MILANO - Il sospiro di sollievo degli investitori, alla decisione della Federal Reserve di lasciare invariato nella banda d'oscillazione 0-0,25% il costo del denaro, è durato fino alla campanella d'apertura delle contrattazioni. In Europa pesa il rafforzamento dell'euro che minaccia l'export e rende più complicato il consolidamento della ripresa per paesi come l'Italia dove la domanda interna ancora stenta: la moneta unica chiude a 1,1382 dollari, ma durante la giornata è arrivata fino a 1,1459. A livello più generale gli addetti ai lavori si sono concentrati sulle parole del presidente della Fed, Janet Yellen: "La ripresa ha progredito a sufficienza, ci sono ragioni per alzare i tassi ora e ne abbiamo discusso ma alla luce delle incertezze estere e dell'inflazione più bassa, abbiamo deciso di aspettare. La preoccupazione per la Cina e i mercati emergenti ha portato volatilità sui mercati e, date le significative interconnessioni tra gli Usa e il resto del mondo, la situazione va osservata con attenzione". A questo si aggiunge la debolezza dell'inflazione che raggiungerà il 2% solo nel "medio periodo".
Milano chiude pesante con un rosso del 2,65%, Londra cede l'1,34%, Francoforte perde il 3,06% e Parigi il 2,56%. In forte calo, a Piazza Affari, il settore del lusso e il comparto industriale che scontano il rafforzamento dell'euro a 1,1407 dollari (1,1306 ieri in chiusura). Lo spread si restringe sotto quota 110 punti, mentre il rendimento dei Btp è in calo all'1,76%. Male anche Wall Street che chiude in netto calo col Dow Jones che perde l'1,75% a 16.382,11 punti e il Nasdaq l'1,36% a 4.827,23 punti. Male anche l'indice S&P500 che cede l'1,61% a 1.958,13 punti. Gli addetti ai lavori tornano quindi a interrogarsi su quando inizierà la stretta monetaria iniziata il 18 settembre 2007. E sebbene la Fed abbia ribadito che la politica monetaria resterà accomodante ancora a lungo dopo il primo rialzo dei tassi, le scommesse su quando avverrà proseguono.
Secondo i future sui Fed funds le probabilità di una stretta il mese prossimo sono pari al 25% contro il 37% precedente all'annuncio di ieri e il 50% di un mese fa. Le chance per un rialzo a dicembre, invece, sono scese al 54% dal 62% e dal 73% rispettivamente. Tuttavia, la maggioranza dei governatori Usa si aspetta l'avvio della normalizzazione della politica monetaria entro la fine dell'anno, anche se gli analisti non escludono un rinvio al 2016.
In mattinata aveva chiuso in netto calo la Borsa di Tokyo che ha pagato - come Milano - l'indebolimento del dollaro rispetto allo yen: l'indice Nikkei ha lasciato sul terreno l'1,96%, concludendo le contrattazioni a quota 18.070,21 punti. Nell'intera settimana l'indice ha ceduto l'1,06 per cento.
Sul fronte delle materie prime, le quotazioni dell'oro volano dopo la decisione fino a 1.137 dollari l'oncia, in recupero di quasi due punti percentuali. Il prezzo del petrolio si presenta in calo a New York in linea con l'andamento dei mercati azionari. Il light crude Wti scivola a 46 dollari al barile, il Brent di Londra perde un punto percentuale in area 48,5 dollari al barile.
Milano chiude pesante con un rosso del 2,65%, Londra cede l'1,34%, Francoforte perde il 3,06% e Parigi il 2,56%. In forte calo, a Piazza Affari, il settore del lusso e il comparto industriale che scontano il rafforzamento dell'euro a 1,1407 dollari (1,1306 ieri in chiusura). Lo spread si restringe sotto quota 110 punti, mentre il rendimento dei Btp è in calo all'1,76%. Male anche Wall Street che chiude in netto calo col Dow Jones che perde l'1,75% a 16.382,11 punti e il Nasdaq l'1,36% a 4.827,23 punti. Male anche l'indice S&P500 che cede l'1,61% a 1.958,13 punti. Gli addetti ai lavori tornano quindi a interrogarsi su quando inizierà la stretta monetaria iniziata il 18 settembre 2007. E sebbene la Fed abbia ribadito che la politica monetaria resterà accomodante ancora a lungo dopo il primo rialzo dei tassi, le scommesse su quando avverrà proseguono.
Secondo i future sui Fed funds le probabilità di una stretta il mese prossimo sono pari al 25% contro il 37% precedente all'annuncio di ieri e il 50% di un mese fa. Le chance per un rialzo a dicembre, invece, sono scese al 54% dal 62% e dal 73% rispettivamente. Tuttavia, la maggioranza dei governatori Usa si aspetta l'avvio della normalizzazione della politica monetaria entro la fine dell'anno, anche se gli analisti non escludono un rinvio al 2016.
In mattinata aveva chiuso in netto calo la Borsa di Tokyo che ha pagato - come Milano - l'indebolimento del dollaro rispetto allo yen: l'indice Nikkei ha lasciato sul terreno l'1,96%, concludendo le contrattazioni a quota 18.070,21 punti. Nell'intera settimana l'indice ha ceduto l'1,06 per cento.
Sul fronte delle materie prime, le quotazioni dell'oro volano dopo la decisione fino a 1.137 dollari l'oncia, in recupero di quasi due punti percentuali. Il prezzo del petrolio si presenta in calo a New York in linea con l'andamento dei mercati azionari. Il light crude Wti scivola a 46 dollari al barile, il Brent di Londra perde un punto percentuale in area 48,5 dollari al barile.