Economia

Europa, lo spettro di una terza recessione. Mercati cauti

I listini del Vecchio continente chiudono poco mossi: i dati macro continuano a mostrare la debolezza economica dell'area dell'euro. Milano strappa un +0,4% finale. Tokyo galvanizzata dalle promesse di Abe sulle tasse e dal recupero dell'industria. Il Brent cala ancora a 80 dollari al barile. Asta Bpt, tassi in salita

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MILANO - I listini europei non riescono a risollevare la testa con decisione dopo una vigilia di cali, con i titoli del settore bancario sotto pressione anche per l'attenzione loro dedicata dalle autorità finanziarie, che hanno comminato multe miliardarie. I trend di fondo del momento dei mercati sono confermati: l'Eurozona mostra debolezza della ripresa con i dati sull'andamento dei prezzi, mentre gli Usa si rafforzano e a Oriente le banche centrali di Cina e Giappone prendono posizione per sostenere l'economia e - di conseguenza - i mercati. Anche la Bce rivede al ribasso le stime di crescita e di andamento dei prezzi nel suo bollettino di novembre e conferma di esser pronta a nuove misure straordinarie. In questo momento, però, per l'Eurozona i rischi di un 'triple dip', cioè di una terza recessione, "sono aumentati". Parola di Jean-Michel Six, capo economista Emea di Standard&Poor's, secondo la quale la stessa Bce deve intervenire entro la fine dell'anno.

Come accennato, a ottobre l'inflazione in Germania è salita dello 0,8% su anno mentre è scesa dello 0,3% su mese. I dati definitivi, diffusi oggi, sono in linea con le attese. A settembre, l'inflazione tedesca era rimasta ferma su mese ed era salita a livello tendenziale dello 0,8 per cento. La debolezza europea, con la deflazione che aleggia sul Vecchio continente, è certificata anche dalla Francia, dove l'inflazione è rimasta ferma rispetto al mese precedente, mentre è salita dello 0,5% tendenziale. Le previsioni indicavano un calo mensile dello 0,1% e un aumento su anno dello 0,4%. In Italia, invece, i prezzi sono rimasti pressoché fermi: +0,1% annuo e mensile. Di nuovo in Germania, nel 2013 il saldo commerciale certificato da Desatis è stato in surplus di 195 miliardi: Berlino ha esportato beni per 1.093,1 miliardi di euro e ne ha importati per 898,2 miliardi. Negli Usa, invece, le richieste iniziali di sussidi di disoccupazione sono aumentate di 12mila unità a quota 290mila nel corso della settimana terminata l'8 novembre. Il dato è superiore alle attese degli analisti, che si attendevano una crescita più contenuta a 280mila.

A settembre, la disoccupazione nell'Eurozona è rimasta stabile all'11,5%, per il quarto mese consecutivo, mentre in Italia è tornata ad aumentare leggermente, dal 12,5% al 12,6%. Lo riferisce l'Ocse secondo cui la disoccupazione giovanile "continua a restare eccezionalmente alta". In Italia, più di un giovane su 3 è senza lavoro, anche se a settembre il dato è sceso rispetto ad agosto, dal 43,7% ale 42,9%. Nell'insieme dell'area, la disoccupazione è scesa di 0,1 punti percentuali al 7,2%.

Seduta in altalena per i mercati del Vecchio continente. Milano, dopo il tracollo vicino al 3% della vigilia, risce alla fine a strappare una chiusura positiva dello 0,43%. Tra le aziende italiane si registrano i conti dei nove mesi di Erg, con utile netto che sale quasi a 75 milioni. Allineate a Piazza Affaria le altre Borse Ue, che durante la giornata avevano pagato il prezzo dell'indebolimento del petrolio che abbatte le quotazioni delle aziende del comparto: Londra sale dello 0,37%, Parigi dello 0,19%, mentre Francoforte avanza dello 0,4%. In positivo, ma senza strappi, Wall Street: alla chiusura dei mercati europei il Dow Jones sale dello 0,3%, il Nasdaq dello 0,1% e l'S&P 500 è praticamente invariato.

L'euro chiude in lieve rialzo a 1,2470 sul dollaro a fine seduta dopo un avvio a 1,2442. Le voci di possibili elezioni anticipate in Giappone continuano a incidere sullo yen che resta debole sia contro l'euro che contro il biglietto verde Usa. Il cambio euro/yen è a 114,30, dollaro/yen a 115,70. Lo spread fra Btp e Bund sale leggermente oltre i 155 punti della chiusura di ieri. Il rendimento del titolo decennale italiano è pari al 2,36%. Il Tesoro, dopo l'asta di Bot annuali di ieri con tassi in risalita, oggi ha collocato tutti i sei miliardi di offerta massima dei Btp a tre, sette e 15 anni. Il tasso sul tre anni, pari a 0,77%, sale ai massimi da luglio, quello dei sette anni aumenta all'1,74%, mentre cala al 2,97% quello sui 15 anni.

Le indiscrezioni che il premier Shinzo Abe potrebbe indire elezioni anticipate e rinviare l'aumento delle tasse in programma (Iva dall'8 al 10%) hanno spinto ancora al rialzo la Borsa di Tokyo. L'indice Nikkei è tornato ai suoi massimi da 7 anni guadagnando l'1,14% a quota 17.392,79. Mentre la BoJ si prepara a nuovi maxi-stimoli, la produzione industriale nipponica è salita a settembre del 2,9% congiunturale, la prima crescita significativa da gennaio. La crescita è stata oltre le attese che indicavano un incremento del 2,7%. Su anno la produzione è salita dello 0,8% rispetto a settembre 2013. Gli ordini dei macchinari, invece, sono saliti del 2,9% su mese, molto più del +1,2% atteso. A ottobre, invece, la produzione industriale cinese è salita del 7,7% su anno, un risultato leggermente inferiore alle attese che indicavano una crescita dell'8%. Sul fronte delle vendite al dettaglio, la seconda economia mondiale ha registrato risultati quasi stagnanti con una crescita tendenziale a ottobre dell'11,5% che si confronta con l'incremento dell'11,6% di settembre.

Come detto non si ferma la discesa del petrolio Brent. Nuovi minimi pluriennali per il benchmark petrolifero globale, che oggi si è spinto fino a 80,10 dollari e attualmente segna un ribasso di oltre un punto percentuale a 80,2 dollari. Nonostante un rosso di quasi il 25% negli ultimi tre mesi, l'Opec, l'Organizzazione dei paesi esportatori, non sembrerebbe intenzionata a tagliare la produzione. Il petrolio Wti a dicembre scivola sui minimi di 4 anni a quota 76,27 dollari al barile, in calo dell'1,17%. L'oro con la stessa scadenza aggiunge lo 0,42% a 1.164 dollari l'oncia (le materie prime).