MILANO - La conferma del buon momento vissuto dal manifatturiero cinese puntella solo nella prima fase della giornata l'umore degli investitori, che registrano il rinvio del raggiungimento degli obiettivi sull'inflazione da parte della Banca centrale del Giappone e continuano una fase d'incertezza legata alle elezioni Usa.
I listini europei trattano sopra e sotto la parità durante la mattinata, salvo poi indebolirsi nel pomeriggio: Piazza Affari guida i ribassi (-1,32% finale) con Mps osservata speciale dopo che Corrado Passera ha abbandonato i progetti di rilancio della banca. In rosso anche le altre Borse europee: Londra lima lo 0,53%, Parigi cede lo 0,86% e Francoforte l'1,3%.
All'aumento delle vendite ha contribuito Wall Street, che ieri sera aveva chiuso sotto la parità nonostante il fermento nell'm&a e anche oggi è stata debole: il Dow Jones ha perso lo 0,58% a 18.037,92 punti, il Nasdaq lo 0,69% a 5.153,58 punti mentre lo S&P 500 ha lasciato sul terreno lo 0,68% a 2.111,75 punti. Da segnalare i conti di Pfizer, che hanno deluso le attese, mentre i tagli ai costi di Bp e Shell hanno permesso loro di restare in linea di galleggiamento nonostante il calo dei prezzi energetici.
Lo spread tra Btp e Bund tedeschi si allarga sopra 155 punti base, con il rendimento del decennale italiano all'1,75% e ai massimi da circa un anno, secondo la piattaforma Bloomberg. Dopo i recenti apprezzamenti del dollaro, chiusura in rialzo per l'euro sopra quota 1,10 dollari. La moneta unica passa di mano a 1,1044 dollari e a 115,51 yen. Si rafforza la sterlina dopo che il governatore della Bank of England, il canadese Carney, ha trovato un compromesso con il governo: resterà in sella fino a giugno 2019, un anno in più rispetto alla scadenza del mandato.
Il manifatturiero della Cina ha confermato il forte rimbalzo di settembre, con il ritmo di crescita più veloce in oltre due anni. A ottobre, il Pmi Caixin manifatturiero è salito a 51,2 da 50,1 del mese precedente, registrando il livello più alto dal luglio 2014; quello non manifatturiero si è portato a quota 54 contro il 53,7 del mese precedente. Una lettura superiore a 50 punti indica un'espansione dell'attività manifatturiera, mentre un indice al di sotto di questa soglia il segnale di una contrazione del settore. L'indicatore Pmi sulla Cina "indica che l'economia è tornata in territorio espansivo per il terzo mese consecutivo, sintomo di una ulteriore stabilizzazione della maggiore economia dell'Est", ha spiegato Margaret Yang di CMC Markets all'agenzia Bloomberg: "Questo fatto migliora l'attitudine degli investitori sui mercati".
Le rilevazioni sul manifatturiero sono arrivate anche dal Regno Unito, dove il Pmi scende a 54,3 ad ottobre da 55,5 settembre, e dagli Usa, con l'indice Ism manifatturiero in crescita a 51,9 punti, grossomodo in linea con le attese. Dal Giappone sono giunte indicazioni contrastanti. Da una parte, infatti, ad ottobre si è visto un ulteriore miglioramento dell'attività di manifatturiera, con un aumento della produzione al tasso più alto da dieci mesi supportato da un ritorno della crescita dei nuovi ordini. L'indice Nikkei Pmi manifatturiero è salito a 51,4 punti, da 50,4 di settembre, attestandosi ai massimi da 9 mesi. I nuovi ordini sono cresciuti per al prima volta da gennaio sostenuti dalla domanda internazionale, l'occupazione ha registrato una accelerazione della crescita ai massimi da due anni e mezzo.
Sempre nel Sol Levante, c'era grande attesa per le decisioni della Bank of Japan, che ha confermato lo status quo per quanto riguarda i tassi di interesse e la politica monetaria, rivisti significativamente a settembre. E' però arrivata una sforbiciata alle stime sull'inflazione per l'anno fiscale 2017 e 2018, che significa ammettere che il governatore Haruhiko Kuroda non sarà in grado di raggiungere l'obiettivo di prezzi al +2% entro la fine del mandato, nel 2018. Al termine della riunione di due giorni iniziata ieri, le stime sull'inflazione per l'attuale anno fiscale che si conclude nel marzo 2017 sono scese all'1,5% dall'1,7%, mentre nel 2018 le prospettive sulle crescita dei prezzi sono ridotte all'1,7% dal'1,9%.
Dopo questa serie di dati, la Borsa di Tokyo ha chiuso con un leggero rialzo di 17,38 punti, uno 0,1%, collocandosi a 17.442,40 punti.
Il prezzo del petrolio si stabilizza a New York dopo il forte calo della vigilia: restano le incertezze che circondano l'accordo Opec su un taglio della produzione. Alla chiusura dei mercati europei, il Wti tratta a 46,9 dollari al barile e il Brent a 48,7. In lieve apprezzamento l'oro, con il lingotto spot a 1.288 dollari l'oncia.
