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L'industria tedesca delude le Borse Ue. La disoccupazione Usa scende al 5,8%

L'Eurozona continua a faticare, come dimostrano i dati sulla produzione industriale: gli addetti ai lavori scommettono su Draghi. Il rublo crolla ai minimi storici. Piazza Affari chiude in flessione dell'1%. Dagli Stati Uniti dati migliori delle attese ferme al 5,9%, fiacca Wall Street

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MILANO - Piazza Affari manca il rimbalzo dopo la difficile seduta della vigilia. Eppure a l'esito della riunione della Bce aveva rasserenato i mercati: al termine dell'incontro di ieri il presidente, Mario Draghi, ha ridimensionato i timori di una spaccatura in seno al consiglio, pur non fornendo dettagli relativi a un eventuale "quantitative easing" (acquisto diretto di titoli sul mercato, anche di Stato), ma ribadendo che Francoforte è unanimemente impegnata ad agire ancora in caso di necessità. Proprio per questo allo staff della Banca centrale è già stato affidato il compito di studiare nuove misure.

Ma sul fronte macroeconomico si registrano i dati negativi sulla produzione industriale relativa a settembre di Germania e Francia (l'agenda dei mercati): Berlino cresce dell'1,4%, ma il dato è inferiore alle attese che erano per un rimbalzo del 2% congiunturale dopo il -4% di agosto; Parigi invece è invariata contro il previsto -0,2%, dopo il dato piatto di agosto. I numeri sulla produzione italiana sono invece incalendario lunedì prossimo. Le cifre relative all'intera zona euro saranno pubblicate il prossimo mercoledì 12 novembre, con attese di un rialzo congiunturale dello 0,7%. In Gran Bretagna, il deficit commerciale è salito a 9,8 miliardi di euro dai 9,1 miliardi del precedente mese di agosto e contro attese per un rosso da 9,4 miliardi.

Il dato più atteso della giornata, però, arriva dagli Stati Uniti dove il tasso di disoccupazione a ottobre è sceso al 5,8% ai minimi da 6 anni e contro l'atteso 5,9% di settembre: tuttavia delude la creazione di posti di lavoro, quelli nuovi sono stati 214mila anziché i previsti 231mila. A convincere gli adetti ai lavori, però, è il fatto che la disoccupazione scenda nonostante l'aumento del popolazione che lavora, ai massimi degli ultimi cinque anni. In calo anche il tasso di sotto occupazione - che include i lavoratori part time che preferirebbero un lavoro a tempo pieno e chi vorrebbe un lavoro ma ha smesso di cercare - sceso all'11,5% dall'11,8%.

Così a Milano Piazza Affari chiude in rosso dello 0,99%. Contrastate le altre Borse Ue: Londra è l'unica che riesce a strappare un guadagno dello 0,27%, mentre Francoforte cede lo 0,91% in linea con Parigi (-0,89%). Sotto osservazione Telecom Italia dopo i buoni dati della trimestrale, bene anche Pirelli in scia ai conti. Enel è impegnata su due fronti: in Spagna parte l'offerta pubblica di vendita di una quota di Endesa, in Italia segna due cessioni nell'idroelettrico per 400 milioni. Lo spread si allarga lievemente in chiusura a 155 punti base, con i Btp a 10 anni che rendono il 2,36%. Fiacca anche Wall Street che chiude debole dopo che Janet Yellen promette la massima trasparenza nel percorso di innalzamento dei tassi, per minimizzarne gli impatti: il Dow Jones sale dello 0,10%, il Nasdaq perde lo 0,13% mentre lo S&P 500 è invariato.

I dati, in parte deludenti, sul mercato del lavoro Usa pesano sul biglietto verde. L'euro chiude quindi in rialzo a 1,2427 dollari, ma è debole sullo yen a quota 142,64 per via dell'apertura della Bce a nuove misure di allentamento monetario. Lo yen avanza anche sul dollaro a 114,85. In piacchiata il rublo che viene scambiato a 48 contro il dollaro e che tocca per la prima volta nella storia quota 60 sull'euro: la divisa russa soffre il cambio di strategia della Banca centrale russa che ha messo un tetto all'acquisto di valuta. Su Mosca pesano anche le sanzioni di Europa e Usa che stanno mettendo in difficoltà le imprese locali e l'intera economia del Paese.

In mattinata Tokyo ha chiuso gli scambi con un guadagno dello 0,5 per cento. A spingere i listini al rialzo sono stati i nuovi record di Wall Street e la rimonta del dollaro che è salito sopra la quota di 115 yen. Alla chiusura degli scambi, il Nikkei ha guadagnato lo 0,52% (87,90 punti) a 16,880.38 punti. L'indice più ampio Topix è salito dello 0,54% (7,32 punti) a 1.363,67 punti. La seduta si è rivelata meno attiva rispetto a quella dei giorni precedenti, con 2,48 miliardi di pezzi scambiati sul mercato principale.

Sul fronte delle materie prime, il petrolio, colpito nelle ultime sedute dal rallentamento dell'economia e dall'aumento della produzione del greggio Usa, mostra un timido recupero. Il Wti alla chiusura dei mercati europei guadagna l'1,4% a 79 dollari al barile, il Brent risale oltre 83 dollari. Segnali di risveglio anche per l'oro, che ha veleggiato ai minimi degli ultimi 4 anni. Il metallo con consegna immediata, dopo i livelli dell'aprile 2010, sale di quasi due punti percentuali a 1.164 dollari l'oncia. Il calo delle quotazioni è costato, solo a Bankitalia, 3 miliardi di euro nel mese di ottobre.