Economia

Le Borse chiudono in rosso dopo la fumata nera tra Atene e la Ue

Tsipras, Juncker e Dijsselbloem si sono incontrati in un clima "positivo": l'accordo pare più vicino, ma la situazione non si è ancora sbloccata. Milano chiude in calo dell'1,15%, continua il calo dei titoli di Stato: quelli tedeschi sono reduci dalla peggior due giorni dall'avvio della moneta unica: il rendimento dei Btp decennali al 2,2%, lo spread stabile in area 130 punti. Borse asiatiche negative, Tokyo tiene la parità

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MILANO - L'ennesima manifestazione di ottimismo di Alexis Tsipras dopo l'incontro con il presidente della Commissione Ue, Jean Claude Juncker, non basta a sollevare l'umore dei mercati, che si muovono incerti ma recuperano rispetto ai netti cali  della mattinata.

Nella serata di mercoledì il leader greco ha incontrato il numero uno di Bruxelles, ma il faccia a faccia non ha portato allo sblocco del piano che Atene e il Brussels Group, la ex Troika, stanno cercando di concordare: il premier ellenico ha rifiutato di fare del piano proposto dai creditori l'agenda di riforme che dovrebbe sbloccare i 7,2 miliardi di aiuti internazionali. "La proposta concreta sul tavolo è quella greca", ha detto Tsipras ai cronisti nella capitale belga: "Non possiamo fare gli errori del passato", ha aggiunto ricordando che il piano deve evitare tagli alla spesa e aumenti di tasse che soffocherebbero la popolazione. "Il lavoro intenso continuerà", ha replicato la Commissione, "dopo aver fatto progressi nel riconoscere le posizioni reciproche sulla base di diverse proposte".

Insomma, nonostante domani scada una tranche da 305 milioni con il Fmi che Atene deve rimborsare (Tsipras ha detto che lo farà puntualmente e il ministro delle Finanze, Yanis Varoufakis, oggi ha ribadito il concetto), la situazione ancora non si sblocca. Dal tavolo delle trattative di ieri sera, al quale era seduto anche il presidente dell'Eurogruppo, Jeroen Dijsselbloem, pare sia stata indicata una nuova data limite nel 14 giugno; nel frattempo, Tsipras vuole eliminare dall'agenda l'ipotesi di tagliare le pensioni per i redditi più bassi e alzare l'Iva per l'elettricità di dieci punti, richieste avanzate da Bruxelles. Di positivo, c'è l'accordo sui target di bilancio più morbidi in termini di surplus primario (1% del Pil nel 2015) e il fatto che indubbiamente il clima - anche nella cancelleria tedesca - sia più possibilista sulla volontà di chiudere veramente la partita. Per Tsipras, resta il problema di un fronte interno particolarmente effervescente, con la parte radicale del partito che boccia in toto le proposte di Juncker.

In attesa di sviluppi sull'asse Atene-Bruxelles, Milano conferma la sofferenza della mattinata e chiude in calo dell'1,15%, in linea con le altre Borse europee: Parigi perde lo 0,93%, Francoforte lo 0,69% e Londra l'1,31%. Anche Atene, ieri in rally, oggi torna in ribasso (-1,4%), ma migliora. A Piazza Affari, pesante Saipem sulle ipotesi di aumento di capitale, mentre Pirelli viaggia in controtendenza: su Repubblica si legge che diversi hedge fund scommettono u un possibile rincaro dell'Opa che porterà la Bicocca a ChemChina. Sotto i riflettori anche Carige che ha incassato il via libera della Consob al prospetto per l'aumento di capitale. Andamento debole per Wall Street: alla chiusura dei mercati europei il Dow Jones cede lo 0,7%, lo S&P500 e il Nasdaq arretrano dello 0,5%.

I mercati obbligazionari continuano invece la fase di correzione; lo spread fra Btp e Bund decennali è sì in calo sotto 130 punti base, ma il rendimento espresso da entrambi titoli è in aumento. Per i Btp, infatti, si raggiunge il 2,2% che mancava dal novembre dello scorso anno, poi ritraccia a 2,1%. Continua anche il calo dei titoli tedeschi (e quindi la risalita dei loro rendimenti), dopo la peggior due giorni della storia della moneta unica: i bond sovrani fanno le spese della ripresa dell'inflazione Ue, annunciata da Eurostat e confermata dalla Bce. Lo stesso Mario Draghi ha detto chiaramente di aspettarsi un periodo di volatilità, vista la situazione particolare dei mercati generata dall'azione del Quantitative easing. L'euro chiude in lieve rialzo a 1,1271 dollari e si allontana dal picco di seduta di 1,1379 dollari per via dei positivi dati sulle richieste di sussidi di disoccupazione in Usa, che premiano il biglietto verde (le valute). Come ampiamente atteso, anche la Banca d'Inghilterra ha confermato i tassi di interesse sulla sterlina, fermi al minimo storico dello 0,50% dal marzo del 2009.

L'agenda macro, dopo la raffica di dati di ieri, è piuttosto scarica. In Francia la disoccupazione è scesa nel primo trimestre al 10%; a fine 2014 il tasso di disoccupazione era stato pari al 10,1% (dato rivisto), il più alto livello dal 1997. Negli Usa, viene rivista a -3,1% - peggio delle attese - la produttività del primo trimestre, mentre le richieste di sussidi per la disoccupazione fanno meglio delle previsioni con un calo di 8mila unità a quota 276mila.

Seduta nervosa per le Borse di Asia e Pacifico, penalizzate dal calo delle materie prime, dall'oro al rame. A parte Tokyo (+0,07% dopo due sedute negative) e Seul (+0,47%), ha prevalso il segno meno. Shanghai ha vissuto una giornata sulle montagne russe: è arrivata a cedere il 5%, salvo poi recuperare e chiudere poco sopra la pari nel mezzo dei timori per una bolla tecnologica.

Per le materie prime, in calo le quotazioni dell'oro in Asia. Il metallo con consegna immediata scende dell'1,1% a 1183 dollari l'oncia. Gli investitori attendono la diffusione, domani, dei dati sul mercato del lavoro Usa che influiranno anche sulle prossime scelte della Fed. Prezzi del petrolio stabili, con il Brent a -0,11% a 63,73 dollari al barile, e il Wti a +0,03% a 59,66 dollari al barile.