ROMA - Sopravvivere senza cash a Roma si può. Anzi no. Anzi forse. Dipende. Se il vostro problema è il traffico avete un problema. Se siete utenti dei mezzi pubblici l'Atac ve ne ha appena risolto uno, chiedendo in cambio che diventiate smart col vostro phone. L'anno scorso il nostro viaggio era cominciato con lo smacco di non poter pagare la metro se non con le monetine, quest'anno la situazione è ribaltata.
Il terzo #NoCashTrip.
La capitale è tra le prime città in Italia ad aver risolto il conflitto tra biglietto virtuale e tornelli. La soluzione l'ha fornita MyCicero, una app collegata al borsellino elettronico Bemoov che la mette anche in rete con app simili in altre città italiane. Grazie ad essa lo smartphone genera un QRcode che si passa sul lettore ottico di un varco apposito in ogni stazione e il gioco è fatto.
L'equipaggio che gira in auto nel frattempo, ha un impatto traumatico con il traffico romano. Vicino alla stazione Termini, in via Parigi, c'è uno di quei grandi parcheggi privati che risolvono la vita a chi lavora in zona ma la sola parola "Pos" fa drizzare i peli al guardiano; marcia indietro. Ci rimmettiamo nel traffico e decidiamo di provare come se la cava con la parte pubblica: parcheggiamo nelle strisce blu. Le colonnine hanno la fessura per pagare con carta ma scopriamo che ormai da anni non si può più usare il bancomat. "Era basato su FastPay, una tecnologia obsoleta - spiega l'Atac che gestisce le strisce blu - ora abbiamo messo attivato MyCicero anche per la sosta ma anche tante altre app. Abbiamo anche la possibilità di pagare la sosta con una telefonata". Unico problema: chi arriva senza sapere niente non trova informazioni sul posto. Ci dicono che gli utenti nocash sono in crescita ma è difficile calcolare quale quota del fatturato Atac per i parcheggi o metro derivi da app e altri pagamenti elettronici. Almeno in questo, però, il settore pubblico è nettamente più avanti, molto più nocash, rispetto ai privati.
I quali non danno una ottima prova di sé anche in altri servizi.
Al primo bar dove ci fermiamo per un caffè la proprietaria prima dice di non avere il pos. Le obiettiamo che la legge le impone di averlo e allora cambia versione: "E' rotto". I tassisti che, seppure in guerra con Uber hanno imparato la lezione programmando di dotarsi tutti di pos, spesso sbuffano se si tira fuori una carta. Una nostra lettrice ci riferisce che per una corsa di otto euro è nata una discussione imbarazzante: "Manco a New York, signora!"
Oggi abbiamo anche testato i buoni pasto elettronici TicketRestaurant Smart perché proprio ieri è cambiato il loro regime fiscale. L'importo defiscalizzato per le aziende è più alto (7 euro contro i precedenti 5,29) ma solo se abbandonano i vecchi tagliandi di carta e si dotano di ticket elettronici. Si calcola che questa "rivoluzione digitale" possa portare ai lavoratori un vantaggio che può arrivare fino a 400 euro netti l'anno. La diffusione dei pos abilitati è buona: i ristoranti più grandi li accettano tutti, quelli più piccoli si stanno attrezzando. Tra altre prove e avventure la prima giornata si chiude qui. Domani mattina l'equipaggio si sdoppia partiremo per Bari e Cagliari.
Il terzo #NoCashTrip.
La capitale è tra le prime città in Italia ad aver risolto il conflitto tra biglietto virtuale e tornelli. La soluzione l'ha fornita MyCicero, una app collegata al borsellino elettronico Bemoov che la mette anche in rete con app simili in altre città italiane. Grazie ad essa lo smartphone genera un QRcode che si passa sul lettore ottico di un varco apposito in ogni stazione e il gioco è fatto.
L'equipaggio che gira in auto nel frattempo, ha un impatto traumatico con il traffico romano. Vicino alla stazione Termini, in via Parigi, c'è uno di quei grandi parcheggi privati che risolvono la vita a chi lavora in zona ma la sola parola "Pos" fa drizzare i peli al guardiano; marcia indietro. Ci rimmettiamo nel traffico e decidiamo di provare come se la cava con la parte pubblica: parcheggiamo nelle strisce blu. Le colonnine hanno la fessura per pagare con carta ma scopriamo che ormai da anni non si può più usare il bancomat. "Era basato su FastPay, una tecnologia obsoleta - spiega l'Atac che gestisce le strisce blu - ora abbiamo messo attivato MyCicero anche per la sosta ma anche tante altre app. Abbiamo anche la possibilità di pagare la sosta con una telefonata". Unico problema: chi arriva senza sapere niente non trova informazioni sul posto. Ci dicono che gli utenti nocash sono in crescita ma è difficile calcolare quale quota del fatturato Atac per i parcheggi o metro derivi da app e altri pagamenti elettronici. Almeno in questo, però, il settore pubblico è nettamente più avanti, molto più nocash, rispetto ai privati.
I quali non danno una ottima prova di sé anche in altri servizi.
Al primo bar dove ci fermiamo per un caffè la proprietaria prima dice di non avere il pos. Le obiettiamo che la legge le impone di averlo e allora cambia versione: "E' rotto". I tassisti che, seppure in guerra con Uber hanno imparato la lezione programmando di dotarsi tutti di pos, spesso sbuffano se si tira fuori una carta. Una nostra lettrice ci riferisce che per una corsa di otto euro è nata una discussione imbarazzante: "Manco a New York, signora!"
Oggi abbiamo anche testato i buoni pasto elettronici TicketRestaurant Smart perché proprio ieri è cambiato il loro regime fiscale. L'importo defiscalizzato per le aziende è più alto (7 euro contro i precedenti 5,29) ma solo se abbandonano i vecchi tagliandi di carta e si dotano di ticket elettronici. Si calcola che questa "rivoluzione digitale" possa portare ai lavoratori un vantaggio che può arrivare fino a 400 euro netti l'anno. La diffusione dei pos abilitati è buona: i ristoranti più grandi li accettano tutti, quelli più piccoli si stanno attrezzando. Tra altre prove e avventure la prima giornata si chiude qui. Domani mattina l'equipaggio si sdoppia partiremo per Bari e Cagliari.