Economia

Correzione sui listini: vendite dall'Asia a Wall Street

Tokyo interrompe la serie positiva di sei sedute, anche il Nasdaq ritraccia dopo aver aggiornato per tre giorni i record storici. Pesano le trimestrali Usa e le prese di profitto. Spread stabile, la Grecia non fa più paura e S&P alza il rating. Eurostat: debito/Pil italiano al 135,1%. Milano chiude a -0,13%

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MILANO - Continua la correzione dei mercati azionari iniziata ieri, mentre le materie prime restano su livelli di debolezza. I listini asiatici hanno inaugurato la seduta centrale dell'ottava con significativi ribassi, causati anche dall'andamento negativo di Wall Street, dove il listino tecnologico, reduce dai record storici, è appesantito dalle previsioni degli analisti per Apple (che pure ha rilasciato conti record) e Microsoft. In scia a queste preoccupazioni, la Borsa di Tokyo, dopo sei sedute di fila col segno più, ha chiuso in netto ribasso, penalizzata pure dalla caduta del dollaro. L'indice Nikkei ha chiuso gli scambi in calo dell'1,19% a 20.594 punti, annullando i guadagni della vigilia. Anche le Borse Ue trattano di conseguenza deboli: Milano chiude in ribasso dello 0,13%. Incerte anche le altre: Parigi perde lo 0,47%, Francoforte lo 0,72%, Londra arretra dell'1,5%. Come da attese, Wall Street chiude in rosso con il tracollo della società della Mela: il Dow Jones perde lo 0,39%, il Nasdaq lo 0,70% e lo S&P 500 lo 0,2%.

Lo spread Btp-Bund segna un lieve rialzo nella giornata in cui Atene deve approvare il secondo pacchetto di riforme, per sbloccare il terzo piano di salvataggio da 86 miliardi. Intanto la Grecia incassa la nuova fiducia della Bce, che alza di nuovo la liquidità a disposizione delle banche elleniche. La questione ateniese fa molto meno paura, almeno per il momento: ieri S&P ha alzato il rating di lungo termine a CCC+ da CCC- con outlook stabile. Il differenziale di rendimento tra i titoli di Stato decennali italiani e tedeschi si attesta in area 120 punti base dai 118 registrati ieri in chiusura. Il rendimento del Btp decennale è all'1,98%.

L'agenda macroeconomica è ricca per l'Italia: dati contrastanti dall'industria, con il fatturato di maggio che torna a salire (+1,2%), ma gli ordini calano (-2,5%). Freddo il maggio del commercio, con le vendite al dettaglio in calo su aprile dello 0,1%. Eurostat ha censito una crescita del rapporto debito/Pil nell'area della moneta unica: 92,9% nel primo trimestre 2015, con l'Italia che sale al 135,1% alle spalle della sola Grecia. L'indice di fiducia delle imprese industriali in Francia è salito a 102 nel mese di luglio, dai 100 del mese precedente e poco sopra le attese. A maggio, l'attività industriale in Giappone ha rallentato dello 0,5% mensile, frenata brusca rispetto al +0,1% di aprile. Le richieste di mutui negli Stati Uniti sono aumentate dello 0,1% nel corso dell'ultima settimana, le vendite di case esistenti a giugno hanno raggiunto quota 5,49 milioni di unità al top dal febbraio 2007. Il cambio tra euro e dollaro è stabile, con la moneta del Vecchio continente che scambia a 1,09 biglietti verdi (le valute).

Per le materie prime, il petrolio tratta ancora in calo. Nella settimana conclusa il 17 luglio le scorte di petrolio negli Stati Uniti sono salite di 2,468 milioni di unità a 463,885 milioni, mentre gli analisti attendevano un calo di 1,6 milioni di barili, dopo la discesa di 4,35 milioni di unità precedente. Il petrolio si mantiene così in ribasso al Nymex oscillando sulla soglia dei 50 dollari al barile: il greggio è calato ieri sotto tale quota per la prima volta da aprile. I future del Wti con scadenza ad agosto, quando in Europa terminano gli scambi, segnano un ribasso dell'1% circa. Rosso anche per l'oro, che si porta sotto quota 1.090 dollari l'oncia, di nuovo vicino ai minimi da cinque anni.