MILANO - Le Borse del Vecchio rimbalzano alla fine di una giornata nervosa e dopo una serie di sedute complicate all'insegna delle vendite e delle prese di profitto, mentre il Tesoro italiano approfitta dell'ombrello aperto dal Quantitative easing della Bce e ormai si avvicina a piazzare titoli di Stato a rendimento zero. Gli Usa intanto confermano il ritmo di crescita nel corso del quarto trimestre 2014: un +2,2% che delude le attese per una revisione in rialzo.
Gli investitori guardano alla Grecia, in attesa che lunedì il governo di Atene presenti la lista delle riforme concordate con Bruxelles in cambio della nuova tranche di aiuti, ma anche alle crescenti tensioni geopolitiche: l'intervento dell'Arabia Saudita in Yemen potrebbe aumentare l'instabilità dell'area e aumentare l'incertezza sulle quotazioni del petrolio. Il greggio è tornato stabilmente oltre quota 50 punti: se salisse ancora verrebbe a mancare quella spinta alla ripresa economica su cui fanno affidamento la Federal Reserve e la Bce. Gli analisti sono convinti che, senza una rapida soluzione in medio oriente, la Fed potrebbe rinviare il rialzo dei tassi.
In Europa si guarda alla pioggia di dati macroeconomici in agenda. L'Istat traccia il calo di fatturato e ordini all'industria, nel giorno in cui arriva il monito del governatore Ignazio Visco sull'arretratezza economica in Italia: "Ci sono gli stessi problemi di 30 anni fa". In Francia, intanto, la fiducia dei consumatori è salita al massimo da 4 anni e mezzo a marzo. L'indice, calcolato dall'Insee, è passato da 92 a 93 punti, in linea con le attese e al top dal novembre 2010.
Grande successo per l'asta di Bot a sei mesi del Tesoro: ha collocato tutti i 7 miliardi di euro di titoli con tassi in discesa al nuovo minimo storico dello 0,04% (da 0,09% dell'asta di febbraio). In lieve calo la domanda, con un rapporto di copertura pari a 1,71 contro 1,81 precedente. Resta dunque il momento positivo determinato dall'acquisto di titoli da parte della Bce (che compra solo scadenze superiore a due anni ma genera un ribasso generalizzato su tutto il comparto obbligazionario). Chiusura in rialzo dell'euro sul dollaro sopra quota 1,09: la moneta unica passa di mano a 1,0941 dollari e a 130,26 yen. Il dollaro cede sulla valuta nipponica a 119,08 yen. Lo spread torna ad allargarsi verso 115 punti base, nonostante l'asta del Tesoro, con i Btp italiani che rendono l'1,35%.
A Milano, Piazza Affari chiude in positivo (+0,37%) dopo i cali della mattinata, a un passo da quota 23mila punti. In positivo anche le altre, con l'eccezione di Londra che cede lo 0,58%. Francoforte guadagna lo 0,21% e Parigi lo 0,55%. Sotto i riflettori sul listino italiano Rai Way dopo la decisione della Consob di sospendere l'Opa lanciata da Ei Towers (società controllata da Mediaset) in attesa di maggiori dettagli. Acquisti su Fincantieri, che ha concluso un accordo con la Carnival per la costruzione di cinque navi.
Wall Street Wall Street chiude in rialzo. Il Dow Jones ha guadagnato lo 0,18%, il Nasdaq lo 0,57% e l'indice S&P500 lo 0,23%. Si attesta a 93 punti l'indice della fiducia dei consumatori Usa misurata dall'Università del Michigan e relativa a fine marzo. Il dato rappresenta un calo rispetto alla lettura di febbraio, rivista a 95,4 da 91,2 punti, ma è migliore delle previsioni degli analisti che si attendevano 92 punti.
La Borsa di Tokyo cede nella seconda parte della seduta e termina gli scambi a -0,95%, con i dati su inflazione, salari e spesa delle famiglie di febbraio che, in modo diverso, alimentano l'ipotesi che la BoJ possa varare altre mosse monetarie per la crescita e per battere la deflazione. L'indice Nikkei cede 185,49 punti, a 19.285,63. L'inflazione core, senza i prezzi alimentari, si attesta al 2%, sotto il 2,2% di gennaio. Al netto dell'impatto del rialzo della tassa sui consumi di aprile 2014, l'inflazione resta piatta. La disoccupazione a febbraio è scesa al 3,5%.
Tornano a scendere le quotazioni del petrolio in chiusura di settimana dopo la volata dei giorni scorsi. Il Wti con scadenza a maggio cede terreno in area 50 dollari al barile, alla chiusura dei mercati Ue, mentre il Brent scivola sotto 58 dollari. A determinare l'altalena dei prezzi da un lato la crisi in Yemen dall'altro l'andamento delle scorte in Usa. In ribasso l'oro dopo i rialzi della vigilia: il lingotto con consegna immediata perde lo 0,3% e viene scambiato a 1.200 dollari l'oncia.
