MILANO - Il giorno dopo la mossa storica della Bce di annunciare un piano di quantitative easing, cioè acquisto di titoli - in particolare di Stato -, gli investitori provano a valutare a mente più fredda i tecnicismi dell'azione. I 60 miliardi di euro al mese di spese hanno superato le aspettative, ma resta da valutare bene - e bisognerà probabilmente aspettare i dettagli tecnici di marzo - cosa significa la proposta di ripartizione del rischio di insolvenza degli emittenti. Draghi ha spiegato che al 20% sarà condiviso e per la restante parte sarà in capo alle Banche centrali nazionali, anche se ancora non è chiaro dove avverrà la scelta sui titoli da acquistare. In ogni caso, le pressioni della Bundesbank sono riuscite a spostare il rischio supportato per acquistare i titoli il più lontano possibile da Francoforte, cioè nei forzieri delle singole istituzioni centrali.
Prestiti, esportazioni e debiti meno cari
Anche il governatore italiano, Ignazio Visco, già preoccupato di aprire nuove fratture in Europa, parlando da Davos delle scelte della Bce ha ricordato a Bloomberg Tv: "Dobbiamo condividere i rischi", ricalcando la linea tenuta nel board, come racconta il retroscena di Repubblica. E ha poi aggiunto: "il piano della Bce mostra determinazione" e conferma che all'interno del board ci sono state "discussioni su quando iniziare gli acquisti". In ogni caso - ha spiegato - il Qe "funzionerà nella pratica per entità e durata", ma la politica monetaria non basta e al suo fianco bisogna "lavorare per essere più uniti dal punto di vista politico e fiscale".
In questa situazione, i mercati sembrano concentrarsi più sull'attivazione della misura - e sulle sue dimensioni - che sul frazionamento politico mostrato ancora una volta. Le ripercussioni dell'annuncio della Bce vanno dal valutario all'obbligazionario. L'euro, in primis, è sempre sui minimi nel cambio sul dollaro all'indomani del Qe: la moneta unica chiude in calo a 1,1212 dollari e 132,54 yen dopo aver toccato un minimo dal settembre 2003 sul biglietto verde a 1,1113 dollari e un minimo da 16 mesi sulla divisa nipponica a 130,90 yen.
Il tasso del Btp a 10 anni tocca un nuovo minimo storico a quota 1,44% prima di stabilizzarsi all'1,5% spinto in ribasso dalla prospettiva che Francoforte indirizzi gran parte del potere di spesa sui mercati proprio verso i titoli di Stato. Lo spread con il Bund si ferma a quota 115 punti base: un anno fa eravamo a quota 225 punti base. Il restringimento ha un significato importante per i conti pubblici. Riprendendo uno studio di Bankitalia come riferimento anche se non più recentissimo (la composizione del debito è un po' cambiata), si può ricordare che 100 punti base in meno diventano 3,1 miliardi di risparmi al primo anno di emissioni, 6,2 miliardi al secondo e 8 il terzo.
Le Borse si muovono ancora in rialzo: Milano annulla le perdite della mattinata e chiude in rialzo dello 0,24%, Parigi e Francoforte si rafforzano rispettivamente al +1,93% e +2,05%, Londra segue a +0,53%. Tra i singoli titoli italiani, occhio a Luxottica per la quale gli analisti di Berenberg abbassano il rating da 'buy' a 'hold'. In ribasso il comparto delle popolari, investito dalla riforma annunciata da Matteo Renzi che porterà le più grandi a diventare Spa. Assopopolari ha però pronosticato battaglia e lo scontro raffredda l'entusiasmo sui titoli. In movimento il comparto delle Tlc, con una serie di operazioni straordinarie delle quali ne beneficia anche Telecom. A Wall Street chiusura tendenzialmente in calo: i listini Usa si sono interessanti più alle trimestrali che al quantitative easing della Bce. Il Dow Jones ha perso lo 0,80% a 17.671,93 punti, il Nasdaq è salito dello 0,16% a 4.757,88 punti mentre lo S&P 500 ha ceduto lo 0,6% a 2.051,8 punti.
