MILANO - I listini europei aprono la settimana in rialzo dopo una delle peggiori ottave del 2015, incoraggiati anche dalla politica di stimoli intrapresa dalla Banca centrale della Cina, che ha effettuato il maggior taglio del tasso di riserva obbligatoria delle banche dall'inizio della crisi economica. L'attenzione dell'Europa, in una giornata scarica dal punto di vista dei dati macroeconomici, si concentra sull'avanzare delle trattative tra Bruxelles e Atene. C'è una tabella di marcia serrata, ben presente nelle cancellerie, per arrivare a siglare un accordo a maggio: sarebbe fondamentale per liberare i 7,2 miliardi di euro di prestiti internazionali verso la Grecia, che in cambio dovrà fare le riforme ma eviterebbe così il probabile default legato alla necessità di rimborsare quasi un miliardo al Fmi. Il 22 aprile si terrà una conferenza telefonica tra i ministri delle Finanze dell'Eurozona, che si vedranno di persona nell'incontro di Riga del 24 aprile. Il vicepresidente della Commissione Ue, Valdis Dombrovskis, si aspetta che in quella occasione si gettino le basi per arrivare all'intesa nei primi giorni del mese prossimo. Intanto Atene usa le misure d'emergenza e accentra la liquidità degli enti pubblici presso la Banca centrale.
A livello macro i mercati guardano ai dati sui prezzi alla produzione in Germania: sono cresciuti a marzo dello 0,1%, sotto le attese. A livello tendenziale si registra un calo dell'1,7% annuo: il consensus che si aspettava un +0,2% mensile e un -1,6% annuo. Di nuovo in calo a febbraio la produzione nel settore delle costruzioni nella zona euro: -1,8% dopo il recupero dell'1,6% a gennaio. L'Ocse rileva che il Il tasso di occupazione nell'area è cresciuto di 0,2 punti percentuali al 65,9% nel quarto trimestre del 2014, rispetto al periodo precedente. Negli Stati Uniti, l'indice sull'attività economica dell'area di Chicago è sceso a -0,42 punti in marzo dai -0,18 di febbraio.
Milano torna ad ampliare il rimbalzo con l'operatività Usa e chiude in rialzo dell'1,25%. Londra sale dello 0,82%, Parigi dello 0,86%, mentre Francoforte si rafforza fino al +1,74%. Cede terreno, a Piazza Affari, Rai Way dopo che Ei Towers ha ritirato la sua offerta per conquistare la società delle antenne della Tv pubblica. Recuperano le banche, vittime delle maggiori vendite venerdì scorso con l'allargarsi dello spread.
Anche Wall Street, reduce da un venerdì di vendite in scia alle tensioni per la Grecia, avanza con il segno positivo: alla chiusura dei mercati europei il Dow Jones sale dell'1,3% sopra 18mila punti, lo S&P500 e il Nasdaq avanzano dell'1,1%. La stagione di trimestrali Usa prosegue con Morgan Stanley, che in scia alle 'colleghe' della finanza batte le attese.
L'euro s'indebolisce sul biglietto verde ma chiude sopra quota 1,07 dollari: la moneta europea passa di mano a 1,0753 dollari. In lieve aumento la pressione sullo spread tra il Bund tedesco e il Btp decennale dopo la corsa di venerdì scorso: il differenziale sale in area 140 punti base con il rendimento del titolo italiano che scende all'1,48%. Continua invece il fuggi-fuggi dal debito greco, che non sfrutta l'ombrello aperto dalla Bce con il Quantitative easing: i bond in scadenza nel 2017 arrivano a rendere il 27%.
Come accennato, nel fine settimana le autorità cinesi hanno abbassato le riserve obbligatorie delle banche di 100 punti base per favorire la liquidità nel sistema, mettendo in campo l'intervento più robusto dal 2008: secondo gli analisti di Goldman Sachs, la decisione potrebbe liberare risorse per 193 miliardi di dollari di nuovi prestiti. La decisione era attesa dal mercato, ma l'entità è stata superiore alle aspettative degli operatori. La notizia non ha trascinato la Borsa di Tokyo, debole in scia a Wall Street: stamane, al termine degli scambi, l'indice Nikkei dei titoli guida ha perso lo 0,09% dopo una seduta intorno alla pari. Il più ampio indice Topix è arretrato dello 0,38%. La seduta è stata mediamente attiva con 2,08 miliardi di azioni scambiate sul mercato primario. Da notare, sempre in Giappone, che il settore del terziario è cresciuto dello 0,3% a febbraio. I dati ministeriali sono migliori alle attese degli economisti per un calo dello 0,7%, dopo la crescita dell'1,4% registrata a gennaio. Seduta in calo anche per i mercati cinesi, con Shanghai in ribasso dell'1,48%, accanto ad Hong Kong giù del 2,11%; le autorità hanno anche aumentato il quantitativo dei titoli a disposizione delle vendite allo scoperto.
