MILANO - Il dollaro superstar affossa lo yen e mette le ali alla Borsa di Tokyo in una seduta che però per la Borse europee si rivela più complicata del previsto: da una parte la revisione al ribasso della crescita dell'Eurozona da parte della Commissione Ue, dall'altro le elezioni di medio termine negli Stati Uniti. A farne le spese è soprattutto Piazza Affari che a fine seduta lascia sul parterre il 2,24%.
In America, intanto, è iniziato il giorno più lungo del presidente Barack Obama. Negli Stati Uniti si vota per il rinnovo della Camera e di un terzo del Senato: i Repubblicani potrebbero prendere la maggioranza del Congresso condizionando così gli ultimi due anni alla Casa Bianca di Obama. Una situazione di stallo, però, potrebbe danneggiare il Paese che ha imboccato la via della ripresa e di sicuro fermare il processo di riforme avviato dal presidente. Tensioni che si ripercuotono anche sulle quotazioni del petrolio, in calo sotto 78 dollari, sui minimi da tre anni; sul greggio pesa in aggiunta al scelta dell'Arabia Saudita di tagliare i prezzi sull'export verso gli Usa.
In Italia, intanto continua l'eseme della legge di Stabilità in commissione Bilancio di Camera e Senato. Ieri è arrivato l'allarme di Bankitalia sugli effetti del Tfr in busta paga. Dubbi anche da parte delle Province che denunciano il rischio fallimento, mentre per l'Istat l'effetto della manovra del governo sarà "nullo nel biennio 2015-2016". L'esecutivo, però, va avanti per la sua strada e il premier Matteo Renzi attacca la Cgil: "Vogliono spaccare il Paese". A condizionare i mercati europei sono, come detto, le previsioni al ribasso per l'Eurozona da parte della Commissione europea (l'agenda), mentre giovedì si riunisce il consiglio direttivo della Bce: gli addetti ai lavori aspettano nuovi segnali da Francoforte dopo la fine degli stimoli monetari negli Stati Uniti cui è seguito l'aumento degli stessi in Giappone.
I dubbi però condizionano solo lievemente i movimenti sul debito sovrano italiano: lo spread è in rialzo a quota 160 punti con i Btp che rendono il 2,41% sul mercato secondario. L'euro chiude in rialzo sopra 1,25 dollari, mentre il biglietto verde arretra. La moneta europea passa di mano a 1,2563 dollari e avanza a quota 142,43 sullo yenDollaro/yen giù a 113,35. In questo contesto a Milano Piazza Affari, ieri maglia nera Ue, dopo un buon avvio inverte la rotta e chiude in rosso del 2,24%. Giù anche gli altri listini del Vecchio continente: Londra cede lo 0,52%, Francoforte lo 0,92% mentre Parigi perde l'1,52%. Tra i singoli titoli milanesi si registra la riscossa di Mps, che dopo aver bruciato il 40% del proprio valore nella settimana seguente gli stress test della Bce si rafforza in scia alle garanzie ricevute per l'aumento di capitale da 2,1 miliardi. Recuperano terreno anche Snam e Terna, ieri colpite dalle vendite: l'Autorità ha precisato come nel calcolo delle tariffe di stoccaggio non sarà prevista inflazione stabile.
Debole Wall Street: mentre chiudono i mercati europei, il Dow Jones arretra dello 0,3%, mentre l'S&P 500 cede lo 0,7% come il Nasdaq. Washington registra intanto la crescita del deficit commerciale a 40,03 miliardi di dollari a settembre. Gli ordinativi alle fabbriche sono in calo, a settembre, dello 0,6% come previsto, in discesa anche l'Ism di New York che a ottobre scende a 54,8 punti, dai 63,7 del mese precendente.
Dal fronte macro si registrano anche i dati Ocse, secondo i quali si registra ancora un calo a Settembre per l'inflazione nei paesi dell'area: i prezzi al consumo a settembre sono saliti dell'1,7% su anno dall'1,8% di agosto, mentre hanno registrato un progresso dello 0,1% su base congiunturale. I prezzi alla produzione nell'Eurozona hanno invece registrato un incremento dello 0,2% a settembre e una flessione dell'1,4% rispetto a settembre 2013.
In mattinata, come detto, il tonfo dello yen sul dollaro, ai minimi da dicembre 2007 con il nuovo e inatteso allentamento monetario deciso la scorsa settimana dalla BoJ, spinge il rally della Borsa di Tokyo che ha chiuso a +2,73%, in aggiunta al +4,83% di venerdì. Al ritorno agli scambi dopo la pausa festiva della giornata della Cultura, l'indice Nikkei trova i massimi intraday di 17.127,66 punti, superando per la prima volta da ottobre 2007 quota 17.000, prima di limare i guadagni e di terminare con un progresso di 448,17 punti, a 16,862.47.
Sul fronte delle materie prime (segui in diretta) continua il calo le quotazioni del petrolio che restano sui minimi da due anni a questa parte: a New York i future sui prezzi del greggio Wti con consegna a dicembre vengono scambiati ora a 76,94 dollari al barile, il 2,28% in meno della chiusura di ieri. Il Brent del Mar del Nord per contro ha infranto al ribasso quota 83 dollari arrivando a toccare un minimo di 82,08 dollari, sui livelli più bassi dall'ottobre del 2010. Ad incidere è il taglio dei prezzi dell'Arabia Saudita per il petrolio esportato in Usa. Il prezzo dell'oro si mantiene ai minimi da quattro anni per via del rafforzamento del dollaro e dei positivi dati macroeconomici che continuano a giungere dagli Usa, i quali scoraggiano gli investimenti difensivi. Il metallo giallo passa di mano per 1.165 dollari all'oncia dopo essere arretrato fino a quota 1.161 dollari, il minimo dal luglio 2010.
