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Italia al palo, rallenta la crescita globale. Ma le Borse credono in Draghi

I mercati chiudono positivi nonostante le indicazioni di debolezza giunte dal Fondo monetario internazionale, che ha sforbiciato di 0,3 punti percentuali le stime di espansione del Pil portandole al +3,5% per il 2015. Per il Belpaese un timido +0,4% e la maggiore revisione (al ribasso) tra i principali Paesi Ue rispetto a ottobre. Il petrolio torna a calare e trascina giù Wall Street, Piazza Affari +0,9%
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MILANO - Dopo la Banca Mondiale, anche il Fondo monetario internazionale prende atto del fatto che la crescita globale sarà meno incisiva delle aspettative e taglia le stime sul Pil, nonostante il calo del prezzo del petrolio e la forza della ripresa degli Stati Uniti. Secondo l'organismo guidato da Christine Lagarde, nel 2015 il Prodotto interno lordo del mondo crescerà del 3,5%, 0,3 punti percentuali meno di quanto inizialmente stimato nel World Economic Outlook, per poi passare al +3,7% l'anno prossimo. Male, in questo contesto, l'Eurozona, la cui espansione si limita al +1,2% nell'anno in corso: forbici su Germania e Francia, si salva solo la Spagna nel Vecchio continente. Malissimo l'Italia, che con una previsione di +0,4 e +0,8% rispettivamente per quest'anno e il prossimo, subisce la più grande revisione tra le principali economie Ue (-0,5 punti percentuali) rispetto al Weo di ottobre.

Ancora una volta, dopo questi dati, il mondo si trova a fare i conti con …
MILANO - Dopo la Banca Mondiale, anche il Fondo monetario internazionale prende atto del fatto che la crescita globale sarà meno incisiva delle aspettative e taglia le stime sul Pil, nonostante il calo del prezzo del petrolio e la forza della ripresa degli Stati Uniti. Secondo l'organismo guidato da Christine Lagarde, nel 2015 il Prodotto interno lordo del mondo crescerà del 3,5%, 0,3 punti percentuali meno di quanto inizialmente stimato nel World Economic Outlook, per poi passare al +3,7% l'anno prossimo. Male, in questo contesto, l'Eurozona, la cui espansione si limita al +1,2% nell'anno in corso: forbici su Germania e Francia, si salva solo la Spagna nel Vecchio continente. Malissimo l'Italia, che con una previsione di +0,4 e +0,8% rispettivamente per quest'anno e il prossimo, subisce la più grande revisione tra le principali economie Ue (-0,5 punti percentuali) rispetto al Weo di ottobre.

Ancora una volta, dopo questi dati, il mondo si trova a fare i conti con una ripresa poco consistente, che in alcune parti d'Europa - vedi l'Italia - è davvero al lumicino. Ulteriori indicazioni perché la decisione (in calendario il 22 gennaio) della Bce di lanciare un quantitative easing, un ampliamento della base monetaria attraverso l'acquisto di titoli di Stato, si faccia in proporzioni importanti, per accompagnare l'Eurozona fuori dalla deflazione e sostenere la crescita. Un segnale di ottimismo arriva dall'indice che misura la fiducia degli investitori tedeschi. L'indice Zew mostra a gennaio un incremento a 48,4 punti contro i 34,9 punti di dicembre. Il dato è oltre le attese degli analisti, che si aspettavano che l'indice si fermasse a quota 40 punti. Si tratta del terzo aumento consecutivo, arrivando così sui massimi dallo scorso febbraio. In Italia si guarda ai dati sulla bilancia commerciale, in miglioramento nonostante il calo dell'export. Di crescita e insicurezze si parlerà anche al forum di Davos, che comincia domani nella cittadina svizzera; già per questa sera è previsto l'arrivo del premier italiano, Matteo Renzi. Di nuovo in Germania, intanto, i prezzi alla produzione industriale hanno registrato una flessione dello 0,7% a dicembre su novembre e dell'1,7% su anno, dati sopra le attese.

I mercati, intanto, continuano a scommettere su Mario Draghi: le ultime sedute, caratterizzate sempre da una discreta dose di volatilità, si sono contraddistinte per significativi guadagni. A Piazza Affari gioca anche l'attesa per una riforma del settore del credito, che porterà le Popolari a trasformarsi in Spa: la giornata si è chiusa in attesa delle novità dal Consiglio dei Ministri di Roma. Il Ftse Mib si rafforza fino a chiudere a +0,91%. Oltre al comparto del credito, si guarda a Saipem - coinvolta in vicissitudini processuali e anche punita da Macquarie, che ha abbassato il rating a 'underperform' - e Pirelli, promossa da Ubs a 'buy'. Nel resto d'Europa, Parigi sale dell'1,16% finale, Francoforte dello 0,14% e Londra dello 0,52%.

Wall Street apre positiva, nonostante le previsioni negative del Fmi, ma presto perde slancio in scia al nuovo calo del prezzo del petrolio: il contratto a febbraio del Wti cede quasi cinque punti percentuali tornando poco sopra 46 dollari al barile. E così, alla chiusura dei mercati europei, il Dow Jones tratta in rosso dello 0,7%, lo S&P500 cede lo 0,4% e il Nasdaq segue con ribassi dello 0,3%. L'agenda macro presenta i dati relativi alla fiducia dei costruttori per gennaio, poi prosegue la stagione di trimestrali.

L'euro chiude sopra 1,15 dollari e il biglietto verde avanza sullo yen, sulla scia del rallentamento cinese e del taglio del Fmi delle sue stime sull'andamento dell'economia globale. Ka moneta comune passa di mano a 1,1580 dollari, in attesa che la Bce scopra le carte sul programma di 'quantitative easing'. Lo yen arretra a quota 137,08 sull'euro e 118,38 sul dollaro. L'oro è volatile dopo una vigilia caratterizzata dal rialzo del metallo giallo seguito alla decisione della Banca centrale svizzera di sganciare il franco dal cambio fisso con l'euro. Alla chiusura dei mercati Ue, l'oro viene scambiato sopra 1.290 dollari l'oncia.

Andamento in leggero rialzo per lo spread tra Btp e Bund. Il differenziale di rendimento tra i titoli di Stato decennali italiani e gli omologhi tedeschi chiude in area 130 punti base con i titoli tricolori che rendono l'1,75%, in crescita sulla vigilia. In mattinata, la Borsa di Tokyo ha chiuso la seconda seduta in rialzo (+2,07%), grazie all'indebolimento dello yen. Sotto l'influsso delle attese per il Qe della Bce e anche per nuove misure di allentamento dalla BoJ, il rendimento sui titoli quinquennali giapponesi è passato per la prima volta in negativo. Sui dieci anni siamo sotto quota 0,2%.

Dalla Cina sono arrivati dati letti positivamente: è vero che Pechino ha visto la sua crescita economica rallentare bruscamente nel 2014 (ai minimi dal 1990), con il Pil "fermo" al +7,4%, il livello più basso da 24 anni, contro il 7,7% del 2013 e al di sotto dell'obiettivo del 7,5% fissato dal governo. D'altra parte, la produzione industriale è cresciuta del 7,9% a dicembre, in accelerazione dal +7,2% di novembre. Inoltre, nell'ultimo trimestre il Pil si è mosso del 7,3% contro il +7,2% stimato dal panel di Bloomberg e le vendite al dettaglio sono cresciute dell'11,9%. Dopo il contraccolpo di lunedì, la Borsa di Shanghai ha così potuto accelerare al +1,82%.