I listini europei trattano sopra e sotto la parità durante la mattinata, salvo poi indebolirsi nel pomeriggio: Piazza Affari guida i ribassi (-1,32% finale) con Mps osservata speciale dopo che Corrado Passera ha abbandonato i progetti di rilancio della banca. In rosso anche le altre Borse europee: Londra lima lo 0,53%, Parigi cede lo 0,86% e Francoforte l'1,3%.
All'aumento delle vendite ha contribuito Wall Street, che ieri sera aveva chiuso sotto la parità nonostante il fermento nell'm&a e anche oggi è stata debole: il Dow Jones ha perso lo 0,58% a 18.037,92 punti, il Nasdaq lo 0,69% a 5.153,58 punti mentre lo S&P 500 ha lasciato sul terreno lo 0,68% a 2.111,75 punti. Da segnalare i conti di Pfizer, che hanno deluso le attese, mentre i tagli ai costi di Bp e Shell hanno permesso loro di restare in linea di galleggiamento nonostante il calo dei prezzi energetici.
Lo spread tra Btp e Bund tedeschi si allarga sopra 155 punti base, con il rendimento del decennale italiano all'1,75% e ai massimi da circa un anno, secondo la piattaforma Bloomberg. Dopo i recenti apprezzamenti del dollaro, chiusura in rialzo per l'euro sopra quota 1,10 dollari. La moneta unica passa di mano a 1,1044 dollari e a 115,51 yen. Si rafforza la sterlina dopo che il governatore della Bank of England, il canadese Carney, ha trovato un compromesso con il governo: resterà in sella fino a giugno 2019, un anno in più rispetto alla scadenza del mandato.
Il manifatturiero della Cina ha confermato il forte rimbalzo di settembre, con il ritmo di crescita più veloce in oltre due anni. A ottobre, il Pmi Caixin manifatturiero è salito a 51,2 da 50,1 del mese precedente, registrando il livello più alto dal luglio 2014; quello non manifatturiero si è portato a quota 54 contro il 53,7 del mese precedente. Una lettura superiore a 50 punti indica un'espansione dell'attività manifatturiera, mentre un indice al di sotto di questa soglia il segnale di una contrazione del settore. L'indicatore Pmi sulla Cina "indica che l'economia è tornata in territorio espansivo per il terzo mese consecutivo, sintomo di una ulteriore stabilizzazione della maggiore economia dell'Est", ha spiegato Margaret Yang di CMC Markets all'agenzia Bloomberg: "Questo fatto migliora l'attitudine degli investitori sui mercati".
Le rilevazioni sul manifatturiero sono arrivate anche dal Regno Unito, dove il Pmi scende a 54,3 ad ottobre da 55,5 settembre, e dagli Usa, con l'indice Ism manifatturiero in crescita a 51,9 punti, grossomodo in linea con le attese. Dal Giappone sono giunte indicazioni contrastanti. Da una parte, infatti, ad ottobre si è visto un ulteriore miglioramento dell'attività di manifatturiera, con un aumento della produzione al tasso più alto da dieci mesi supportato da un ritorno della crescita dei nuovi ordini. L'indice Nikkei Pmi manifatturiero è salito a 51,4 punti, da 50,4 di settembre, attestandosi ai massimi da 9 mesi. I nuovi ordini sono cresciuti per al prima volta da gennaio sostenuti dalla domanda internazionale, l'occupazione ha registrato una accelerazione della crescita ai massimi da due anni e mezzo.
Sempre nel Sol Levante, c'era grande attesa per le decisioni della Bank of Japan, che ha confermato lo status quo per quanto riguarda i tassi di interesse e la politica monetaria, rivisti significativamente a settembre. E' però arrivata una sforbiciata alle stime sull'inflazione per l'anno fiscale 2017 e 2018, che significa ammettere che il governatore Haruhiko Kuroda non sarà in grado di raggiungere l'obiettivo di prezzi al +2% entro la fine del mandato, nel 2018. Al termine della riunione di due giorni iniziata ieri, le stime sull'inflazione per l'attuale anno fiscale che si conclude nel marzo 2017 sono scese all'1,5% dall'1,7%, mentre nel 2018 le prospettive sulle crescita dei prezzi sono ridotte all'1,7% dal'1,9%.
Dopo questa serie di dati, la Borsa di Tokyo ha chiuso con un leggero rialzo di 17,38 punti, uno 0,1%, collocandosi a 17.442,40 punti.
Il prezzo del petrolio si stabilizza a New York dopo il forte calo della vigilia: restano le incertezze che circondano l'accordo Opec su un taglio della produzione. Alla chiusura dei mercati europei, il Wti tratta a 46,9 dollari al barile e il Brent a 48,7. In lieve apprezzamento l'oro, con il lingotto spot a 1.288 dollari l'oncia.