiude in rosso dell'1,56%, con i titoli del settore finanziario in difficoltà. Tra le altre azioni, si segnala la debolezza di Prysmian: Citi ha abbassato il rating a "neutral" dal precedente "buy". Sarà invece di 700 milioni di euro, con scadenza a settembre 2012, prezzo di emissione pari al 99,22% del valore nominale e cedola fissa del 2,875%, il prestito obbligazionario emesso da Cnh Industrial e confermato stamane con una nota. Ancora analisti in movimento su Tod's: Natixis ha tagliato il suo rating a "reduce" dal precedente "neutral".

Debole anche Wall Street: il Dow Jones ha chiuso con un calo dello 0,6 per cento; il Nasdaq a - 0,4%. Da segnalare le mosse della Casa Bianca per contrastare le "inversion", la prassi fiscale diffusa tra le multinazionali Usa che acquistano società in Paesi esteri a fiscalità vantaggiosa per poi trasferirvi le sedi e pagare meno tasse. Il Tesoro ha diramato norme per combatterla e il presidente Barack Obama plaude all'iniziativa, sostenendo che il provvedimento "scoraggerà le aziende dal beneficiare delle invertion per evitare di pagare il giusto al fisco in casa".

Sul clima dei mercati pesano anche le preoccupazioni sulla crisi in Ucraina e le sanzioni alla Russia. Per la stessa Markit "il pericolo è che gli sforzi da parte della Bce per stimolare l'economia risultino vani alla luce di questi ostacoli che stanno peggiorando una domanda già di per sè debole". Occhi puntati anche sul Medio Oriente: i primi attacchi diretti di Usa e alleati arabi agli obiettivi dello Stato Islamico in Siria gettano nuove ombre sulla soluzione del conflitto esteso a tutta l'area.

Sul fronte obbligazionario, lo spread tra il Btp e il Bund si allarga leggermente dalle posizioni di ieri a 138 punti e il rendimento torna in area 2,4%. L'euro chiude in rialzo a 1,2860 dollari e 139,98 yen dopo un massimo di seduta sopra quota 1,29. Il recupero è legato ai realizzi e la tendenza rimane farovevole al dollaro, tanto da aver spinto il presidente della Federal Reserve Bank di New York, William Dudley, a esprimere preoccupazione per le conseguenze sull'economia un eccessivo apprezzamento del biglietto verde. Il dollaro arretra quindi anche sullo yen a quota 108,85.

Come accennato, in mattinata le Borse asiatiche hanno trattato in timido, anche se prive del riferimento della Borsa di Tokyo: oggi è rimasta chiusa per festeggiare l'Equinozio d'Autunno. Da segnalare Hong Kong poco mossa sotto la pari, mentre chiudono in netto rialzo le Borse di Shanghai e di Shenzhen, in Cina. Il benchmark Shanghai Composite ha archiviato la seduta a 2.309,72 punti (+0,87%), mentre lo Shenzhen Component ha chiuso a 7.965,89 punti (+0,89%). Hanno terminato invece in calo Taiwan (-0,54%) e Seul (-0,51%). Sul fronte delle commodity, il petrolio a novembre cresce di 4 centesimi, lo 0,04% a 90,91 dollari al barile, l'oro a dicembre sale di 8,7 dollari, lo 0,70% a 1.226,6 dollari l'oncia.