Gli investitori guardano alla Grecia, in attesa che lunedì il governo di Atene presenti la lista delle riforme concordate con Bruxelles in cambio della nuova tranche di aiuti, ma anche alle crescenti tensioni geopolitiche: l'intervento dell'Arabia Saudita in Yemen potrebbe aumentare l'instabilità dell'area e aumentare l'incertezza sulle quotazioni del petrolio. Il greggio è tornato stabilmente oltre quota 50 punti: se salisse ancora verrebbe a mancare quella spinta alla ripresa economica su cui fanno affidamento la Federal Reserve e la Bce. Gli analisti sono convinti che, senza una rapida soluzione in medio oriente, la Fed potrebbe rinviare il rialzo dei tassi.
In Europa si guarda alla pioggia di dati macroeconomici in agenda. L'Istat traccia il calo di fatturato e ordini all'industria, nel giorno in cui arriva il monito del governatore Ignazio Visco sull'arretratezza economica in Italia: "Ci sono gli stessi problemi di 30 anni fa". In Francia, intanto, la fiducia dei consumatori è salita al massimo da 4 anni e mezzo a marzo. L'indice, calcolato dall'Insee, è passato da 92 a 93 punti, in linea con le attese e al top dal novembre 2010.
Grande successo per l'asta di Bot a sei mesi del Tesoro: ha collocato tutti i 7 miliardi di euro di titoli con tassi in discesa al nuovo minimo storico dello 0,04% (da 0,09% dell'asta di febbraio). In lieve calo la domanda, con un rapporto di copertura pari a 1,71 contro 1,81 precedente. Resta dunque il momento positivo determinato dall'acquisto di titoli da parte della Bce (che compra solo scadenze superiore a due anni ma genera un ribasso generalizzato su tutto il comparto obbligazionario). Chiusura in rialzo dell'euro sul dollaro sopra quota 1,09: la moneta unica passa di mano a 1,0941 dollari e a 130,26 yen. Il dollaro cede sulla valuta nipponica a 119,08 yen. Lo spread torna ad allargarsi verso 115 punti base, nonostante l'asta del Tesoro, con i Btp italiani che rendono l'1,35%.
A Milano, Piazza Affari chiude in positivo (+0,37%) dopo i cali della mattinata, a un passo da quota 23mila punti. In positivo anche le altre, con l'eccezione di Londra che cede lo 0,58%. Francoforte guadagna lo 0,21% e Parigi lo 0,55%. Sotto i riflettori sul listino italiano Rai Way dopo la decisione della Consob di sospendere l'Opa lanciata da Ei Towers (società controllata da Mediaset) in attesa di maggiori dettagli. Acquisti su Fincantieri, che ha concluso un accordo con la Carnival per la costruzione di cinque navi.
Wall Street Wall Street chiude in rialzo. Il Dow Jones ha guadagnato lo 0,18%, il Nasdaq lo 0,57% e l'indice S&P500 lo 0,23%. Si attesta a 93 punti l'indice della fiducia dei consumatori Usa misurata dall'Università del Michigan e relativa a fine marzo. Il dato rappresenta un calo rispetto alla lettura di febbraio, rivista a 95,4 da 91,2 punti, ma è migliore delle previsioni degli analisti che si attendevano 92 punti.
La Borsa di Tokyo cede nella seconda parte della seduta e termina gli scambi a -0,95%, con i dati su inflazione, salari e spesa delle famiglie di febbraio che, in modo diverso, alimentano l'ipotesi che la BoJ possa varare altre mosse monetarie per la crescita e per battere la deflazione. L'indice Nikkei cede 185,49 punti, a 19.285,63. L'inflazione core, senza i prezzi alimentari, si attesta al 2%, sotto il 2,2% di gennaio. Al netto dell'impatto del rialzo della tassa sui consumi di aprile 2014, l'inflazione resta piatta. La disoccupazione a febbraio è scesa al 3,5%.
Tornano a scendere le quotazioni del petrolio in chiusura di settimana dopo la volata dei giorni scorsi. Il Wti con scadenza a maggio cede terreno in area 50 dollari al barile, alla chiusura dei mercati Ue, mentre il Brent scivola sotto 58 dollari. A determinare l'altalena dei prezzi da un lato la crisi in Yemen dall'altro l'andamento delle scorte in Usa. In ribasso l'oro dopo i rialzi della vigilia: il lingotto con consegna immediata perde lo 0,3% e viene scambiato a 1.200 dollari l'oncia.