L'agenda macreoconomica si concentra sugli indici Pmi, dati importanti che solitamente anticipano l'andamento economico essendo composti attraverso le sensazioni delle imprese. Il Pmi manifatturiero dell'Eurozona a 19 membri è salito a gennaio a quota 51 punti, come da attese. Segnali positivi dal dato composito, che monitora l'attività manifatturiera e dei servizi: è salito a gennaio a 52,2 da 51,4 di dicembre, toccando i massimi da 5 mesi. In Cina, intanto, l'indice calcolato da Hsbc si è attestato sempre a gennaio a 49,8 punti, in lieve rialzo rispetto ai 49,6 punti del mese precedente. E' sotto la soglia di 50 punti, che separa la contrazione dall'espansione economica, ma migliore delle attese. In Giappone, si è collocato a 52,1 punti. Negli Usa la vendita di case esistenti segna un +2,4% sotto le attese, il Pmi manifatturiero è in calo a 53,7 punti a gennaio - anch'esso sotto le stime -, e il superindice centra le aspettative con un +0,5%.
Le quotazioni del petrolio, dopo il recupero della mattinata, tornano in rosso: nei primi scambi a New York, il Wti viaggia in ribasso dello 0,20% rispetto alla chiusura precedente e tratta a 46,20 dollari al barile. La scorsa notte è morto Re Abdullah, il sovrano dell'Arabia Saudita che era al potere del 2005. Il successore designato è il fratello Salman bin Abdulaziz al Saud che ha annunciato continuità nella politica petrolifera del Paese. L'Agenzia internazionale dell'energia, infatti, non vede cambiamenti nella politica dell'Opec. Tornano invece a scendere le quotazioni dell'oro, che sono comunque ai massimi da quasi due anni. Il lingotto con consegna immediata viene scambiato a 1.294 dollari l'oncia.
In mattinata, la Borsa di Tokyo ha terminato gli scambi in territorio positivo, a +1,05%, in scia all'allentamento monetario varato ieri dalla Bce che ha fissato in 60 miliardi di euro gli acquisti di titoli al mese, partendo da marzo e fino ad almeno settembre 2016. L'indice Nikkei, con lo yen tornato a indebolirsi contro il dollaro, guadagna 182,73 punti e si attesta a quota 17.511,75.
Prestiti, esportazioni e debiti meno cari
Anche il governatore italiano, Ignazio Visco, già preoccupato di aprire nuove fratture in Europa, parlando da Davos delle scelte della Bce ha ricordato a Bloomberg Tv: "Dobbiamo condividere i rischi", ricalcando la linea tenuta nel board, come racconta il retroscena di Repubblica. E ha poi aggiunto: "il piano della Bce mostra determinazione" e conferma che all'interno del board ci sono state "discussioni su quando iniziare gli acquisti". In ogni caso - ha spiegato - il Qe "funzionerà nella pratica per entità e durata", ma la politica monetaria non basta e al suo fianco bisogna "lavorare per essere più uniti dal punto di vista politico e fiscale".
In questa situazione, i mercati sembrano concentrarsi più sull'attivazione della misura - e sulle sue dimensioni - che sul frazionamento politico mostrato ancora una volta. Le ripercussioni dell'annuncio della Bce vanno dal valutario all'obbligazionario. L'euro, in primis, è sempre sui minimi nel cambio sul dollaro all'indomani del Qe: la moneta unica chiude in calo a 1,1212 dollari e 132,54 yen dopo aver toccato un minimo dal settembre 2003 sul biglietto verde a 1,1113 dollari e un minimo da 16 mesi sulla divisa nipponica a 130,90 yen.