L'ipotesi di liquidità aggiuntiva in Cina si sente sul mercato delle materie prime, dove domina la volatilità. Il petrolio, a New York, guadagna il 2% alla chiusura dei mercati Ue verso 57 dollari al barile. Discorso diverso per l'oro, che scivola dell'1% circa in area 1.192 dollari l'oncia.
A livello macro i mercati guardano ai dati sui prezzi alla produzione in Germania: sono cresciuti a marzo dello 0,1%, sotto le attese. A livello tendenziale si registra un calo dell'1,7% annuo: il consensus che si aspettava un +0,2% mensile e un -1,6% annuo. Di nuovo in calo a febbraio la produzione nel settore delle costruzioni nella zona euro: -1,8% dopo il recupero dell'1,6% a gennaio. L'Ocse rileva che il Il tasso di occupazione nell'area è cresciuto di 0,2 punti percentuali al 65,9% nel quarto trimestre del 2014, rispetto al periodo precedente. Negli Stati Uniti, l'indice sull'attività economica dell'area di Chicago è sceso a -0,42 punti in marzo dai -0,18 di febbraio.
Milano torna ad ampliare il rimbalzo con l'operatività Usa e chiude in rialzo dell'1,25%. Londra sale dello 0,82%, Parigi dello 0,86%, mentre Francoforte si rafforza fino al +1,74%. Cede terreno, a Piazza Affari, Rai Way dopo che Ei Towers ha ritirato la sua offerta per conquistare la società delle antenne della Tv pubblica. Recuperano le banche, vittime delle maggiori vendite venerdì scorso con l'allargarsi dello spread.
Anche Wall Street, reduce da un venerdì di vendite in scia alle tensioni per la Grecia, avanza con il segno positivo: alla chiusura dei mercati europei il Dow Jones sale dell'1,3% sopra 18mila punti, lo S&P500 e il Nasdaq avanzano dell'1,1%. La stagione di trimestrali Usa prosegue con Morgan Stanley, che in scia alle 'colleghe' della finanza batte le attese.
L'euro s'indebolisce sul biglietto verde ma chiude sopra quota 1,07 dollari: la moneta europea passa di mano a 1,0753 dollari. In lieve aumento la pressione sullo spread tra il Bund tedesco e il Btp decennale dopo la corsa di venerdì scorso: il differenziale sale in area 140 punti base con il rendimento del titolo italiano che scende all'1,48%. Continua invece il fuggi-fuggi dal debito greco, che non sfrutta l'ombrello aperto dalla Bce con il Quantitative easing: i bond in scadenza nel 2017 arrivano a rendere il 27%.
Come accennato, nel fine settimana le autorità cinesi hanno abbassato le riserve obbligatorie delle banche di 100 punti base per favorire la liquidità nel sistema, mettendo in campo l'intervento più robusto dal 2008: secondo gli analisti di Goldman Sachs, la decisione potrebbe liberare risorse per 193 miliardi di dollari di nuovi prestiti. La decisione era attesa dal mercato, ma l'entità è stata superiore alle aspettative degli operatori. La notizia non ha trascinato la Borsa di Tokyo, debole in scia a Wall Street: stamane, al termine degli scambi, l'indice Nikkei dei titoli guida ha perso lo 0,09% dopo una seduta intorno alla pari. Il più ampio indice Topix è arretrato dello 0,38%. La seduta è stata mediamente attiva con 2,08 miliardi di azioni scambiate sul mercato primario. Da notare, sempre in Giappone, che il settore del terziario è cresciuto dello 0,3% a febbraio. I dati ministeriali sono migliori alle attese degli economisti per un calo dello 0,7%, dopo la crescita dell'1,4% registrata a gennaio. Seduta in calo anche per i mercati cinesi, con Shanghai in ribasso dell'1,48%, accanto ad Hong Kong giù del 2,11%; le autorità hanno anche aumentato il quantitativo dei titoli a disposizione delle vendite allo scoperto.
L'ipotesi di liquidità aggiuntiva in Cina si sente sul mercato delle materie prime, dove domina la volatilità. Il petrolio, a New York, guadagna il 2% alla chiusura dei mercati Ue verso 57 dollari al barile. Discorso diverso per l'oro, che scivola dell'1% circa in area 1.192 dollari l'oncia.