In America, intanto, è iniziato il giorno più lungo del presidente Barack Obama. Negli Stati Uniti si vota per il rinnovo della Camera e di un terzo del Senato: i Repubblicani potrebbero prendere la maggioranza del Congresso condizionando così gli ultimi due anni alla Casa Bianca di Obama. Una situazione di stallo, però, potrebbe danneggiare il Paese che ha imboccato la via della ripresa e di sicuro fermare il processo di riforme avviato dal presidente. Tensioni che si ripercuotono anche sulle quotazioni del petrolio, in calo sotto 78 dollari, sui minimi da tre anni; sul greggio pesa in aggiunta al scelta dell'Arabia Saudita di tagliare i prezzi sull'export verso gli Usa.
In Italia, intanto continua l'eseme della legge di Stabilità in commissione Bilancio di Camera e Senato. Ieri è arrivato l'allarme di Bankitalia sugli effetti del Tfr in busta paga. Dubbi anche da parte delle Province che denunciano il rischio fallimento, mentre per l'Istat l'effetto della manovra del governo sarà "nullo nel biennio 2015-2016". L'esecutivo, però, va avanti per la sua strada e il premier Matteo Renzi attacca la Cgil: "Vogliono spaccare il Paese". A condizionare i mercati europei sono, come detto, le previsioni al ribasso per l'Eurozona da parte della Commissione europea (l'agenda), mentre giovedì si riunisce il consiglio direttivo della Bce: gli addetti ai lavori aspettano nuovi segnali da Francoforte dopo la fine degli stimoli monetari negli Stati Uniti cui è seguito l'aumento degli stessi in Giappone.
I dubbi però condizionano solo lievemente i movimenti sul debito sovrano italiano: lo spread è in rialzo a quota 160 punti con i Btp che rendono il 2,41% sul mercato secondario. L'euro chiude in rialzo sopra 1,25 dollari, mentre il biglietto verde arretra. La moneta europea passa di mano a 1,2563 dollari e avanza a quota 142,43 sullo yenDollaro/yen giù a 113,35. In questo contesto a Milano Piazza Affari, ieri maglia nera Ue, dopo un buon avvio inverte la rotta e chiude in rosso del 2,24%. Giù anche gli altri listini del Vecchio continente: Londra cede lo 0,52%, Francoforte lo 0,92% mentre Parigi perde l'1,52%. Tra i singoli titoli milanesi si registra la riscossa di Mps, che dopo aver bruciato il 40% del proprio valore nella settimana seguente gli stress test della Bce si rafforza in scia alle garanzie ricevute per l'aumento di capitale da 2,1 miliardi. Recuperano terreno anche Snam e Terna, ieri colpite dalle vendite: l'Autorità ha precisato come nel calcolo delle tariffe di stoccaggio non sarà prevista inflazione stabile.
Debole Wall Street: mentre chiudono i mercati europei, il Dow Jones arretra dello 0,3%, mentre l'S&P 500 cede lo 0,7% come il Nasdaq. Washington registra intanto la crescita del deficit commerciale a 40,03 miliardi di dollari a settembre. Gli ordinativi alle fabbriche sono in calo, a settembre, dello 0,6% come previsto, in discesa anche l'Ism di New York che a ottobre scende a 54,8 punti, dai 63,7 del mese precendente.
Dal fronte macro si registrano anche i dati Ocse, secondo i quali si registra ancora un calo a Settembre per l'inflazione nei paesi dell'area: i prezzi al consumo a settembre sono saliti dell'1,7% su anno dall'1,8% di agosto, mentre hanno registrato un progresso dello 0,1% su base congiunturale. I prezzi alla produzione nell'Eurozona hanno invece registrato un incremento dello 0,2% a settembre e una flessione dell'1,4% rispetto a settembre 2013.
In mattinata, come detto, il tonfo dello yen sul dollaro, ai minimi da dicembre 2007 con il nuovo e inatteso allentamento monetario deciso la scorsa settimana dalla BoJ, spinge il rally della Borsa di Tokyo che ha chiuso a +2,73%, in aggiunta al +4,83% di venerdì. Al ritorno agli scambi dopo la pausa festiva della giornata della Cultura, l'indice Nikkei trova i massimi intraday di 17.127,66 punti, superando per la prima volta da ottobre 2007 quota 17.000, prima di limare i guadagni e di terminare con un progresso di 448,17 punti, a 16,862.47.
Sul fronte delle materie prime (segui in diretta) continua il calo le quotazioni del petrolio che restano sui minimi da due anni a questa parte: a New York i future sui prezzi del greggio Wti con consegna a dicembre vengono scambiati ora a 76,94 dollari al barile, il 2,28% in meno della chiusura di ieri. Il Brent del Mar del Nord per contro ha infranto al ribasso quota 83 dollari arrivando a toccare un minimo di 82,08 dollari, sui livelli più bassi dall'ottobre del 2010. Ad incidere è il taglio dei prezzi dell'Arabia Saudita per il petrolio esportato in Usa. Il prezzo dell'oro si mantiene ai minimi da quattro anni per via del rafforzamento del dollaro e dei positivi dati macroeconomici che continuano a giungere dagli Usa, i quali scoraggiano gli investimenti difensivi. Il metallo giallo passa di mano per 1.165 dollari all'oncia dopo essere arretrato fino a quota 1.161 dollari, il minimo dal luglio 2010.