Il tasso del Btp a 10 anni tocca un nuovo minimo storico a quota 1,44% prima di stabilizzarsi all'1,5% spinto in ribasso dalla prospettiva che Francoforte indirizzi gran parte del potere di spesa sui mercati proprio verso i titoli di Stato. Lo spread con il Bund si ferma a quota 115 punti base: un anno fa eravamo a quota 225 punti base. Il restringimento ha un significato importante per i conti pubblici. Riprendendo uno studio di Bankitalia come riferimento anche se non più recentissimo (la composizione del debito è un po' cambiata), si può ricordare che 100 punti base in meno diventano 3,1 miliardi di risparmi al primo anno di emissioni, 6,2 miliardi al secondo e 8 il terzo.
Le Borse si muovono ancora in rialzo: Milano annulla le perdite della mattinata e chiude in rialzo dello 0,24%, Parigi e Francoforte si rafforzano rispettivamente al +1,93% e +2,05%, Londra segue a +0,53%. Tra i singoli titoli italiani, occhio a Luxottica per la quale gli analisti di Berenberg abbassano il rating da 'buy' a 'hold'. In ribasso il comparto delle popolari, investito dalla riforma annunciata da Matteo Renzi che porterà le più grandi a diventare Spa. Assopopolari ha però pronosticato battaglia e lo scontro raffredda l'entusiasmo sui titoli. In movimento il comparto delle Tlc, con una serie di operazioni straordinarie delle quali ne beneficia anche Telecom. A Wall Street chiusura tendenzialmente in calo: i listini Usa si sono interessanti più alle trimestrali che al quantitative easing della Bce. Il Dow Jones ha perso lo 0,80% a 17.671,93 punti, il Nasdaq è salito dello 0,16% a 4.757,88 punti mentre lo S&P 500 ha ceduto lo 0,6% a 2.051,8 punti.
L'agenda macreoconomica si concentra sugli indici Pmi, dati importanti che solitamente anticipano l'andamento economico essendo composti attraverso le sensazioni delle imprese. Il Pmi manifatturiero dell'Eurozona a 19 membri è salito a gennaio a quota 51 punti, come da attese. Segnali positivi dal dato composito, che monitora l'attività manifatturiera e dei servizi: è salito a gennaio a 52,2 da 51,4 di dicembre, toccando i massimi da 5 mesi. In Cina, intanto, l'indice calcolato da Hsbc si è attestato sempre a gennaio a 49,8 punti, in lieve rialzo rispetto ai 49,6 punti del mese precedente. E' sotto la soglia di 50 punti, che separa la contrazione dall'espansione economica, ma migliore delle attese. In Giappone, si è collocato a 52,1 punti. Negli Usa la vendita di case esistenti segna un +2,4% sotto le attese, il Pmi manifatturiero è in calo a 53,7 punti a gennaio - anch'esso sotto le stime -, e il superindice centra le aspettative con un +0,5%.
Le quotazioni del petrolio, dopo il recupero della mattinata, tornano in rosso: nei primi scambi a New York, il Wti viaggia in ribasso dello 0,20% rispetto alla chiusura precedente e tratta a 46,20 dollari al barile. La scorsa notte è morto Re Abdullah, il sovrano dell'Arabia Saudita che era al potere del 2005. Il successore designato è il fratello Salman bin Abdulaziz al Saud che ha annunciato continuità nella politica petrolifera del Paese. L'Agenzia internazionale dell'energia, infatti, non vede cambiamenti nella politica dell'Opec. Tornano invece a scendere le quotazioni dell'oro, che sono comunque ai massimi da quasi due anni. Il lingotto con consegna immediata viene scambiato a 1.294 dollari l'oncia.
In mattinata, la Borsa di Tokyo ha terminato gli scambi in territorio positivo, a +1,05%, in scia all'allentamento monetario varato ieri dalla Bce che ha fissato in 60 miliardi di euro gli acquisti di titoli al mese, partendo da marzo e fino ad almeno settembre 2016. L'indice Nikkei, con lo yen tornato a indebolirsi contro il dollaro, guadagna 182,73 punti e si attesta a quota 17.511,75.